Dubbi incomprensibili

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 8 mesi 13 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Giuliano Ferrara, il noto giornalista italiano, è stato invitato al Meeting di Comunione e Liberazione del 2005. L’editore Solfanelli pubblica adesso il testo del suo intervento, insieme ad altri due saggi intitolati Noi “atei devoti” insofferenti del laicismo e In che senso e perché adesso Machiavelli deve convertirsi.

Il titolo del libricino è Non dubitare contro la religione laicista, in riferimento ad uno dei temi dell’ultimo capitolo: la necessitò di rinunciare al dubbio sistematico tipico dell’etica laica.
Questo è comunque solo uno degli aspetti della complicata analisi di Ferrara, il cui nodo principale è una lunga e accalorata critica a quello che si può chiamare laicismo ideologico.

Laicismo ideologico

Cosa è il laicismo ideologico?
Vediamo come lo caratterizza Ferrara in alcuni passaggi del testo:

[…] La riduzione del liberalismo moderno a ideologia unidimensionale, al secolarismo non come neutralità tra le religioni e le filosofie dell’esistenza bensì come separazione e conflitto tra etica pubblica e religione privata. […] La libertà civile negata dal secolarismo postmoderno fattosi ideologia, storicismo radicale, relativismo assoluto e pensiero unico desiderante, linguaggio e metodo che sostituiscono la realtà e la sua riflessione razionale […] (pag. 11).

[…] La ragione strumentale, la ragione che non è più nutrita, non di religione, non di rivelazione, ma nemmeno di un senso metafisico, ontologico, filosofico, di ciò che siamo e di ciò che significhiamo […] (pag. 25).

Giuliano Ferrara, Non dubitare

Qui si può ammirare appieno la prosa di Ferrara: una rapida sequenza di parole tutt’altro che coerente il cui scopo è dare una parvenza di argomentazione.
“Secolarismo postmoderno desiderante”, “ideologia unidimensionale” e “relativismo assoluto” sono bellissimi termini che ricordano le improbabili armi dei cartoni animati giapponesi, come la “alabarda spaziale”, i “boomerang elettronici” e il “tuono spaziale”.

Dietro queste parole, comunque, una argomentazione c’è, anche se ben nascosta, che si può così sintetizzare: lo stato laico ha espulso la dimensione religiosa; uno stato non può sopravvivere senza valori; per sopravvivere, lo stato laico diventa laicista erigendo il relativismo a valore religioso (il relativismo assoluto); il laicismo tende a sostituire la religione e a limitare la libertà.
La cura proposta da Ferrara è semplice: rinunciare al relativismo assoluto, limitare il dubbio abbracciando i valori religiosi o almeno assegnando loro uno spazio importante all’interno della società civile.

Fede, dubbio e laicità

L’indole relativista porterebbe a pensare che, forse, su temi come il rapporto tra fede e dubbio e tra religione e società laica i vari partecipanti al meeting di CL ne sanno più dell’autore andando, con umiltà, a mettere in discussione le proprie certezze sull’argomento. Ma non si vuole cedere a questa pericolosa deriva relativista e pertanto, a malincuore, si afferma con decisione: “Ferrara non ha capito un cazzo! E neppure i partecipanti all’incontro, a meno che non abbiano taciuto per cortesia”.
Ma andiamo con ordine.

Ferrara presume che chi ha fede non conosce il dubbio. È semmai vero il contrario: chi non conosce il dubbio non può avere fede.
Senza dubbio la fede è in realtà semplice quieto vivere: la fede richiede tribolazione e quindi dubbio. Nei Vangeli Pietro dubita non poco, rimediando anche figure barbine: ad esempio quando, spaventato dalla tempesta, non riesce a camminare sulle acque (Mt 14, 28-31). E questo San Pietro, non un Giuliano Ferrara qualunque, con rispetto parlando.
Se non è messa in discussione con sincerità, e ovviamente riaffermata con la stessa sincerità, non è vera fede.

Nel discorso di Ferrara vi è un’altra confusione imbarazzante: quella tra regole del gioco e svolgimento del gioco (grosso modo, ma molto grosso, è anche la differenza tra stato e società).
La distinzione, come tutte le distinzioni, è labile e mutevole ma, per quanto di fatto possa risultarne difficile l’applicazione, rimane comunque valida di principio ed è quindi errato non tenerne conto.

Come non è un problema che le regole del gioco non contengano indicazioni sulla strategia da seguire (le regole degli scacchi non prescrivono quando effettuare un arrocco, le regole del calcio non prevedono se sia meglio la marcatura a uomo o a zona), così non è un problema che lo stato laico sia privo di valori.
Le regole, è persino banale dirlo, regolano il gioco, non lo determinano. Similmente, lo stato non deve e non può determinare la società, ma semplicemente regolarne lo svolgimento.
Se, come sembra sostenere Ferrara, lo stato ha abbracciato alcuni valori, o addirittura ne ha costruiti di nuovi, la soluzione non è un ritorno alla tradizione della chiesa e della religione: lo stato deve vivere senza valori.

La distinzione, si è detto, è labile, ed è inoltre possibile che alcuni comportamenti, pur non essendo esplicitamente contro le regole, mettano in pericolo l’esistenza del gioco. In questo caso è ovviamente necessario cambiare le regole, tuttavia tenendo sempre presente il principio di neutralità sopra espresso.
I matrimoni omosessuali, l’aborto e la genetica sono tre “campi di battaglia” proposti da Ferrara, tre temi sui quali il relativismo assoluto desiderante mette in pericolo la società. È indubbio che su questi temi sia in corso una trasformazione della società ma, se per Ferrara si vanno affermando dei comportamenti dannosi e ne vuole proporre la limitazione o la proibizione, dovrebbe prima di tutto dimostrare la dannosità di questi comportamenti al di là di qualsiasi dubbio ragionevole, non limitarsi a sostenerne la incompatibilità con alcuni valori o punti di vista privilegiati (oltretutto sulla genetica Ferrara sembra avere le idee abbastanza confuse su cosa sia realmente possibile e quali effetti possa realmente avere sull’uomo, ma questo è un altro discorso).

Disegno intelligente

Vediamo una delle manifestazioni del laicismo ideologico: Darwin eletto a idolo e l’evoluzionismo a nuova religione.

Oggi c’è una grande discussione sul darwinismo, sull’evoluzionismo, e molta gente, anche molto colta, istruita, scientificamente molto preparata, sostiene che a occhio e croce nel modo in cui esiste e gira il mondo da noi conosciuto si vede la traccia di un disegno intelligente.
Per esempio questo nostro stare insieme qui, aver scelto di vederci, di parlarci, di esercitare la funzione e la libertà del linguaggio, per dirci delle cose, per comunicarci delle cose, ha un senso, un significato, è un elemento della realtà; ed ha un senso ed un significato perché è parte di una funzione, vocazione, posizione, degli uomini, delle donne, dei ragazzi, che non è riducibile al caso, né tanto meno alla necessità.

Commuove il fatto che gente molto colta e scientificamente molto preparata sostenga qualcosa “a occhio e croce”, ma non è certo questo il punto centrale dell’argomentazione di Ferrara, che si riassume così: “il meeting di CL e, soprattutto, la mia presenza al meeting sono qualcosa di inspiegabile secondo Darwin: può essere stato solo Dio a farmi così intelligente”.
Di fronte a una simile argomentazione, non vale nemmeno la pena osservare che un conto è la descrizione (“gli occhiali si appoggiano al naso”) e un altro è la spiegazione causale (“il naso è stato creato perché vi si appoggino gli occhiali”). Inezie.

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