Alla fine non è cambiato niente

closeQuesto articolo è stato pubblicato 1 anno 3 mesi 23 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Ho scritto un articolo su Gabriella Mereu, la guaritrice – forse dovrei chiamarla dottoressa, dal momento che, avendo presentato ricorso, risulta ancora risulta iscritta all’ordine dei medici – che alla medicina preferisce quella che chiama terapia verbale, convinta – potrei sbagliarmi, ma secondo me lei crede davvero in quello che dice, e quindi non è una truffatrice, il che ovviamente non la rende meno pericolosa – convinta, dicevo, che le malattie siano tutte questioni di testa, e che ad esempio gli epilettici siano in realtà degli esibizionisti.

Ho scritto quell’articolo perché quella donna avrebbe dovuto tenere una conferenza durante una fiera del “benessere olistico”. Conferenza – non grazie al mio articolo, ma a un più approfondito servizio della tv svizzera – adesso annullata pare dagli organizzatori.

Non sono sicuro di poter considerare tutto ciò una buona notizia. E non tanto perché i sostenitori di Gabriella Mereu potranno denunciare la caccia alle streghe e la censura da parte dei servi di Big Pharma: è certi un argomento che rinforza le convinzioni di chi già è sostenitore della terapia verbale, ma dubito faccia presa sugli indecisi.

No, la mia perplessità è dovuta al fatto che noi – anche io con il mio articolo – stiamo raccontando una fiaba dove nei panni della strega cattiva troviamo Gabriella Mereu, nella convinzione che scacciata la strega tutto sia tornato a posto (compresa l’armonia tra la medicina ufficiale e le terapie naturali ‘buone’, ma questa è un’altra storia ancora).

Ma il problema non è Gabriella Mereu.
Il problema è che per renderci conto della inaccettabilità della terapia verbale abbiamo bisogno dell’assurdità di un paraplegico che non cammina perché vuole attirare l’attenzione e di una medaglietta con l’effige della Madonna da inserire nella vagina. Senza questo senso del ridicolo, in molti troverebbero condivisibile o comunque accettabile questa versione caricaturale della psicomagia di Alejandro Jodorowsky. Come, del resto, trovano condivisibili o comunque accettabili molte altre teorie prive di qualsiasi fondamento e forse persino più pericolose della terapia verbale ma, semplicemente, meno ridicole.
Per questo temo che ci sia ben poco di cui gioire: alla fine non è cambiato niente, non siamo diventati più abili nel riconoscere le bufale, non abbiamo imparato come funziona la ricerca medica, quali sono le distorsioni cognitive che ci fanno credere nell’efficacia di una pratica in realtà inutile o perché la figura del santone ostracizzato dai poteri forti faccia abbia così popolarità. Ci possiamo solo consolare con una conferenza annullata.

2 pensieri su “Alla fine non è cambiato niente

Lascia un commento