Dove sono finite le bambine (2)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 8 mesi 2 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Torno sul tema della scomparsa delle bambine, recentemente riproposto dall’Economist e ripreso da Internazionale, tentando un approccio cinico e a-morale della situazione.

Maschi e femmine, per i genitori, non hanno lo stesso valore: una figlia femmina è un onere, avere un figlio maschio, oltre che un onore, è un guadagno.
Ecco che l’arrivo di un nuovo membro della famiglia diventa una sorta di lotteria: se sei fortunato vinci, se non sei fortunato perdi.
Perde lo sfortunato padre, ma non la società nel suo complesso che ci guadagna perché i maschi, prima o poi, dovranno prendere moglie.
Possiamo riassumere così il sistema: i costi di una nuova famiglia vengono affrontati integralmente dalla famiglia della sposa. Una sorta di tassa che va a vantaggio di tutti ma che pagano solo alcuni.

Il sistema regge perché metà dei biglietti è vincente e ogni famiglia ha a disposizione diversi sorteggi.
Con un figlio solo hai il 50% di possibilità di perdere; con due figli la probabilità che nessuno dei due sia un maschio è del 25%; con cinque figli poco più del 3%; con dieci figli meno dello 0,1%. Con famiglie numerose, la ripartizione delle spese, all’interno della società, sarà dunque tutto sommato equa: poche famiglie molto fortunate con molti maschi, poche famiglie molto sfortunate con molte femmine, molte famiglie né fortunate né sfortunate, con maschi e femmine.
La tentazione di imbrogliare, eliminando (prima o dopo la nascita) le figlie femmine riguarda quindi una minoranza di casi, e non ha grosse influenze sulla stabilità del sistema.

Ma cosa succede se il numero di figli si riduce?
Il sistema perde equità. Aumentano le famiglie molto fortunate e molto sfortunate, diminuiscono quelle né fortunate né sfortunate.
Aumentano gli imbrogli: rimangono in pochi a voler pagare la tassa, e la società rischia il collasso perché ci sono poche femmine, il che significa poche potenziali mogli.

Proibire l’infanticidio o l’aborto selettivo non risolve molto: l’iniquità di base rimane.
O si ritorna ad avere famiglie numerose, oppure si dividono in maniera più equa i costi per la formazione delle nuove famiglie. Ad esempio facendo sì che sia lo sposo a pagare la sposa, di fatto acquistandola dal padre. Credo che questa correzione del sistema sia più praticabile di quella che prevede l’accoglimento di una piena e utopica parità tra uomo e donna.

14 pensieri su “Dove sono finite le bambine (2)

  1. altre questioni da considerare:

    1. lo squilibrio nella sex ratio porta poi a un aumento della violenza interna alla società (pare), perché ci sono troppi maschi che non trovano una femmina, visto che ce ne sono poche e sono già prese. sembra allora che una gestione liberal di questioni così “private” causi problemi a livello sociale, e forse sarebbe più opportuna una gestione sociale delle nascite?

    2. la riduzione del numero di figli porta anche un’altra conseguenza: le figlie femmine non sono più un costo (almeno nei paesi più avanzati). i genitori non devono più procurare la dote pur di levarsele di casa.

  2. @alex: La faccenda dell’aumento della violenza non mi convince molto: potrebbe essere dovuta a altre esigenze.
    Una gestione sociale viene tentata: le doti sono fuorilegge in India dal 1961; gli aborti per questioni sessuali credo siano anch’essi proibiti. Il problema è che leggi simili sono difficili da attuare.

    2. Secondo Wikipedia è la tesi di Jacob M. Appel. Una breve ricerca sull’ammontare delle dowry in India sembra indicare un incremento, non una riduzione. Come mai?
    Le leggi di mercato, forse, possono poco contro pratiche e consuetudini radicate.

