Essere e avere un corpo

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 2 mesi 9 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Apprendo l’esistenza del Body Integrity Identity Disorder, che si potrebbe tradurre con “disordine dell’identità dell’integrità corporea” (traduzione orribile: meglio l’originale inglese, abbreviato in BIID).

Le persone che soffrono di questo disordine hanno una percezione del proprio corpo che non coincide con il corpo realmente esistente. In poche parole, si ha la sensazione di abitare un corpo che non è il proprio (o di avere un corpo invece di essere un corpo). Nello specifico, nel corpo reale c’è qualcosa di troppo: «il “corpo immaginato” e desiderato da queste persone è un corpo amputato o paraplegico».
In poche, surreali, parole: una persona BIID per sentirsi completa deve privarsi di una parte del (proprio?) corpo.

Esistono alcune associazioni che hanno l’obiettivo di permette alle persone BIID di “mettere le cose a posto”, ricorrendo a interventi chirurgici:

I  frequentatori di questi siti sembrano essere per lo più maschi, di mezza età, profondamente convinti che il BIID non sia una malattia mentale e non possa essere trattata come tale, ma rappresenti un tratto dell’identità, eventualmente di natura neuropsicologica, a cui solo la chirurgia può porre soluzione, un po’ come succede a coloro che hanno un disturbo dell’identità di genere (transessualismo) e possono ricorrere alla chirurgia di riattribuzione del sesso.

È una richiesta lecita?
Secondo John Stuart Mill, “su se stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo l’individuo è sovrano”, e quindi non avrebbe senso proibire simili interventi. D’altra parte Mill stesso afferma che è giusto fermare una persona che si dirige verso un ponte crollato, appunto perché non sa che è crollato.
Una persona BIID sa quello che vuole?

13 pensieri su “Essere e avere un corpo

  1. Ammettendo che il BIID si possa considerare una tendenza che non compromette la capacità di intendere e di volere, io sarei per accontentare il richiedente a patto che poi non pretenda sovvenzioni per l’invalidità raggiunta.

    Saluti

  2. Non so se davvero possiamo “non sapere cosa vogliamo”.
    Se intendi il volere in senso forte, è una decisione: se decidi una cosa, decidi quella.
    Se intendi i nostri desideri, sono difficili da esprimere, spesso contradditori, mal tarati rispetto al fine che ci poniamo e altrettanto spesso comportano qualcosa che non desideriamo.
    Ma anche qui: quello che voglio, voglio.
    Le incertezze verbali o i ripensamenti toccano anche le volontà più sicure.

    Sono piuttosto scettico su “false coscienze” o una volontà dietro la volontà.
    Quindi, messa in termini di sapere quello che si vuole, beh, la risposta è facile.
    Ma credo che in gioco ci sia piuttosto il diritto everntuale a menomarsi di certe capacità e abilità assieme al corpo.
    Con questo, ancora non ti ho detto nulla: non ho la minima idea se sia giusto o no permettere a persone BIID di amputarsi arti. 😉

    Ciò a parte, non so se ho capito il titolo e la citazione di Mill.
    La frase di Mill, presa in generale, è una sciocchezza: io non possiedo il mio corpo, quindi non posso essere sovrano su di esso.
    Posso invece evitare che persone o infermità si impadroniscano di esso.
    Però, se in effetti il BIID crea uno scarto tra corpo fisico e corpo vissuto, una parte di me diventa un oggetto e io posso farne quello che voglio.
    Ma a questo punto il nocciolo non è il discutibile principio di Mill, ma la reificazione del mio corpo.

    Intendevi anche tu la stessa cosa o no?

  3. non so se lo sa, ma di certo lo vuole. e per quanto J.S.Mill sia uno dei numi del mio pantheon, una mano non è ponte :-).

  4. @Fabristol: Come ha messo in evidenza Marcoz, c’è il problema delle eventuali assicurazioni di invalidità. Inoltre, se uno è un inguaribile altruista (ogni tanto capita) vuole capire come è meglio aiutare queste persone: se cercando di dissuaderle dall’amputarsi un braccio oppure amputandoglielo.

