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Aperti in sé stessi

È una di quelle espressioni in grado di abbattere la mia voglia di proseguire la lettura di un testo: appena leggo che le persone con lo smartphone sono “chiuse in sé stesse” ho l’impulso di lasciar perdere il resto; se poi queste persone “non si rendono conto della realtà che le circonda”, resistere è quasi impossibile. Continua la lettura di Aperti in sé stessi

Di fatti e di bias

B00IN70LW4.01._SX280_SCLZZZZZZZ_V343842487_Sto leggendo News: Le notizie: istruzioni per l’uso di Alain de Botton.

Finora, il mio giudizio è riassumibile nel classico “è bravo ma non si applica”, anche se vista la quantità di libri che l’autore svizzero sforna probabilmente è più corretto il contrario, “si applica ma proprio non ce la fa”.
Nel libro ci sono alcune buone intuizioni sul mondo dell’informazione. Nulla di nuovo per chi conosca un po’ il tema, ma comunque intuizioni interessanti e esposte in maniera molto accattivante.
Il problema è come queste intuizioni vengono sviluppate da de Botton che dimostra una ossessione per l’idea che il giornalismo debba contribuire alla prosperità (flourishing) dell’umanità. Continua la lettura di Di fatti e di bias

Se c’è qualcosa che mi spaventa

Le uniche condizioni necessarie per essere genitori e per creare una famiglia sono amare e coccolare i bambini tutto il resto è secondario, nonostante quanto dica il Moige di turno o le gerarchie clericali. E noi siamo una famiglia a tutti gli effetti. Se c’è qualcoa che mi spaventa è la società, non le domande dei miei figli.

Testimonianza di Francesco, insieme ad Arthur padre di Violetta e Niccolò. Testimonianza raccolta da Chiala Lalli in Buoni genitori, Il Saggiatore 2009.

A volte mi dico che sono fortunato ad essere eterosessuale, perché se fossi stato omosessuale la vita sarebbe stata molto più dura. Mi piacerebbe vivere in un mondo dove un pensiero simile è privo di senso.

In fila per tre

Secondo Lenin, gli operai tedeschi, prima di occupare una stazione ferroviaria, acquistano il biglietto.

Come politico, attualmente Lenin non gode di buona fama, ma come sociologo, almeno a giudicare da questo aforisma, non è da disprezzare. I tedeschi amano stare in fila: la fila ha qualcosa di esteticamente, forse anche eroticamente, appagante.

Se, mentre i tedeschi sono in fila a una cassa del self-service, ne apre un’altra, loro non si spostano, rimangono dove sono. I nuovi arrivati, ovviamente, si accodano: la lunga e ordinata fila è molto più attraente della cassa vuota, pronta a farci pagare senza neppure un minuto di attesa.

La fila per andare alle toilette avanza con rigido ordine: tu entri se e solo se uno esce, altrimenti resti fermo. Così, se c’è un bagno libero ma c’è la fila, tu non entri, perché l’unico ordine previsto è “uno esce – uno entra”. La possibilità di entrare senza che nessuno sia uscito è, semplicemente, inconcepibile.

Pregiudizi? Sicuramente sì. È ingiusto, in tempi di Unione Europea, lasciarsi andare a simili generalizzazioni e affermare che tutti i tedeschi sono così. Diciamo che sono così i tedeschi incontrati in una area di servizio prima di Ulm il 28 luglio 2007. In tutta la Germania saranno sì e no 150 i tedeschi così. Ed erano tutti lì.

Prima di Trento

Il 39 percento dei polacchi, il 19 degli spagnoli, il 18 degli italiani, il 14 dei francesi e il 13 dei tedeschi sono convinti che gli ebrei siano i responsabili della morte di Gesù Cristo.
Sono i dati di una ricerca della Anti Defamation League.

Curioso che quasi la metà dei polacchi non conosca il catechismo della Chiesa Cattolica: si dice siano molto devoti. E dire che ne hanno avuto di tempo: già nel catechismo del concilio di Trento (art. 62) si legge:

Più strettamente sono avvinti da questa colpa coloro che più di frequente cadono in peccato. Perché se i nostri peccati trassero Gesù Cristo nostro Signore al supplizio della croce, coloro che si tuffano più ignominiosamente nell’iniquità, di nuovo, per quanto è da loro, crocifiggono in sé il Figlio di Dio e lo disprezzano (ibid. 6,6), delitto ben più grave in noi che negli Ebrei. Questi, secondo la testimonianza dell’Apostolo, se avessero conosciuto il Re della gloria, non l’avrebbero giammai crocifisso (1 Cor 2,8), mentre noi, pur facendo professione di conoscerlo, lo rinneghiamo con i fatti e quasi sembriamo alzar le mani violente contro di lui.

Un dato ancora più interessante è il potere degli ebrei: per il 53 percento degli spagnoli, il 49 dei polacchi, il 42 degli italiani, il 28 dei francesi e il 21 dei tedeschi gli ebrei hanno troppo potere nel mondo degli affari. Se avessero chiesto a me, avrei risposto: troppo rispetto a cosa?

L’orgoglio del pregiudizio

Pregiudizio è una parola con una brutta fama: avere dei pregiudizi è considerata brutta cosa, ed ancora più brutto è essere una persona piena di pregiudizi.
Tuttavia andando a leggere il dizionario, arbitro imparziale sulle questioni di significato delle parole, si scopre che il pregiudizio è semplicemente l’opinione non basata sulla conoscenza diretta.

È quindi chiaro che il pregiudizio è una necessità: non è possibile non avere pregiudizi. Continua la lettura di L’orgoglio del pregiudizio

Miti dell’odio

Non sempre la verità ha importanza. Vi sono discorsi, ad esempio le fiabe, dove l’essere vero o falso non ha praticamente alcun ruolo.
Questo non avviene solo con le fiabe: la storia dei Protocolli dei Savi di Sion è una tragica conferma di questo fatto.

Questa storia è narrata da Will Eisner ne Il complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion (Einaudi Stile Libero, 2005). Nonostante il titolo, in realtà questa storia non è affatto segreta: è al contrario molto conosciuta, anche se purtroppo la cosa, come accennato, non ha importanza. Continua la lettura di Miti dell’odio