  3. è una cosa strana. meno donne sul mercato dovrebbe portare a che i compratori siano disposti a pagarle di più. e quindi, i venditori a mettere meno dote. un aumento della dote rimane necessario quando si vuole piazzare la figlia presso un buon partito, quindi per politiche famigliari di aumento del potere. il buon partito, il legame con la famiglia potente tramite matrimonio, fa gola a molti, che quindi oltre alla figlia devono mettere la dote.
    questo mi sembra rispettare le leggi di mercato.

    tra l’altro la scarsa disponibilità di donne mette in posizione di vantaggio il buon partito (potente o ricco o entrambi), perché visto che sono poche finiranno lì. sia che ci vadano “spontaneamente”, sia che vi siano indirizzate dai genitori che in più mettono la dote.

  4. @tomate: È quello che sostiene Appel in un articolo che ho trovato e nel quale parlerò nei prossimi giorni.

    @alex: Forse quello che accade è che, contestualmente alla scarsità di femmine in età da marito, c’è anche un aumento del prestigio sociale ed economico dei maschi (nell’articolo dell’Economist si parla si famiglie che aumentano i risparmi per poter essere sicuri che il proprio figlio riesca a trovare moglie), il che va a compensare l’accresciuto valore delle femmine.
    O forse è semplicemente impensabile abbassare le doti, una possibilità che non viene minimamente presa in considerazione.

  5. C’ è qualcosa che mi suona strano nella tua riflessione. Esordisci dicendo:

    … tento un approccio cinico e a-morale della situazione…

    Poi constati:

    … il sistema perde equità…

    e ancora:

    … proibire l’infanticidio o l’aborto selettivo non risolve molto: l’iniquità di base rimane…

    Ma il “cinico” è disinteressato all’ equità!

    Il vero cinico, qualora fosse possibile farlo in modo efficiente, proibirebbe proprio aborto e infanticidio. La misura, d’ altronde, potrebbe giovare anche in termini di equità: per diversificare il rischio, le famiglie con figlie femmine diverrebbero infatti più numerose dimiminuendo la dote media. Il trasferimento che consideriamo “iniquo” non inciderebbe granchè su nessun nucleo famigliare: il maschio figlio unico riceverà relativamente poco, le figlie femmine compenseranno con i molti fratelli.

  6. @Fabristol: Ma è appunto quello che fanno: abortiscono le femmine. L’infanticidio rimane praticato, ma il grosso del lavoro, pare di capire, lo fanno gli aborti selettivi.
    Questo crea un certo imbarazzo nei sostenitori dell’aborto.

    @broncobilly: Un cinico si può occupare di equità, perché una situazione non equa può portare a disordini sociali – come di fatto, qui, accade.

  7. Se ci preoccupiamo dell’ equità perchè altrimenti si arriva al collasso sociale, allora, molto semplicemente, la parolina “equità” non serve più a nulla e la possiamo cestinare: basta utilità.

    Ad ogni modo il collasso paventato emergeva per effetto di uno squilibrio nel rapporto maschi/femmine, quando invece si dice che: … proibire l’infanticidio o l’aborto selettivo non risolve molto: l’iniquità di base rimane…, non ci si riferisce più allo squilibrio citato – sanato dall’ impossibilità di “selezionare” – ma semplicemente al fatto che lo sfortunato “paga” più del fortunato. Niente collasso ma solo iniquità di cui il cinico si disinteressa indifferente.

  8. “Ma è appunto quello che fanno: abortiscono le femmine. L’infanticidio rimane praticato, ma il grosso del lavoro, pare di capire, lo fanno gli aborti selettivi.
    Questo crea un certo imbarazzo nei sostenitori dell’aborto.”

    No non ci siamo capiti. Intendevo fecondazione artificiale dove i genitori scelgono il sesso dell’embrione.

  9. @broncobilly: Il divieto non risolve l’iniquità di base, quindi gli sfortunati continuano ad essere tali e, anche ammettendo che sia davvero possibile imporre simili divieti, saranno sempre più incazzati.

    @fabristol: OK, non avevo capito. Immagino ci siano problemi di costi: la fecondazione artificiale non è proprio economica come quella naturale…

  10. Il divieto non risolve l’iniquità di base

    Assodato che il cinico non si occupa di equità ma ci passa sopra con il rullo – era l’ obiezione di partenza – non riesco più a capire a quale “iniquità di fondo” tu ti riferisci ora?

