Big Bigotto

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 9 mesi 11 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

La vulcanica (dopo averla vista al Festival della Scienza di Genova non so come altro definirla) Sylvie Coyaud a proposito della Lista per la vita di Giuliano Ferrara:

Sempre in tema di sofferenza, ammiro il programma elettorale di Giuliano Ferrara: no all’aborto, al preservativo, agli anticoncezionali, a ogni posizione che non sia del missionario. Però nella sua, aggiungerei un no ai test di paternità. Un 8% di elettori misogini e sessuofobi si trovano di sicuro, ma tutti milionari?

20 pensieri su “Big Bigotto

  1. C’è chi parla delle licenze dei tassisti, chi della privatizzazione di Alitalia, chi delle aliquote che vanno abbassate: questo argomento è almeno altrettanto[“altrettanto”, non “più”] importante

    L’accostamento è interessante.
    Potremmo rilasciare licenze di gravidanza, mettere un aliquota sui rapporti sessuali e privatizzare a una ditta svizzera il parto.

  2. considerando che ha pure dichiarato che l’autoerotismo va rivalutato e non ha mai fatto male a nessuno, sembra abbastanza chiaro che il limite temporale entro il quale ritiene che l’aborto vada proibito (vale a dire il “concepimento” – come a dire che sai quando succede di sicuro, un colpo un centro) è arbitrario, perché invece i soldatini sono sacrificabili… nonostante la dottrina catechistica dica di no

  3. Vabbè, le boutade erano d’obbligo perché la “battaglia” di Ferrara è una palese boiata.
    E poi l’uso corrivo di “eugenetica” e “nazismo”…
    ( Non che non ci siano state battaglie ben più fesse e pericolose in Italia- specie tra i radicali che ora fanno puttanesche scenate di prima mattina- ma questa è un’altra storia… )

    Però ora vedo il commento di Alex e i post tra “letture interessanti” e rileggo il tuo post, e mi pare che ci sia un fraintendimento non indifferente.
    Si ribatte: “Perché difendere la vita, ma non i soldati o le vittime di guerra?” o “Perché difendere la vita nell’aborto, e non le vite uccise dalla fame per colpe politiche dei nostri paesi?”

    Queste obiezioni si risolvono in una superficiale accusa di ipocrisia ( facilmente ribaltabile ), ma non dicono DOVE Ferrara ha torto.
    Ma soprattutto presuppongono che la questione stia su un piano politico.
    Infatti la guerra può essere giusta o ingiusta o sempre-ingiusta: chi accusa i sostenitori della guerra in Iraq di mandare gente a morire, li accusa di farlo SENZA UNA VALIDA RAGIONE.
    Però sostenitori e avversari sono ugualmente consapevoli che la vita dei soldati e dei civili ha un enorme valore: le divergenze sorgono nelle valutazioni politiche successive.

    Ferrara propone un percorso inverso.
    Ha detto chiaro e tondo che non intende toccare le tutele sull’aborto o proporre alcuna restrizione su quanto già vigente e vuole porsi su un piano valoriale.

    Afferma – non senza qualche ragione – che il valore di fondo che anima quelle leggi è vieppiù messo in discussione, e che nessun diritto ha sostanza se non si riconosce in linea generale la centralità del diritto alla vita.
    Da qui la sua “battaglia”.

    Neppure è (solo) una richiesta di certe tutele dare agli esseri umani nelle varie fasi della vita, in che sarebbe quella parte della politica detta “bioetica”.
    No, a monte lui vuole chiarire che senza il primato del diritto alla vita -o come si dice in filosofia: “l’irriducibile alterità” di ognuno- qualsiasi altra istanza su libertà o autodeterminazione perde di significato.

    Se tutto si limitasse a questo, sarei d’accordo fino all’ultima virgola di punteggiatura.
    ( Non so tu. )

    L’imbarazzo generale è provocato dal fatto che è strano proporre una generale battaglia culturale- in parlamento.
    La politica passa sempre per progetti specifici, e Ferrara non ne fa.
    Non propone maggiori sussidi alle madri, non chiede che si fornisca massiccia e capillare assistenza sanitaria anche agli immigrati irregolari( sono gli immigrati la fascia dove si abortisce di più ), non chiede che nelle scuole venga spiegata in maniera chiara e non apologetica le ragioni che hanno portato alla legge sull’aborto…
    Da qui il lecito sospetto che dietro la presa di posizione in difesa del diritto alla vita ci siano secondi fini, anzi: progetti celati ed inconfessabili.

    Ma soprattutto, questa strampa pretesa di fare pura politica sui valori! La politica si basa su una pluralità di interessi e molteplici principi sulla cui attuazione è necessario mediare.
    Ma ve lo immaginate in parlamento un partito della vita, un partito della pura libertà, uno della giustizia, uno dell’eguaglianza, uno della sicurezza…?
    Avremmo una guerra civile tra i vari valori della costituzione.
    Qualcuno la chiamerebbe politica?

    ciao, Eno

  4. @eno: Grosso modo condivido quello che hai scritto… grosso modo perché il diavolo è nei dettagli, ma adesso non ho tempo di entrare nei dettagli.
    Ne approfitto per mettere in chiaro una cosa (che magari era già chiara, ma meglio ribadirla): non necessariamente condivido gli articoli che segnalo in letture interessanti. Il concetto non è “sono d’accordo quindi lo segnalo”.

