Meglio il referendum?

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 4 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.
Corte suprema dell’Ohio (foto di afsart)

Due premesse prima di iniziare.
La prima riguarda la recente legge sul testamento biologico. È – da quel che sono riuscito a capire dalla stampa – una brutta legge, una legge che sarebbe meglio non entrasse mai in vigore e, una volta in vigore, sarebbe meglio abrogarla al più presto.

Abrogarla. Cancellarla dall’ordinamento giuridico. Ma come?
C’è chi propone un referendum. Chi invece ripone le proprie speranze nella Corte costituzionale.

Prima di proseguire, la seconda premessa.
Il quadro istituzionale italiano è secondo me pessimo. A iniziare dalla legge elettorale che, con l’impossibilità di scegliere i candidati ma solo le liste, è una brutta legge che rende poco rappresentative le camere, finendo con le difficoltà dei referendum, solo abrogativi e vincolati dal raggiungimento di un quorum.

Con un parlamento così, e viste le difficoltà di riuscire ad abrogare alcune norme della legge per via referendaria, anche io spero in una sentenza della Corte costituzionale. È senz’altro una via più percorribile, meno rischiosa.

Ma Chiara Lalli non preferisce la Corte costituzionale unicamente per questioni di prudenza politica, ma anche per questioni di principio:

E invece [il referendum] rischia di costituire un ulteriore passo verso il baratro della violazione di un principio cardine di ogni Stato liberale: esiste una sfera privata e individuale in cui nessuno può permettersi di entrare. Quella sfera è la nostra libertà, intesa come assenza di interventi esterni, intesa come assenza di coercizione legale.

[…] il rischio della proposta referendaria sta nel veicolare l’idea che una libertà, la nostra libertà, debba passare il vaglio della maggioranza. […] non dovrebbe essere messa ai voti soprattutto per una questione di principio, ben più importante del rischio fattuale di fallimento referendario.

Esiste una sfera privata e individuale in cui nessuno può permettersi di entrare.
Ma quanto è grande questa sfera? Quali sono i suoi confini? Questi confini sono sempre inviolabili?
Nella storia si sono susseguite diverse sensibilità sull’entità di questi confini e sui requisiti per violarli.
Con questo non voglio dire che questa sfera individuale non esista, ma solo che essa è mutevole. E i principi che ne stabiliscono i contorni, come il famoso principio del danno (harm principle), vanno poi applicati nella prassi, e non è una applicazione semplice e pacifica.

Prendiamo un bel principio contenuto nella Costituzione italiana, nell’articolo 32:

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

È un principio che mi sento di sottoscrivere e di difendere. Nessun obbligo di trattamento sanitario a meno che non lo preveda una legge, legge che in ogni caso non può violare «i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Bene, ma quali sono questi limiti? Cosa è, in concreto, il rispetto della persona umana?
Impedire ai malati e ai ritardati di avere figli tramite sterilizzazione è chiaramente una violazione di questi limiti. Secondo me lo è anche imporre alimentazione e idratazione artificiali. Ma costringere qualcuno a vaccinarsi? E obbligare i fumatori a non accendere sigari e sigarette nei luoghi pubblici?

L’applicazione dei principi non è semplice; non è come trovare la soluzione di un banale calcolo aritmetico.
Come vogliamo affrontare questo delicato problema? Meglio affidarlo alla popolazione, tramite parlamenti e referendum? Oppure è meglio affidare tutto a dei giudici?

Come questione di principio, preferirei la popolazione.
Poi, visto che il parlamento è quello che è, i referendum sono quello che sono e i giudici della Corte costituzionale sono tutto sommato brave persone, preferisco la Corte costituzionale.

11 pensieri su “Meglio il referendum?

  1. Condivido il concetto di rifuggire il voto popolare sui diritti in senso stretto, ragion per cui il referendum bio-populista del 2005 era invotabile.

