Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 5 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Luca Massaro chiede un parere su un recente articolo di Desmond Morris a proposito del tradimento maschile.
Il titolo dell’articolo è «Io perdono Tiger Wood» (in prima pagina) e «Il richiamo della foresta. Ecco perché i maschi sono destinati a tradire» (nelle pagine interne).

Secondo Morris l’uomo è naturalmente portato all’infedeltà perché questa era evolutivamente necessaria, almeno a piccole dosi; così troviamo scritta nei nostri geni la propensione al tradimento anche adesso che (pare di capire) sarebbe più utile la fedeltà.

Un ragionamento decisamente semplicistico. Troppo semplicistico, anche per un articolo di giornale.

Prima semplificazione: Desmond Morris sembra assumere che qualsiasi caratteristica dell’essere umano sia il frutto di una selezione diretta. La selezione naturale potrebbe aver “scelto”, per questioni biochimiche e non comportamentali, degli ormoni che hanno unicamente come effetto collaterale il determinare una certa propensione al tradimento; oppure potrebbe anche non aver scelto assolutamente nulla: all’interno di una variegata popolazione sono sopravvissuti, per caso, solo gli individui traditori.
Altra semplificazione del ragionamento di Morris: attribuire un valore di adattamento alla prima storiella simpatica che gli viene in mente, senza considerare e valutare le alternative.

Ma la semplificazione più grossa mi sembra essere quella di trascurare gli aspetti culturali.
Leggiamo un passaggio:

Nelle piccole comunità tribali c’erano poche occasioni per dar adito a problemi di grossa portata, ma nelle odierne società urbane tutto ciò è naturalmente diverso, e assistiamo a un numero incalcolabile di divorzi.

Tralasciando il fatto che mi sembra più facile nascondere un tradimento in una grande città piuttosto che in un piccolo paese, il numero incalcolabile di divorzi è un fenomeno recente: direi meno di un secolo. O nel XIX secolo gli agglomerati urbani non esistevano, oppure Morris, nel passare dal tradimento evolutivamente determinato al divorzio, si è dimenticato qualcosa. E questo qualcosa sono, appunto, gli aspetti culturali.
Nello stupido grafico1 sull’adulterio nel mondo che Repubblica ha inserito insieme all’articolo di Morris, si vedono notevoli differenze tra i vari paesi: in Brasile il 12% dei maschi è traditore mentre in Australia solo il 2,5; però le donne australiane si concedono una relazione extraconiugale nel 1,8% dei casi, contro lo 0,8% delle donne brasiliane. O la popolazione brasiliana si è separata da quella australiana qualche centinaio di migliaia di anni fa (e occorre riscrivere i libri di storia), oppure la propensione al tradimento non ha esclusivamente basi genetiche.

Nonostante le semplificazione, la tesi di fondo mi sembra essere corretta: alcuni aspetti della psicologia umana sembrano essere biologicamente ed evolutivamente determinati. Per tornare al grafico di Repubblica, sembra che in tutte le culture gli uomini tradiscano più delle donne, il che farebbe pensare a una base biologica.2
Tutto questo ci autorizza, oppure ci obbliga, a perdonare Tiger Wood?3
Secondo me no. Tiger Wood, per quanto determinato dal proprio patrimonio genetico, è comunque tenuto ad assumersi la responsabilità delle sue azioni, e a subirne le conseguenze. È anche questo un comportamento probabilmente iscritto nei nostri geni: ci consideriamo individui responsabili. Forse è la conseguenza, collaterale, di un qualche processo biochimico utile alla sopravvivenza degli esseri umani; forse è un comportamento utile per non dire indispensabile per la vita sociale dell’uomo. In ogni caso è un aspetto irrinunciabile, almeno quanto il tradimento di Tiger Wood.
Come il titolista di Repubblica scrive, senza vergognarsi, il richiamo della foresta, io qui scrivo, vergognandomene un po’, il richiamo del tribunale.

  1. Stupido perché i valori sono rappresentati da superfici circolari, ma il valore è proporzionale al diametro del cerchio: così un numero sembra essere quattro volte più grande di un altro, mentre in realtà è solo il doppio – un errore dovuto all’inesperienza o un sapiente trucco per accentuare la differenza tra maschi e femmine? []
  2. O a un aspetto culturale condiviso, ovviamente, cosa che spiegherebbe come mai negli Stati Uniti la differenza tra i due sessi è molto bassa. []
  3. Ammesso che noi si sia nella posizione di poter perdonare il tradimento in questione: credo che il perdono si giochi unicamente tra traditore e tradito; il fatto che Tiger Wood sia un personaggio pubblico non mi sembra cambi la situazione. []

8 pensieri su “Il richiamo del tribunale: la responsabilità è scritta nei geni

  1. Oltre ad accodarmi alle considerazioni espresse vorrei che mi fosse consentito portare un piccolo contributo, in parte frutto di elaborazione personale.

