Una domanda a Julian Assange

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 1 mese 20 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Se mai dovessi incontrare Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, il sito la cui missione è divulgare i segreti più segreti di stati e multinazionali, gli porrei una semplice domanda: «Signor Assange, se un sito internet simile, nello spirito e negli intenti, a WikiLeaks decidesse di divulgare i segreti di WikiLeaks – come dettagli su finanziatori, fonti – in nome della trasparenza, e basandosi sul fatto che WikiLeaks ha, al momento, più importanza di molti governi nazionali, lei come reagirebbe?».

Non si tratta, ci tengo a precisarlo, di una domanda retorica o di una accusa di ipocrisia: mi interesserebbe davvero conoscere la risposta di Assange.

8 pensieri su “Una domanda a Julian Assange

  1. – Invidiabile! Ragazzo, davvero invidiabile!

    Ecco quello che mi aspetto rispondererebbe, considerando che quanto finora riportato non riesce a sorprendermi più di un trafiletto di lo sapevate che… della settimana enigmistica.

    Ho provato a rileggere sommariamente le informazioni diffuse e di documenti nel senso che mi aspettavo io neanche l’ombra….

    Per il momento lo potremmo derubricare a fenomeno di arma di distrazione di massa

    Un Sorriso

  2. @ Ivo.

    Sicuramente è peculiare che l’organizzazione che si prefigge la trasparenza assoluta sia costretta, per lavorare, ad una assoluta segretezza. Ma questa secondo me è una distorsione dell’ordinamento giudiziario sulla libertà di stampa. Ritengo credibile che Wikileaks non abbia nulla di imbarazzante da nascondere sul suo modo di operare (per dirne una, l’uso di tangenti); la trasparenza metterebbe soltanto in discussione la sua stessa esistenza*.

    Io darei rifugio politico ad Assange. Purché non parli male di me… Non credo però che si fiderebbe di uno stato sovrano dove i servizi segreti stranieri possono permettersi di rapire a piacimento cittadini musulmani.

    @ Il più cattivo.

    La tesi che non c’è scritto nulla di nuovo va molto in giro per la rete. E certo, molte cose sono risapute: per esempio che Berlusconi è uno zimbello internazionale. Ma mentre prima chi osava dirlo veniva tacciato di anti-italianità, ora a dirlo sono gli ambasciatori americani. Il che fa una bella differenza.

    Insomma, finché non ci sono i documenti non se ne può parlare perché anche se risaputo è una cosa indicibile. Quando finalmente è dicibile, è inutile parlarne perché risaputa.

    Infine, i documenti vengono publicati poco alla volta (giustamente, per non fare indigestione). E se già dall’antipasto risultano rivelazioni interessanti che non conoscevamo (per esempio quella delle navi militari vendute all’Iran, non proprio un’inezia), pare che i nostri politici siano molto più preoccupati di quello che potrebbe arrivare in futuro. Stay tuned.

    * Per te che sei filosofo politico e morale: su quali presupposti si fondano il segreto di stato, il segreto istruttorio, il segreto aziendale etc.? Se riesco a giustificare la punizione in termini di sanzioni lavorative per chi rivela questi segreti, perché danneggia la propria azienda/istituzione etc., non riesco invece a concepire la punizione per chi queste notizie le amplifica, portandole al pubblico. Per cui trovo che sia giusto che il Dipartimento di Stato americano scovi e punisca il suo dipendente ha mandato ad Assange un file segreto, ma nel momento che Assange ha la notizia, la possibilità che si diffonda per me deve essere garantita.

  3. Perdonami @tomate, ma perché se lo dicono gli ambasciatori americani farebbe differenza? Di certo non per la verità, neanche per tutti quelli che già lo sapevano, neanche per quelli che ormai negano anche l’evidenza pur di non ammettere che difendere SB sia l’unica possibilità….
    Un Sorriso in attesa di rivelazioni che davvero riescano a scuotermi o documenti che davvero provino quello che purtoppo immagino ma non posso di certo pubblicare.

  4. Il più cattivo,

    perché la tesi è che Berlusconi non sia considerato o sia considerato ridicolo sul piano internazionale, e finché questa è la valutazione di Bersani e Di Pietro contro quella dei suoi tirapiedi (per i quali è grande statista) sono chiacchiere, quando invece è la valutazione dell’ambasciatore americano in Italia è una cosa un tantino diversa. O no? Certo, l’effetto pratico non è devastante: però è una goccia, che pian piano erode il marmo. Fino a un po’ di tempo fa era impensabile che Berlusconi fosse un vecchio satiro arrapato, ed ora è patrimonio comune. Magari tra qualche mese sarà patrimonio comune che non è stato neanche un grande politico; e visto che la politica estera rimaneva la sua ultima fonte di propaganda, credo, spero che questa vicenda gli tarpi un po’ le ali.

  5. Nel mio piccolo ricordo che da sempre fuori “le mura italiane” SB sia sempre stato sbertucciato e finchè i suoi tirapiedi non hanno fatto cerchio intorno anche in Italia le informazioni riguardo la sua credibilità internazionale erano sempre le stesse. Comunque non comprendo (ma mi sembra che in rete non sia in solitudine) il perché di tanto clamore… aspettando di essere smentito

    Un Sorriso

  6. Oramai ho perso il treno: troppo impegnato con i pannolini, non posso più commentare i vostri commenti, scavalcato dall’attualità di nuove rivelazioni e dell’arresto di Assange.

    Vedrò di rifarmi in seguito.

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