Un farmaco pericoloso

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 18 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nel (vano) tentativo di formarmi una qualche opinione sulla attuale perenne  crisi finanziaria1, mi sono imbattuto in questa citazione:

Però c’è un germe di verità nella critica alla deregolamentazione. Sebbene non sia un esperto in materia, mi dicono che una delle fonti dei problemi attuali sia stata il rilassamento, durante l’amministrazione Clinton, delle regole sui prestiti a cui era soggetta Fanny Mae. Questo ha permesso di prestare soldi a persone meno qualificate di prima, che offrivano meno garanzie. Questo a sua volta ha aumentato la quantità di affari fatti da Fanny Mae; ha soddisfatto la domanda politica di aumentare il numero di persone che possiedono una casa; ed ha aiutato a condurre al disastro attuale.

Vale la pena di trarre una morale. A mio avviso la situazione ideale, nel mercato immobiliare e per molte altre cose, sarebbe un mercato interamente libero in cui il governo non giocasse alcun ruolo. Ma una volta che il governo interviene, avere meno regolamentazione non è necessariamente meglio che averne di più.

Ad esprimersi in questi termini, grassetti esclusi, è David Friedman (tradotto da Maurizio Colucci).

Se Friedman non è un esperto in materia, io lo sono ancora meno: diciamo che di economia ne capisco quanto Platone ne capiva di fisica quantistica2; mi limito, pertanto, a una semplice e ingenua considerazione, da aggiungere a quella di qualche giorno fa.

Il liberismo è una idea pericolosa, e va maneggiata con cura. È quello che, se ho capito bene, afferma Friedman quanto ammette che, in determinate condizioni (che sono poi le condizioni nelle quali ci troviamo), avere meno regole può essere meglio che averne di più.
Possiamo pensare alla deregolamentazione come a un farmaco, ossia un veleno che, se assunto nelle giuste dosi, può far guarire, ma se assunto nelle dosi sbagliate, può anche portare alla morte. E temo che qualcuno abbia sbagliato le dosi.

  1. È da quando avevo dodici anni che sento dire che c’è crisi; l’unica differenza è che adesso sento dire che c’è grossa crisi. []
  2. E forse ne capisco ancora meno: pare che Werner Heisenberg sia stato un attento lettore del Timeo! []

25 pensieri su “Un farmaco pericoloso

  1. La farmacia di Platone (pardon, di Friedman).
    Lo Stato è il farmaco per eccellezza: veleno quando ce n’è troppo, rimedio quando è leggero, ben moderato, giusto arbitro contro il bellum omniun contra omnes.

  2. Friedman: “Non sempre avere meno regole è un bene, quando c’è il governo di mezzo.

    Ivo: “Non sempre avere meno regole è un bene.”

    Lo so, la frase intera l’avevi riportata prima. Ma la prima parte senza la seconda non mi pare una buon resoconto del pensiero di Friedman.

    Il liberismo è una idea pericolosa, e va maneggiata con cura.

    E il governo? Quella non è un’idea pericolosa? 🙂

    __

    In secondo luogo: mi sarei aspettato una riflessione sul fatto che il problema è stato causato dal governo. Una reazione stupita, una nota, qualcosa. A me la parte che ha colpito di più è proprio quando ha fatto vedere che sul mercato libero il collasso non si sarebbe verificato (in quanto sul mercato libero quelle persone non avrebbero ottenuto un prestito). Ma de gustibus; ognuno ha le sue preoccupazioni.

    In terzo luogo, trovo che questo articolo sia un’ottima risposta al tuo post precedente, in cui chiedevi cosa significa che il liberismo non è mai stato attuato. Questo post fa vedere cosa significa: non si può parlare libero mercato se c’è un governo che lo distorce. In questo caso particolare, il governo fa sì che gli investitori corrano dei rischi che nel libero mercato non avrebbero corso, perché confidano nel fatto che il governo impedirà alla società di fallire. Questo porterà a collassi che in un libero mercato non si sarebbero verificati.

    Insomma, ci sono tanti bei concetti nell’articolo. Soffermarsi su una postilla in cui si descrive un “problema del liberismo” (che tra l’altro è anch’esso causato dal governo) mi sembra come fare un torto all’articolo stesso.