    Su questi argomenti mi sembra di ricordare che vi siano anche illustri e meno noti scienziati che abbiano preso posizione. A memoria andrei a cercare qualcosa in Geoffrey Miller, ma sono convinto che non sia il solo cui fare riferimento.
    Riguardo la “giustificazione” invece è per me tutto molto più semplice 😎 .
    Cosa c’è di più mio della unica combinazione di geni che mi appartiene? La giustificazione dovrebbe rappresentare il tentativo di uscire da un “errore”, da un “dilemma” cui per “mancanza di elementi” sia uscita la scelta “sbagliata”. Se il mio partner desidera la fedeltà ed io “non ce la ho nel mio DNA” cosa significa giustificarmi… l’unica sua possibilità è cambiare partner, come se il mio “allenatore” vuole un centometrista ed io non posso gareggiare per evidenti limiti fisici… irrimediabili. L’idea della giustificazione per DNA è molto simile a quelle legate al “determinismo” (spesso si parla infatti di determinismo genetico) ma è una semplificazione dualistica rispetto al libero arbitrio…
    … e poi dicono che la religione non produce danni!!!
    Un Sorriso

  2. “il numero incalcolabile di divorzi è un fenomeno recente: direi meno di un secolo.”

    Mi hai fatto ricordare che “Humankind” di Peter Farb (1978) riportava dei dati secondo cui rispetto a 100 anni prima la percentuale di matrimoni “dissolti” in USA era rimasta costante: solo che ai giorni nostri si dissolvono col divorzio, nel XIX secolo cessavano per morte di uno dei coniugi. Insomma, i divorzi in crescita sarebbero una risposta “fisiologica” all’aumentata speranza di vita.

    Mi ero ripromesso di controllare se era davvero così, e se la percentuale è variata significativamente dopo la pubblicazione del libro di Farb (e speculare un po’ in merito), ma poi mi è passato di mente.

  3. E’ vero che in qualche caso alcune sentenze sono state scritte utilizzando (impropriamente) la leva genetica (come giustificazione), però non mi sembrava di scorgere una tale giustificazione nell’articolo di Morris.
    Quando si afferma che l’uomo ha queste caratteristiche comportamentali dovute a fenomeni selezionistici e adattivi non credo si voglia eliminare l’aspetto individuale, considerandoci tutti alla stregua di allupati involucri. Se dico che l’altezza media è 174 cm non significa che siamo tutti alti così.
    Secondo me, all’uscita comportamentale (o motoria) concorrono molti fattori, nessuno dei quali sufficiente a giustificarlo con la moglie, ma pure inaccettabile sarebbe che, in considerazione di questi assunti, si giustificassero tutti i tradimenti, anzi il tradimento maschile in toto.
    Quella fornita è la spiegazione di una disposizione psicofisica, non una giustificazione sociale. Vi invito però a riflettere su vostre esperienze personali e osservare in quanti casi non avete ceduto a ‘disposizioni psicofisiche’ o istintive e quante vi siete mesi a giù a spaccare il capello in quattro. Dico perchè a me succede di agire per impulso…a volte.

  4. @Massimo Morelli: Temo anch’io che sia questione di in incompetenza.

    @Luca Massaro: Grazie a te per la segnalazione.

    @il più Cattivo: Quando scrivi “cosa c’è di più mio di quell’unica combinazione di geni” mi ricordi un post che voglio scrivere da un bel po’. Spero di riuscire a scriverlo, prima o poi.

    @Lopo: Tesi molto interessante, a naso falsa, ma comunque interessante.

    @paopasc: Sulle sentenze ci sarebbe molto da dire, ma prima occorrerebbe anche leggersi per bene le sentenze, senza accontentarsi di parziali resoconti di stampa. In genere si parla di attenuanti, ed è una cosa molto diversa dall’assoluzione (la presenza di una predisposizione può valere come indizio di non intenzionalità).
    A parlare di perdono, e quindi a spostare il problema dalla predisposizione psicofisica alla giustificazione morale, è infatti il titolista, non Morris che non sembra entrare nel problema (l’articolo si conclude con “possono ogni tanto trasgredire” – ma non è chiaro se quel possono è nel senso di è possibile oppure nel senso di è lecito).

  5. C’è un ulteriore aspetto che mi sfugge. In genere queste argomentazioni vengono messe in piedi (e si scomodano etologi e scienziati per scriverne sui giornali) quando capita un “caso” di un personaggio “famoso”. Ricordo la grande ondata di articoli in merito in soccorso di un certo presidente americano alle prese con una certa stagista…
    Più il personaggio è pubblico meno la questione del perdono diventa privata (come giustamente osservi, dovrebbe essere qualcosa che riguarda il tradito) e si inserisce invece in una sorta di campagna giustificatoria basata sul credito che viene dato al personaggio rispetto ad altri parametri.
    Da ultimo, permettetemi una battuta. Qualche mese fa lo stesso giornale dove questo articolo è stato pubblicato lanciò una campagna di segno opposto su vicende piuttosto simili a quelle di Tiger Woods, ma che riguardavano il nostro presidente del consiglio. Li però non si invocò il perdono della foresta.

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