    @Marcoz: Sei un liberale!

    @Eno: Stai attribuendo al mio testo un peso metafisico che in realtà non ha.
    E fai la stessa cosa anche al povero Mill: affermare che una persona è sovrana del proprio corpo non significa affermare che il corpo sia un oggetto che la persona possiede (esattamente come affermare “questa è mia moglie” non necessariamente fa di me uno schiavista). Il senso è che le scelte che riguardano il mio corpo spettano a me, non a un altro.
    Spiego anche meglio l’esempio del ponte. L’idea base (del liberismo) è che io non mi intrometto nelle scelte altrui se queste riguardano solo l’autore di queste scelte. Mill (vado a memoria) espone brevemente il caso di un tizio che, ignorando il crollo del ponte, si dirige verso il fiume: in un caso simile è lecito intervenire, perché verosimilmente l’intenzione del tizio è di attraversare il ponte, non di cadere nel fiume. La sua è una scelta non informata, e arrivo appunto al caso dei BIID: la loro è una scelta informata, e quindi da rispettare, oppure la loro scelta è semplicemente dovuta a una malattia mentale, e quindi lo devo aiutare a guarire?

    @ipazia: Una mano non è un ponte per me, che sento quella mano parte di me. Immagino che per un BIID la sua mano possa essere come il ponte, e pensa che guaio stare tutto il giorno con un ponte attaccato al braccio…

  5. The only part of conduct of any one, for which he is amenable to society, is that which concerns others. In the part, which merely concerns himself, his independence is, of right, absolute. Over himself, over his own body and mind, the individual is sovereign.

    Ti do ragione sul resto, ma mi soffermo sul presunto fraintendimento “metafisico” a riguardo di Mill.

    Ho ben capito che per Mill la sovranità è nella autonomia di scelta, nulla più.
    Ma quello di Mill è un brutto modo di mettere la questione, piuttosto confuso.

    Per render conto dell’autonomia di scelte su certi ambiti( salute, sesso, opinioni, concezioni del mondo… ), si individua qualcosa nell’uomo separato da uno limite fisico, il suo corpo. Innanzitutto mi pare ingenuo identificare i margini di autonomia con limiti fisici e tangibili.
    Eppoi- come se anche il mio corpo non fosse relazionale!

    L’unico modo di rendere sensata questa rigida delimitazione, lo ripeto, è intenderlo come un oggetto- al di là delle intenzioni di Mill

    Il suo scopo era chiaro e giusto: ci sono questioni per cui la scelta individuale va lasciata al singolo.
    Non era ingenuo, perché ribadiva che esistono molte altre cose, non questionabili né sanzionabili, su cui si può redarguire, consigliare, ammonire, disapprovare, dissentire.

    Però mi pare che la cosa gli sfugga di mano.
    Quello che Mill o chi per lui esclude dalla porta rientra dalla finestra, perché poi facilmente si ammettono limitazioni nella vita di bambini nella forma dell’educazione.
    Bene, ma IN VIRTU’ DI QUALE PRINICIPIO GIUSTIFICARLE?
    Prendiamo i bambini: non sono malati.
    Non dirmi che è solo un fatto di consapevolezza o maturità, perché ci sono persone adulte e sane con l’emotività di un 15enne.
    Allora, perché porre in essere un’educazione? Beh, semplicemente per educarli. Sono figli, parte di una comunità e di una famiglia.
    La risposta sembra essere: “ognuno è sovrano su sé stesso, secondo la propria condizione fisica e secondo certe relazioni con il prossimo” ( i genitori, per esempio ).
    Ma questa non è più sovranità!