  3. sarà colpa del governo e non del mercato, ma mi sovviene un dubbio: quelle aziende che prestano soldi anche ai pensionati e “fino a 90 anni!”, come fanno a non soccombere? perché la vita media di un italiano è attorno ai 75 anni, come ben sanno alle assicurazioni (e infatti le polizze-vita diventano sempre più care man mano che invecchi), e prestare soldi a un 90enne è come buttarli nel… fuoco del caminetto.

    il mio dubbio è: se il mercato è così sano, come fa a tappare i buchi che si creano prestando soldi a “persone meno qualificate”? non è che queste aziende scaricano i rischi da qualche parte nel vasto mare del disorganizzato e furbesco mercato italico? (per non dire: “non è che provano a metterlo in quel posto a tutti?” – il debito, chiaro)

    non è il governo a farlo. a meno che mr. b. non abbia partecipazioni in quelle aziende. o non abbia chiesto un prestito, tanto ha, cosa, 74 anni? o qualcosa del genere.

  4. quelle aziende che prestano soldi anche ai pensionati e “fino a 90 anni!”, come fanno a non soccombere?

    Non ne ho la minima idea ma sulle prime questa cosa non mi sembra sorprendente. Basta fare un tasso di interesse così alto da compensarti del rischio altissimo che il novantenne passi a miglior vita. In questo modo l’assicurazione in media guadagna.

    Comunque probabilmente non è questa la spiegazione perché credo ci sia un limite legale ai tassi di interesse.

    Comunque per un’assicurazione non cambia nulla se una persona ha poca probabilità di pagare perché muore o per un altro motivo. In ogni caso la cosa conveniente per l’assicurazione non è mai di non assicurarti . Se sei ad alto rischio insolvenza, la cosa conveniente è assicurarti con un premio
    alto.

    non è che queste aziende scaricano i rischi da qualche parte

    Il punto è che sul mercato libero i rischi non si potrebbero scaricare da nessuna parte: ognuno sopporta in prima persona i rischi che prende. Ognuno sopporta i costi dei propri errori. Se uno può scaricare i rischi altrove è _sempre_ a causa dell’influenza del governo.

    Se io sto davvero offrendo soldi a 90enni con interessi che in media mi fanno perdere, significa che in qualche modo sta pagando il contribuente. Un’azienda non sopravviverebbe sul libero mercato con un passivo.

  5. @Luca Massaro: Il mondo è pieno di farmaci…

    @Maurizio: Ho corretto il passaggio incriminato, effettivamente poco chiaro.
    Quanto al resto: non sono sicuro che il mio commento precedente avesse bisogno di correzioni. Non metto in dubbio la correttezza delle analisi economiche: non avrebbe senso farlo.
    Più che critiche al liberismo, sono critiche a una certa immagine del liberismo come soluzione facile (immagine che non è certo di Friedman o di altri studiosi seri).

    Più in generale: se leggo qualcosa di interessante alla quale non ho nulla da aggiungere, la segnalo tra le letture interessanti; se ho qualcosa da aggiungere, per quanto stupido possa essere, ci scrivo un post, ma solo sulla cosa che ho da aggiungere.

  6. se ho qualcosa da aggiungere, per quanto stupido possa essere, ci scrivo un post, ma solo sulla cosa che ho da aggiungere.

    Ha perfettamente senso ciò che dici.

    Non ti preoccupare, quando ho le mestruazioni sono sempre un po’ tagliente.

  7. @maurizio: mi sembra che la tua visione del “libero mercato” sia un filino troppo ottimista.

    io vedo le multinazionali che piegano i governi alle loro necessità, tramite lobbies o corruzione. vedo intere popolazioni ridotte alla fame e schiavizzate, pur di produrre per il mercato. vedo l’antitrust, ovvero il mezzo che i governi provano a usare per controllare che il libero mercato non faccia danni, che non riesce a colpire i furbi come dovrebbe (per le suddette pressioni, lobbies, corruzioni?). insomma, non mi pare che i governi possano più fare niente e che tutto quello che accade sia da imputare unicamente a chi si muove nel “libero mercato” con in testa l’idea di “libero mercato” (e questa idea è “profitto, prendo tutto, sopravvive il più forte”, un “darwinismo” socioeconomico che tutte le persone dotate di buon senso e di etica hanno già rigettato con forza, ma i venditori no).

    ma l’ho già detto nell’altro post, io sono dalla parte sbagliata delle barricate, sono figlio di operai e ho fatto anche io l’operaio – non sono un padrone o figlio di padrone.

  8. Premetto che non sono un economista e quindi esprimo un parere ingenuo, piu’ per capire dove sbaglio che per offrire una chiave di lettura.

