Il cacciatore

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 7 mesi 10 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Breve racconto scritto anche questo alcuni anni fa. Le cose, ovviamente, non sono cambiate: vi sono ancora cacciatori e prede.

Finalmente il divertimento sta per iniziare.
La partita di calcio si era svolta regolarmente, finora; ma adesso un gruppo di tifosi ha deciso di non limitarsi più a sostenere emotivamente la propria squadra, e ha iniziato a lanciare oggetti in mezzo al campo.
La tensione sta salendo, e tra poco si scatenerà la rissa. I tifosi avversari sono già pronti.
E anche io sono pronto. Pronto a picchiare chiunque mi capiti vicino. Il resto conta poco. Non so neppure quali squadre si stanno confrontando in campo, se è o meno una partita decisiva per il campionato oppure una semplice amichevole. Allo stadio ci sono venuto unicamente per sfogarmi, per picchiare, per mandare qualcuno all’ospedale.
E molto probabilmente questo accadrà tra poco: c’è movimento, alcuni gruppi di sono già scontrati, disordinatamente.
Già, disordinatamente: il bello degli stadi è questo, la rissa si forma in maniera casuale, caoticamente. Questa totale mancanza di organizzazione è un vantaggio: ognuno agisce singolarmente, non ci sono gruppi compatti o piani d’azione.
Una vera manna: il rischio è praticamente nullo.
I posti di controllo all’entrata dello stadio impediscono praticamente a chiunque di portarsi armi vere e proprie. Ma, per me, i posti di controllo non sono un problema, e sono quindi attrezzato per il combattimento.
E questo rende la cosa ancora più divertente. Non mi importa niente dello scontro ad armi pari, anzi: maggiore è la differenza di potenza, maggiore è il divertimento.
Solo agli stadi succede questo. Nelle altre occasioni la gente è più organizzata. Il mese scorso c’era stata una manifestazione, non mi ricordo se per o contro l’immigrazione, ma tanto poco importa, che era sfociata in una colossale bagarre. Io ovviamente ero lì, in prima fila, ma non è stato molto divertente. Alcuni manifestanti erano riusciti a procurarsi delle pistole e dei manganelli, e poi c’erano dei gruppi compatti, difficili da attaccare.
Ma qui la situazione è, fortunatamente, totalmente diversa: io e i miei amici siamo gli unici ad essere armati e protetti.
Ne ho già inquadrati un paio che sarà un piacere picchiare: sono lì, che si credono così potenti e forti. Ma quando assaggeranno il mio manganello dovranno ricredersi. Prima un bel colpo nello stomaco, poi li colpirò sulla testa. E magari anche qualche calcio in faccia, mentre sono in terra.
È una sensazione bellissima, ti senti tutto il sangue ribollire di piacere mentre picchi senza pietà la gente.
Mi ricordo ancora due mesi fa, quando sorpresi, assieme ad un mio amico, un gruppo di sporchi negri puzzolenti. Due sono riusciti a sfuggirci, ma gli altri non hanno fatto in tempo. Se non sbaglio, ad uno gli ho rotto tre costole e una gamba, e a un altro una manganellata sul volto gli ha fatto partire tre o quattro denti.
E adesso il divertimento sto per rientrare in azione: alcuni tifosi ci hanno visto e stanno venendo contro di noi. Io e i miei amici formiamo un gruppo compatto, pronti ad attaccare.
Aveva proprio ragione, mio padre, quando mi consigliava di trovarmi un lavoro piacevole. Per questo mi sono arruolato in polizia.

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