    Spesso si difende la tesi milliana usando toni tragici: il singolo versus “lo Stato”, “la maggioranza”, “la società”… Tutto vero.
    Ma se fosse solo il figlio di fronte ai genitori?
    Ci sono poche relazioni umane dove l’aspetto fisico è centrale: tra partner e tra genitori e figli.
    Ma tanto basta per falsificare la tesi e renderla inutilizzabile.

    ciao!

  6. @eno: Ma sei sicuro che Mill abbia in mente una distinzione rigida, una sorta di principio a priori da applicare direttamente per non dire meccanicamente, e non piuttosto un orientamento da calare nella situazione particolare nella quale ci si trova?
    Comunque, se proprio vuoi trovare un controesempio, più che i bambini (non sono ancora capaci e i genitori scelgono per loro – ma nel loro interesse), prenderei in considerazione l’obbligo delle vaccinazioni. È sicuramente qualcosa che riguarda il mio corpo, sul quale sono sovrano, ma riguarda anche gli altri, per il rischio di contagio…

  7. No, non sono affatto sicuro.
    Del resto il suo era un discorso di teoria politica e mi diceva una docente: “La teoria politica risponde alle domanda che ci poniamo, non a tutte quelle che sensatamente potremmo porci.”

    Ma dal momento in cui si cerca farne discendere con rigore logico qualcosa, come che “non avrebbe quindi senso proibire simili interventi”, questa distinzione non è importante.
    Se possiamo trarne una inferenza netta, è usato come principio e non come indicazione.

    Non mi pare che il vaccino sia un controesempio valido.
    Il vaccino previene contagi ed epidemie, condizioni estreme in cui molti altri diritti possono essere sospesi: non prova molto.
    Quella del bambino è invece una condizione ordinaria.
    ciao!

  8. @eno: Non sono un esperto del pensiero di Mill ma, come per tutti i pensatori, non puoi certo prendere una citazione come fedele sunto del suo pensiero. Ha scritto che sul proprio corpo ognuno è sovrano, ma ha anche spiegato per bene i limiti e le difficoltà di identificare ciò che riguarda solo me e cosa riguarda anche gli altri.
    Qui suggerisco una applicazione della teoria di Mill al caso delle persone BIID, con i pro e i contro: non c’è una inferenza netta, stile modus ponens.
    Veniamo ai bambini: secondo me, rientra nel caso del tizio che va verso il ponte crollato. Il bambino non è (ancora) un soggetto autonomo, e pertanto non è possibile farlo scegliere in libertà. I genitori sono le persone che scelgono per lui, dove per lui significa nel suo (presunto) interesse. Esattamente come la persona che si dirige verso il ponte crollato: non può scegliere in autonomia (ignora un’informazione vitale) e le circostanze permettono un intervento contro il suo agire nel suo stesso interesse. Tutto questo non costituisce una obiezione alla teoria di Mill, appunto perché Mill stesso l’ha prevista.
    Il vaccino, invece, mi sembra un buon esempio proprio per quello che dici tu: perché serve a prevenire epidemie. Insomma, è qualcosa che riguarda, e in maniera netta, sia il mio corpo che gli altri, un conflitto aperto e difficile da gestire.

  9. Il bambino non è (ancora) un soggetto autonomo

    Non sono stato abbastanza chiaro: esistono davvero soggetti autonomi? perché un bambino no, ma un uomo dopo un trauma emotivo sì?
    Ossia: l’autonomia della scelta, perché farla poggiare su una autonomia di conoscenza e relazionale che è una pura idealizzazione?
    Cmnq, finita qui.
    ciao! 🙂 Eno

    ( Di Mill conosco bene l’On liberty e nulla d’altro: non si può valutare una frase solo dalla frase, ma dall’opera sì. “Non sono sicuro” significa che non ho idea di come calcolare le esatte conseguenze logiche della fitta casistica e serie di argomenti che snocciola. )

  10. @eno:

    Di Mill conosco bene l’On liberty e nulla d’altro

    Io è una vita che voglio leggere i suoi testi di filosofia della matematica, per capire se è davvero così ingenuo come praticamente tutti i manuali di filosofia sostengono…

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