Etiche esplose

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 11 mesi fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Sam Harris, nel già citato articolo del Boston Globe, introduce il seguente fondamento razionale della moralità:

The truth is that the only rational basis for morality is a concern for the happiness and suffering of other conscious beings. This emphasis on the happiness and suffering of others explains why we don’t have moral obligations toward rocks. It also explains why (generally speaking) people deserve greater moral concern than animals, and why certain animals concern us more than others. If we show more sensitivity to the experience of chimpanzees than to the experience of crickets, we do so because there is a relationship between the size and complexity of a creature’s brain and its experience of the world.

La moralità riguarda dunque gli altri esseri coscienti. Escludendo la parte sulla felicità e la sofferenza, più che una fondazione razionale Harris sembra proporre una semplice constatazione empirica: non avvertiamo obblighi morali verso i sassi e, per quanto riguarda gli animali, più questi sono evoluti più ci sentiamo moralmente coinvolti nei loro confronti.

Questa semplice constatazione, tuttavia, fa letteralmente esplodere il discorso morale.
La scienza medica propone nuove situazioni nelle quali il discorso sulla coscienza si fa ogni volta più ambiguo e sfumato. È necessario che il discorso etico diventi bioetico.
Già Harris, nel suo breve passaggio, introduce i diversi livelli di coscienza del regno animale: una cavalletta non ha la coscienza di uno scimpanzé, ha cioè un modo diverso, si suppone meno ricco, di fare esperienza del mondo. È necessario che il discorso etico diventi, se mi passate il neologismo, zooetico.
È possibile che questi livelli diversi non si applichino solo agli animali: anche un robot particolarmente evoluto potrebbe diventare moralmente rilevante. È necessario che il discorso etico diventi roboetico, e qui il neologismo già esiste.

Un interrogativo: quanto queste diverse discipline possono formare un discorso unitario? E, soprattutto, quanto questo discorso unitario può essere compreso da chi non conosce i dettagli della medicina, della zoologia e della robotica?

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