    Trovo agghiacciante che quindici signori preposti a garantire la conformità dell’ordinamento a un documento del 1948 si facciano carico di discutere sulla dignità dell’uomo e di altre faccende anteriori a qualsiasi politica e sistema di diritto.

    Tuttavia questo è discutere del nulla in quanto nulla.

    Perché i promotori abbiano titolo di iniziativa referendaria devono presentare 500.000 firme entro la fine di settembre di ogni anno.
    E’ impossibile visto che siamo a metà luglio.

    Si scivolerebbe al termine del 2012, ma nell’anno antecedente la scadenza delle camere non possono essere indetti referendum.
    Nessun referendum sarebbe possibile prima della primavera del 2014.

    Quanto all’idea di ricorrere alla Corte Costituzionale, che cosa significa?
    I privati cittadini non possono sollevare questione di illegittimità costituzionale.

    Allora il suggerimento velato qual è?
    Trovare un altro caso pietoso da strumentalizzare per fare scena sulla stampa?

    La legge approvata avrebbe avuto altra forma se non avesse prevalso una bipartizione di schieramenti, non imputabile alla contrapposizione tra maggioranza e opposizione.
    Se non avessimo avuto opinionisti bioeticologi e ignazi marini, avremmo optato per una legge leggera che decentrasse le scelte caso per caso.

    Invece, per reazione a un caso drammatico che ha visto tracimamenti della Cassazione, folle di dementi in piazza e violazioni della costituzione da parte del Presidente della Repubblica, si invera il motto bad facts make bad laws.

    Siamo ancora in tempo per riacquistare un po’ di razionalità e capire che il modo normale di modificare una legge è rivederla in Parlamento.
    Non prima di aver buttato nel lavandino gli opinionisti.

  2. @eno:

    Condivido il concetto di rifuggire il voto popolare sui diritti in senso stretto

    Cosa intendi con diritti in senso stretto?
    Qui non mi sembrano essere in gioco diritti in senso stretto, ma la loro applicazione concreta.

    Perché i promotori abbiano titolo di iniziativa referendaria devono presentare 500.000…

    Sì, i referendum in Italia sono soggetti a leggi contorte. Per ottimi motivi, probabilmente, ma la cosa comunque è un ostacolo alla cosiddetta democrazia diretta e rende opinabile il risultato di qualsiasi referendum.

    Quanto all’idea di ricorrere alla Corte Costituzionale, che cosa significa?
    I privati cittadini non possono sollevare questione di illegittimità costituzionale.

    All’interno di una causa specifica, si può. Se non sbaglio, è quanto accaduto con la legge sulla procreazione assistita.

    Se non avessimo avuto opinionisti bioeticologi e ignazi marini, avremmo optato per una legge leggera che decentrasse le scelte caso per caso.

    Mi sembra un giudizio un po’ troppo netto…

    PS Commento scritto con pupo in braccio: è dura con una mano sola!

  3. Una sola mano? Giochiamo ad armi pari, c’est bien.

    – Intendo le attuazioni di diritti inviolabili dell’individuo: diritto alla vita, diritto alla salute, diritto alla difesa, diritto all’autonomia, diritto alla famiglia, etc.
    In parte è già così: alcuni referendum non sono stati ammessi per questa ragione.

    – Le regole dei referendum sono queste. Chi mi parla di un “referendum” dovrebbe avere coscienza che si terrebbe tra non meno di due anni e mezzo. Una raccolta lampo di sottoscrizioni mi pare difficile.

    – Certo che ci sono giudizi incidentali, ma prima dev’esserci un processo in corso. Deciderà il giudice se c’è un minimo fondamento di incostituzionalità.
    Non c’è bisogno di fare il tifo, il sistema funziona di suo.

    – E’ un giudizio netto e seccato, ma molto meno dei toni mélo dei bioeticologi e degli ignazi marini. Questa è una legge di reazione: tanta gente nella maggioranza parlamentare non era neanche d’accordo, ma la temperie qual era?
    Come detto in altra lingua, brutto clima brutte leggi.

