In fila per tre

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 3 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Secondo Lenin, gli operai tedeschi, prima di occupare una stazione ferroviaria, acquistano il biglietto.

Come politico, attualmente Lenin non gode di buona fama, ma come sociologo, almeno a giudicare da questo aforisma, non è da disprezzare. I tedeschi amano stare in fila: la fila ha qualcosa di esteticamente, forse anche eroticamente, appagante.

Se, mentre i tedeschi sono in fila a una cassa del self-service, ne apre un’altra, loro non si spostano, rimangono dove sono. I nuovi arrivati, ovviamente, si accodano: la lunga e ordinata fila è molto più attraente della cassa vuota, pronta a farci pagare senza neppure un minuto di attesa.

La fila per andare alle toilette avanza con rigido ordine: tu entri se e solo se uno esce, altrimenti resti fermo. Così, se c’è un bagno libero ma c’è la fila, tu non entri, perché l’unico ordine previsto è “uno esce – uno entra”. La possibilità di entrare senza che nessuno sia uscito è, semplicemente, inconcepibile.

Pregiudizi? Sicuramente sì. È ingiusto, in tempi di Unione Europea, lasciarsi andare a simili generalizzazioni e affermare che tutti i tedeschi sono così. Diciamo che sono così i tedeschi incontrati in una area di servizio prima di Ulm il 28 luglio 2007. In tutta la Germania saranno sì e no 150 i tedeschi così. Ed erano tutti lì.

2 pensieri su “In fila per tre

  1. Per riprendere un classico: non sono ad essere xenofobo, sono loro che sono tedeschi!
    Scherzi a parte, in questa vacanza mi sono un po’ innamorato della Germania: bellissime città e, soprattutto, ottimi dolci! 😉

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