Incauto acquisto

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 1 mese 19 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

I primi ad accorgersene furono i cani.
All’inizio, ovviamente, non capii: perché alcuni cani, soprattutto la sera, cercavano di attaccarmi, abbaiando furiosamente e mettendo a dura prova la pazienza dei proprietari e la resistenza dei guinzagli? Un mistero che solo tempo dopo riuscii a risolvere.

Ma andiamo con ordine: leggo nei suoi occhi che non capisce cosa c’entrino i cani con la mia storia.

Tutto iniziò a fine maggio. Ha presente, quando la primavera inizia a lasciare il posto all’estate, le giornate si fanno sempre più lunghe e calde, molto calde. Giacche e maglioni vengono seppelliti negli armadi, iniziano a vedersi pantaloni corti e camicie con le mezze maniche. Anche le calzature subiscono la naturale evoluzione: spariscono le terribili e pesanti scarpe invernali, e al loro posto arrivano leggere scarpe di tela. E sandali.
Sì, lo so, la prendo alla lontana e la sto un po’ annoiando. Me ne rendo conto: lei queste cose le sa benissimo, lei conosce perfettamente il ciclo delle stagioni e tutto il resto.
Ora, però, stia attento: inizia il racconto vero e proprio, e alla fine capirà molte cose.

A fine maggio, dicevo, decisi di acquistare un nuovo paio di sandali. Andai in un negozio di scarpe. Il migliore negozio di scarpe della città: lì chiesi consiglio alle commesse. Ero indeciso tra due modelli molto simili: alla fine scelsi quello più caro, perché di una marca famosa per creare scarpe traspiranti. Ha presente la pubblicità, immagino: l’aria passa, il piede respira e alla fine della giornata non ci sono cattivi odori. Certamente, l’aria passerebbe lo stesso: i sandali sono aperti. Però volevo una garanzia in più, capisce. Volevo essere sicuro che i miei piedi, a fine giornata, non odorassero sgradevolmente.

Come le dicevo, i primi ad accorgersene furono i cani: calzavo quelle scarpe da un paio di giorni, quando il primo cane cercò di assalirmi.
In seguito, tutti i cani, appena mi avvicinavo, iniziavano ad abbaiare furiosamente. Alcuni cercavano di fuggire, come se avvertissero una qualche minaccia, mentre altri cercavano di attaccarmi. Attitudini diverse.

Non si era ancora arrivati alla metà di giugno, l’estate non era ancora iniziata, che già l’odore era percepibile non solo dai cani, ma anche dagli uomini. A inizio giornata, solo chi mi stava vicino se ne accorgeva. Alla sera, nessuno osava restare a lungo a meno di cinque metri. Con il tempo, la distanza aumentò.
Inizialmente, ci furono dei vantaggi: riuscivo sempre a trovare un posto a sedere su autobus e treni, ma alla fine di giugno la situazione iniziò a peggiorare.

Venne indetta una riunione condominiale straordinaria e urgente per discutere del problema “cattivi odori” nello stabile. Non voglio tediarla: appellandosi a non so quale codicillo, riuscirono a sbattermi fuori di casa. Non potevo più vivere in casa mia.
Certo, se avessi avuto un avvocato come si deve, tutto questo non sarebbe successo. Ma fu veramente difficile trovarne uno disposto a difendermi: tutti gentili e premurosi al telefono, appena mi presentavo nei loro blasonati studi mi scacciavano in malo modo!

Il 28 giugno venni licenziato. Mi rivolsi al sindacato: volevo denunciare il direttore per licenziamento senza giusta causa. Mi venne fatto capire che la giusta causa c’era, e venni allontanato.
Vennero meno anche i pochi vantaggi che la situazione presentava: non riuscivo più a sedermi comodamente sui mezzi pubblici. Autista e passeggeri, adesso, mi impedivano anche solo di avvicinarmi all’autobus.

A inizio luglio mi ritrovai solo, senza una casa, senza un lavoro, senza più amici. E osteggiato da tutti i cani del circondario.
Fu allora che presi la decisione.
Già, la decisione. Si ricorda che alcuni cani cercavano la fuga mentre altri provavano ad attaccarmi? Bene, fino a quel momento, io avevo cercato la fuga, avevo passivamente accettato che gli eventi precipitassero. Era giunto il momento di attaccare.

La commessa del negozio di scarpe: era lei la causa di tutto. Era lei ad avermi consigliato l’acquisto di quelle scarpe. La rapii una sera.
Non fu difficile: appena mi avvicinai, svenne.

Fu lei, durante la prigionia, a darmi l’idea di portare la mia vendetta a più alti livelli. Ecco perché lei è qui. Lei, il proprietario della infame ditta che osa pubblicizzare le proprie scarpe come “nemiche dei cattivi odori”, è lei il vero e unico responsabile della mia situazione di infelice.
Rapirla è stato più difficile, ma alla fine ce l’ho fatta. E oggi, finalmente, avrò la mia vendetta.

Ho acquistato questa casa. Isolata, non c’è nessuno nel raggio di chilometri: nessun essere umano, nessun cane. Siamo soli: noi due soli, chiusi in questa cantina, senza finestre. Sono tre giorni che dormo senza togliere le scarpe: tre lunghi giorni che continuo a calzare ininterrottamente i suoi terribili sandali. Adesso me li toglierò. E li lascerò qui, vicino a lei. Poi uscirò, chiudendo a chiave la porta della cantina. La lascerò solo insieme ai mefitici sandali.

Addio.

Basato su una storia (parzialmente) vera.

4 pensieri su “Incauto acquisto

  1. Forte… Conosco una coppia con contrastanti visioni riguardo il feticismo: se mi dai l’indirizzo del negozio potrei dirottarli verso una visione comune del problema :-)))

  2. Fino a che punto la storia è vera?
    Diciamo che lo sfortunato protagonista ha ancora una casa e un lavoro, inoltre i cani non lo attaccano più, da quando ha cambiato scarpe 😉

    P.S. Basato su una storia vera non significa che il protagonista sia io!

Lascia un commento