Prima classe

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Pellizza da Volpedo, Quarto Stato

Come al solito, salgo su una delle ultime carrozze del treno, così a Milano Lambrate trovo subito il sottopasso che mi porta alla fermata del tram: trucchi da pendolare, si risparmiano anche cinque minuti. Ma questa mattina non devo scendere a Lambrate: la mia stazione sarà Milano Centrale, ed è meglio andare in una delle carrozze in testa al treno.
Inizio ad attraversare il convoglio: alcune carrozze di seconda classe, un paio di prima e poi tutta seconda classe fino al locomotore.

In prima non ci sono né stranieri né valigie. Ma, a parte questo, non ci sono molte differenze tra i passeggeri di prima e quelli di seconda classe. Le facce sono le stesse: nelle due classi si alternano barbe incolte e volti perfettamente rasati, visi imbellettati dal trucco e naturali, pettinature perfette e ciuffi ribelli. Anche l’abbigliamento è identico: qualcuno è in giacca è e cravatta, la maggior parte ha vestiti leggeri, quelli usciti di casa quando c’era ancora il fresco della notte una giacca. Borse, borsette, ventiquattrore in pelle e zaini sono ugualmente diffusi nelle due classi e lo stesso vale per scarpe da ginnastica, mocassini e sandali.
Sia in prima che in seconda classe si sonnecchia, si leggono libri e giornali, qualcuno usa il computer portatile.

Un giorno Giovannino Guareschi prese un treno per Brescello. Biglietto di prima classe, ovviamente. Se non erro, indossava un paio di pantaloni di tela, dei sandali e una camicia mezze maniche: nel vederlo vestito così gli altri passeggeri pensavano a una carrozza declassata oppure a un passeggero di seconda o terza classe imboscato.
Il viaggio di ritorno avvenne sempre in prima classe ma, siccome la moglie gli impose tutt’altro abbigliamento, nessuno ebbe da ridire, nonostante il biglietto acquistato fosse, per un malinteso, di seconda classe.

Oggi Guareschi non potrebbe più raccontare nulla di simile: i passeggeri di prima classe sono come quelli di seconda, prezzo del biglietto a parte.
Forse è una vittoria dei trinariciuti comunisti: niente più differenze tra classi. Più probabilmente, chi viaggiava in prima classe ai tempi di Guareschi oggi non prende più il treno.
Vale la pena evidenziare un paio di dettagli: i quotidiani della prima classe, a parte gli onnipresenti Corriere e Repubblica, sono Il Sole 24 ore e Il Giornale, quelli della seconda Il Manifesto e L’Unità; il portatile in seconda classe serve per lavorare, in prima per guardare film e giocare. Qualcosa vorrà dire.

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