  4. “brutto clima brutte leggi”

    Quindi, se, per esempio, i casi Nuvoli, Welby ed Englaro si fossero svolti lontano dai riflettori, adesso staremmo meglio, a leggi?

  5. @eno:

    Una sola mano? Giochiamo ad armi pari, c’est bien.

    Adesso sono di nuovo in vantaggio: il nonno mi ha alleggerito dal dolce fardello! 🙂

    Intendo le attuazioni di diritti inviolabili dell’individuo: diritto alla vita, diritto alla salute, diritto alla difesa, diritto all’autonomia, diritto alla famiglia, etc.
    In parte è già così: alcuni referendum non sono stati ammessi per questa ragione.

    Puoi argomentare? Tralascia gli aspetti giuridici, mi interessano quelli filosofici: per quale motivo un voto popolare non dovrebbe esprimersi sull’applicazione di diritti? E perché dovrebbero, o potrebbero, o non potrebbero farlo giudici e parlamentari?

    Le regole dei referendum sono queste.

    Verissimo.
    Ma il mio discorso volava alto, e si chiedeva, in astratto, a chi fosse meglio affidare la tutela concreta di diritti.
    Sono comunque conscio che più alto si vola, più rumore si fa quando si cade.

    Certo che ci sono giudizi incidentali, ma prima dev’esserci un processo in corso. Deciderà il giudice se c’è un minimo fondamento di incostituzionalità.
    Non c’è bisogno di fare il tifo, il sistema funziona di suo.

    Non credo sia questione di tifo, ma di semplice e sacrosanto sdegno per una cattiva legge e di semplice e sacrosanto domandarsi come liberarcene.

    Come detto in altra lingua, brutto clima brutte leggi.

    Ok. Come cambiare clima?

  6. @Marcoz: Non c’è nulla di normale, di logico, di umano nel trasformare vicende in “casi”. Sì, staremmo meglio senza quelle strumentalizzazioni.

    @Ivo: Se prendo un principio, che per sua natura dovrebbe regolare la comune convivenza, e lo rendo oggetto di una accalorata campagna elettorale-referendaria non sarà pacificamente accettato anche da chi soccomberà.
    Sarà diventato solo l’ideale di vittoria di una parte su un altra.
    E quando la maggioranza cambierà, cosa accadrà? Le grandi imposizioni in materia di matrimonio, coppie di fatto e parità di genere operate da Zapatero potrebbero essere spazzate via con la caduta del PSOE.
    I professionisti delle “battaglie per i diritti” dovrebbero realizzare che sovente, anche se non sempre, i due sostantivi sono incompatibili.
    Non ho risposte sul resto.

  7. @eno: non è detto che un referendum radicalizzi gli animi e quindi diventi una fragile vittoria di Pirro.
    Non sono neppure sicuro della fragilità in generale: abbiamo ancora divorzio e aborto, e vedremo cosa accadrà in Spagna…

  8. Vuoi dire che la balcanizzazione in caso di referendum non è certa o che su questo tema – e parliamo sempre della primavera 2014 – la campagna referendaria non sarebbe feroce e di parte? Sono molto scettico.

    Trovo questi dibattiti (sul cosa fare, non sul ddl) vuoti.
    Il Senato non ha nemmeno votato la legge e già si parla di strumenti di democrazia diretta o di forme di gouvernement des juges.

    A naso la legge ha buone chance di essere eliminata alla prossima legislatura, se davvero viene approvata.

  9. Oggi non ho nulla da fare. Sono anche in ferie. Così pensavo in bus alla normativa sul fine vita e mi sono ricordato di questo post. Mosso da un irrefrenabile “te l’avevo detto” volevo dirti: “Te l’avevo detto che il ddl su idratazione e nutrizione non sarebbe mai arrivato ad essere votato”. 😀

  10. …sindaco di Roma Capitale, tre milioni gli abitanti… quindi incompatibile con il parlamento… TOUT SE TIENT! 😀

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