    Il gender gap che danneggia le nasciture di sesso femminile? Ma il divieto ad abortire lo elimina!

    Il saldo delle doti in entrata e in uscita? Le figlie femmine, per effetto di una scelta razionale, avranno molti fratelli e il saldo-doti interno alla famiglia tende a zero. Oltretutto la singola dote diminuirà in valore assoluto. Chi avrà di più, avrà poco di più, chi avrà meno, avrà poco di meno. L’ iniquità, se non sparita del tutto, è temperata.

    Volendo divertirsi a fare “i cinici ma solo con i valori altrui”, si potrebbe postulare un ulteriore vincolo etico: la libertà di abortire è sacra.

    In questo caso Appel raddrizza la baracca periclitante con una tassa (il solito abracadraba statalista noto come nirvana fallacy – non funziona mai ma ha una sua logica e soprattutto una sua retorica). Non capisco bene invece la tua proposta: che lo sposo paghi anzichè incassare. Ma se una tradizione rispettata spontaneamente prevede la soluzione contraria (il problema è proprio questa tradizione), non resta che implementare la misura proposta tramite coercizione. Bene, ma un pagamento coercitivo seguito da un trasferimento forzoso non è altro che il canonico circuito della TASSA. Forse mi è sfuggito qualcosa, altrimenti sarebbe come risolvere un problema cambiandone i dati di partenza. ciao.

  11. @broncobilly: Cercherò di essere il più chiaro possibile,
    Due figli per coppia; divieto di selezione tra maschi e femmine. Metà delle famiglie avrà un maschio e una femmina, e va grosso modo in pari. Un quarto ci perde molto, perché ha due femmine, un quarto ci guadagna molto, perché ha due maschi. La ripartizione delle spese è iniqua, non equa, presenta grossi squilibri all’interno della popolazione. Una simile situazione non è stabile, perché gli sfortunati – che sono 1/4 della popolazione – sarà molto scontenta, e tenterà di aggirare il divieto, e verosimilmente ci riuscirà.
    Il divieto, quindi, non risolve il problema.
    Potrebbe risolverlo un cambio di mentalità per cui la femmina non è un peso? Sì, potrebbe, ma è un cambio difficile. Più semplice quello di passare dalla dote al riscatto della sposa.

    Sull’ammontare della dote: sì, la scarsità di donne da marito dovrebbe portare a un abbassamento delle doti, in quanto bene scarso. Però non sembra funzionare così (anche se non ho trovato dati definitivi); probabilmente per resistenze culturali che travalicano il semplice calcolo economico.

  12. Una simile situazione non è stabile, perché gli sfortunati… tenterà di aggirare il divieto, e verosimilmente ci riuscirà…

    Se postuli a priori che il divieto non è applicabile, allora lo credo bene che non potrà mai essere la soluzione. Dire quindi che “non risolve il problema” non è una constatazione ma una premessa.

    Ritorna, per altra via, l’ impostazione etica di Appel: il divieto ad abortire non è eticamente accettabile, quindi, per definizione, non puo’ essere la soluzione.

    Consentimi ancora un paio di osservazioni:

    1. Nota che per ottenere lo squilibrio devi introdurre il vincolo dei 2 figli. Ma per chi avrà due femmine è razionale invece avere una famiglia più numerosa: continuerà a procreare fino ad equiparare maschi e femmine (considero che l’ obiettivo sia quello di massimizzare il saldo delle doti in entrata e in uscita rispetto ai propri figli).

    2. La tradizione sarà imbarazzante per molti, ma per come la riceviamo è pur sempre un frutto evolutivo sopravvissuto come vincente rispetto ad altre soluzioni istituzionali. Davvero difficile pensarla in sè fonte di squilibri che conducono al collasso sociale (al di là del giudizio morale che se ne dà). Molto più plausibile pensare ad un altro “indiziatoe”, e tutti sappiamo cosa intendo: lo sdoganamento etico di pratiche abortive massicce. a presto.

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