E ora qualcosa di completamente diverso (Dna e proprietà intellettuale)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 4 anni 6 mesi 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Appunti su proprietà intellettuale e Dna
Come suggerisce il titolo, quelli che seguono sono appunti di una riflessione su proprietà intellettuale e Dna, ovviamente legati al caso Myriad Genetics e ai vari commenti, tra cui quello di Moreno Colaiacovo.

Proprietà intellettuale

DNA (fonte: Wikipedia)
DNA (fonte: Wikipedia)

Iniziamo dalla proprietà intellettuale, termine che racchiude cose molte diverse come i brevetti, il diritto d’autore e il copyright. Ebbene sì: diritto d’autore e copyright sono due cose diverse. Citando un bel libro di Simone Aliprandi, Capire il Copyright:1

“Copyright” significa letteralmente “diritto di copia” e si riferisce più strettamente al diritto di produrre e distribuire copie di un’opera. “Diritto d’autore” è un concetto semanticamente più ampio di quello di copyright e comprende tutti i diritti (morali e patrimoniali) riconosciuti agli autori di opere dell’ingegno.

Due concetti che hanno anche due origini storiche molto diverse: il copyright nasce all’inizio del Settecento in Inghilterra, il diritto d’autore alla fine del Settecento come effetto della Rivoluzione francese.

Poi ci sono i brevetti, che non riguardano le opere dell’ingegno ma le invenzioni ovvero – grosso modo – una soluzione tecnica (un prodotto o una tecnica) nuova e non ovvia. E la tutela del design o, come mi sembra reciti la legge italiana, di disegni e modelli.
Tralasciando qualche precedente storico risalente all’Antichità, i brevetti si sono diffusi in maniera importante a partire dal Seicento. La protezione intellettuale del design industriale – in poche parole, degli aspetti non direttamente funzionali di un prodotto – credo sia stata sviluppata nel corso dell’Ottocento.

Spesso dimenticata, c’è poi la tutela delle nuove varietà vegetali, introdotta negli anni Sessanta (anche se gli Stati Uniti ebbero un istituto simile già negli anni Trenta). Regolati dalla UPOV (Union internationale pour la protection des obtentions végétales), sono relativamente simili ai brevetti. Interessante il fatto che è possibile coltivare la varietà registrata senza licenza se per sussistenza, per ricerca o per sviluppare nuove varietà.

Dna

Perché così tanti istituti diversi per il medesimo scopo, la tutela della proprietà intellettuale? Banalmente perché le cose da tutelare sono molto diverse, e non avrebbe senso mettere insieme una poesia con un procedimento chimico con un tipo particolare di frumento.

Di fronte alla necessità2 di tutelare qualcosa di nuovo, o si modifica qualcosa che già c’è, o ci si inventa qualcosa di nuovo.
Per la chimica ci si è arrangiati con i brevetti già esistenti, una volta chiarito se tutelare la sostanza o il procedimento con cui la si è ottenuta. Per le varietà vegetali, invece, si è inventato un nuovo sistema.

Per il Dna finora si è fatto ricorso a brevetti e, per le piante geneticamente modificate, alla protezione di varietà vegetali. Citando i Monty Python, è ora di qualcosa di completamente diverso.

  1. Link sponsorizzato. []
  2. Do per scontato che questa necessità ci sia, ma il diffuso movimento contro la proprietà intellettuale rende questa assunzione tutt’altro che pacifica. []

Lascia un commento