Ma il suo non è amore

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Lui dice che lo fa per amore. Ma il suo non è amore.

Il lui è Beppino Englaro, e credo che questa sia la parte più oscena dell’intervista rilasciata da Susanna Tamaro a Il Foglio, molto più della parte sulla vita come unica cosa sacra che c’è o del paragone con la Shoah, che tanto – e giustamente – hanno fatto arrabbiare Roberta De Monticelli.

Mi sembra legittimo, quasi doveroso, criticare una sentenza o una decisione che si reputa ingiusto o sbagliata. Mi sembra vergognoso pretendere di conoscere i sentimenti altrui e liquidarli con cinque pesanti parole: il suo non è amore.

(via Bioetica, che non ringrazio perché le dichiarazioni di Susanna Tamaro mi hanno rovinato la serata e avrei preferito non scoprirle.)

6 pensieri su “Ma il suo non è amore

  1. Spero che Susanna Tamaro non si trovi mai nella situazione di Englaro.

    Comunque, Ivo, da chi ha scritto libri strappalacrime di scarsa qualità non mi aspettavo nulla di meglio.

  2. “Fra 60 anni” forse ci rimprovereranno di non esserci abbastanza preoccupati per i vivi, altroché.
    Notevole anche la supponenza con cui liquida i risultati giudiziari.
    Direi di affidarle anche la giuria di Sanremo.

  3. Cioè, LORO (i preti, gli scrittori di pallidi pamphlet, gli astrologi, gli psicanalisti, i politici, brunovespa e emiliofede, i giornalisti del foglio e di libero) conoscono i tuoi sentimenti più di quanto non li conosca tu?
    L’intervista è vomitevole: non solo, ma ovviamente il fogliaccio (o lei) è subito precipitato nella reductio ad Hitlerum

  4. Mi dispiace per la serata rovinata. Se ti può consolare, ci sono cose che ho letto a questo stesso proposito, in confronto alle quali la Tamaro sembra un modello di comprensione umana, e a cui proprio per questo ho scelto di non dare nessuno spazio.

  5. Tutto ciò è per me l’unico motivo di stanchezza e depressione, più della precarietà, del carovita: la sensazione che i valori che mi sono stati insegnati da piccolo, per qualche strano motivo, oggi siano abbandonati da molti.
    Spero che almeno la mia insegnante di italiano delle medie continui a pensarla come vent’anni fa, ma forse è meglio non indagare.

  6. @Kirbmarc: Un po’ mi vergogno, ma ai tempi Va’ dove ti porta il cuore l’avevo letto e le molte critiche gratuite mi avevano pure leggermente infastidito.

    @Weissbach: A Sanremo la vedrei bene anche io. A quel punto Povia ha il premio in tasca (già vedo il loro romanzo a quattro mani: Va’ dove i non più gay fanno ohhhh!)

    @Marco Ferrari: Oramai se non trovo una reductio ad Hitlerum sui temi etici mi preoccupo.

    @Giuseppe: Condivido la scelta.

    @ferrigno: A questo punto devi dircelo: cosa vi raccontava l’insegnante di italiano, invece di farvi sudare sulla grammatica?
    😉

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