    Ciao

  5. “No, a monte lui vuole chiarire che senza il primato del diritto alla vita -o come si dice in filosofia: “l’irriducibile alterità” di ognuno- qualsiasi altra istanza su libertà o autodeterminazione perde di significato.”

    Non credo che Ferrara sia capace di formulare questo principio in questi termini…;)

    Sull’aborto, il vero problema è: un feto, quando diventa “vivo”? Di certo non sono “vivi” spermatozoi e cellule uovo, perchè dovrebbe essere “vivo” lo zigote?

    Non c’è una legge di natura a distinguere nettamente la “vita” dalla “non-vita” (pensa ai virus, o ai cristalli: sono “vivi” o no?). La “vita” non è una “idea” che vive in mondo platonico, o una legge di natura: è una classificazione umana (e imprecisa) di un insieme di fenomeni che regolano lo sviluppo di strutture organiche complesse.

    Detto questo, dal punto di vista LEGALE si considera CLINICAMENTE morto un essere umano il cui elettroencefelogramma sia piatto (da più di sei ore). Per questioni di coerenza LEGALE non si potrebbe considerare vivo un essere umano il cui cervello non funziona ancora. O, peggio, il cui sistema nervoso centrale non è neppure completamente formato.

  6. non so se il riferimento alla guerra derivasse dalla lettura del mio commento, comunque io dicendo “soldatini” non intendevo certo quelli in divisa. a meno che onan non avesse un esercito

  7. @Kirbmarc: Ferrara si è espresso esattamente in quei termini: “Il nodo è comprendere che abbiamo a che fare con un altro, poco storie!” o roba così…

    Per il resto, ho già detto che non si sta dibattendo sull’inizio della vita o la sua dignità – faccenda in cui la biologia entra appena verso le 10 del mattino e il diritto solo a fine giornata -, ma del primato di certi principi su altri.
    bye, Eno

  8. @eno:
    1. Quella vignetta di Vauro non mi sembra così terribile: la leggi come generica accusa di ipocrisia, ma può anche essere una giusta accusa di incoerenza: se per Ferrara la vita umana è al centro, deve esserci sempre, non a fasi alterne.
    Sono comunque d’accordo che il problema è soprattutto altrove. E questo ci porta a
    2.

    ho già detto che non si sta dibattendo sull’inizio della vita o la sua dignità

    La questione è complessa, e sicuramente riguarda anche il «primato di certi principi su altri». Ma la questione aborto riguarda anche i concetti di vita, vita individuale e persona.
    Se stabiliamo che non c’è vita prima di X mesi, non c’è alcun conflitto tra principi…

  9. C’è un equivoco.

    Una cosa sono i principi, diciamo pure: il “bene” e il “male”, e un’altra la loro attuazione.

    “La vita personale non è una brocca che posso frantumare a piacimento o per utilità” è un principio universale, forse anche il più importante.
    Tuttavia, non è il solo, non si presenta mai da solo e non è detto che debba prevalere sugli altri nell’attuazione.

    Solo la prudentia, cioè la comprensione della complessità di una certa situazione e dei vari principi in gioco, mi dirà se è lecito uccidere o no.
    Questo vale per i diversissimi casi della guerra o dell’aborto: le circostanze ci possono dire se il principio della vita personale prevale o meno, ma – salvo casi ideologici che oggi in Italia NON SONO PRESENTI – anche chi ritiene che la data circostanza legittimi una guerra si appella al valore della vita e ai suoi annessi: libertà, giustizia, benessere…
    Vauro, strumentalmente o forse perché non ne capisce molto dipolitica, fa finta di ignorarlo.

    Viceversa, Ferrara è convinto– e su questo, al di là delle valutazioni, ha del tutto ragione – che in Italia SPESSISSIMO si contesta che la rilevanza del principio della vita nei casi di aborto, e ci si appella in modo esclusivo al diritto di autodeterminazione, più raramente a quello di salute, quasi mai a quello di maternità dignitosa.

    Cmnq, si può anche pensare che Ferrara abbia torto: ciò non toglierebbe che la sua posizione è coerente per aborto e guerra.

    Quanto al nesso tra inizio della vita e principi, siamo d’accordo che i principi sulla vita personale si applicano… solo dove c’è vita personale! 🙂
    Ma suvvia, non mi dirai che la gente va in piazza perché ritiene che prima di tot giorni, sulla base di una attenta analisi bioetica o di un articolo di Science, non c’è vita!
    La gente manifesta perché ritiene che venga messa in discussione la 194, che si stia creando un clima di diffidenza culturale verso chi abortisce o –in alcune frangie – perché ritiene che il valore dell’autodeterminazione della donna( e si badi: non della madre ) debba essere l’unico in gioco.

    ciao, Eno!

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