    La cosa che noto, pero’, e’ che una causa significativa di questa crisi e’ stata una mancanza di trasparenza dei mercati. Se agenzie di rating (would-be) indipendenti appiccicano tre A a delle forme di investimento che ora vediamo essere tutt’altro che “solide”, io ci vedo l’ennesimo modo di approfittare del “libero mercato” per arraffare soldi al povero investitore che crede di mettere i suoi risparmi in un investimento sicuro e si ritrova con della spazzatura.
    Ora, quali sarebbero i meccanismi del “libero mercato” che fanno in modo che una banca che facesse questo (che vende investimenti insicuri come sicuri) venga “tagliata fuori” dal mercato? Come fa il povero investitore a muoversi in questo campo se non puo’ fidarsi di nessuno?

    E’ in questo senso che io vedo come necessario un intervento dello stato: non come attore attivo nel mercato ma almeno come garante della trasparenza. Perche’ senza trasparenza il libero mercato e’ davvero solo e soltanto una giungla in cui il piu’ forte (chi “sa di piu'”) truffa il piu’ debole (chi “sa di meno”).

    Ed e’ in questo senso che secondo me e’ piu’ vicina al vero la semplificazione “la crisi e’ dovuta al troppo poco stato” che la sua opposta “la crisi e’ dovuta all’eccessivo intervento dello stato”.

  9. @ alex

    io vedo le multinazionali che piegano i governi alle loro necessità, tramite lobbies o corruzione.

    Le lobby sono un problema causato del governo, non del libero mercato. Vedi qui per l’argomentazione dettagliata.

    Per quanto riguarda la corruzione, essa è un problema del governo, non del mercato. (In un sistema di mercato chi corrompe dovrebbe sobbarcarsi i costi dei danni che causa agli altri; con il governo può scaricare questi costi sul resto del paese). Vedi qui per l’argomentazione dettagliata. (ed anche qui per il caso particolare della corruzione della polizia, anch’essa un problema dello stato).

    I problemi che tu denunci sono problemi veri. Ma la tua percezione delle cause di questi problemi potrebbe essere completamente sbagliata. Nella mia esperienza, un’analisi attenta rivela regolarmente che la causa del problema è lo stato, e la soluzione è il mercato. Questo è sempre molto sorprendente.

    vedo intere popolazioni ridotte alla fame e schiavizzate,

    dai governi…

    pur di produrre per il mercato.

    sembri avere un concetto di “produzione” che perde di vista il significato di questa parola. “Produrre” significa dare agli altri qualcosa di valore. (Qualcosa che loro stessi considerano di valore.) Ad esempio, se io scavo buche per terra e poi le ricopro, questa non è un’attività produttiva, in quanto quello che faccio non ha alcun valore per gli altri. (Ed è per questo che non mi pagano: non rendo in nessun modo la loro vita migliore.)

    Produrre significa rendere la vita degli altri migliore; significa dare loro qualcosa che loro ritengono importante, che aumenta la loro felicità, così come valutata soggettivamente da loro stessi. Una persona che “non produce” è una persona che non dà niente di valore agli altri; che non rende in nessun modo migliore la vita degli altri. (Ma allora, perché gli altri dovrebbero dare qualcosa a lei? Perché dovrebbe pretendere da loro qualcosa di più?)

    vedo l’antitrust, ovvero il mezzo che i governi provano a usare per controllare che il libero mercato non faccia danni,

    C’è evidenza che l’antitrust è un organo con cui il governo fa gli interessi delle grandi compagnie alle spese del paese. Vedi qui. Ad esempio, ci sono casi in cui l’antitrust punisce le compagnie per aver prezzi troppo bassi. In che modo questo dovrebbe essere a favore dei consumatori?

    In secondo luogo, i problemi che l’antitrust dovrebbe risolvere sono falsi problemi. Uno dei motivi è la concorrenza potenziale, (la paura che qualcun altro si inserisca nel mercato). Questo fenomeno impedisce ai prezzi del monopolista di salire a piacimento e alla qualità di diminuire a piacimento. Il monopolista, in parole povere, deve “rigare dritto” se vuole restare monopolista. L’unico caso in cui il monopolio è in grado di alzare i prezzi a piacimento e di diminuire la qualità a piacimento si ha quando il governo impedisce con la forza ai concorrenti di inserirsi nel mercato. Questo si chiama monopolio di stato. Ma allora, ancora una volta, la causa del problema è lo stato.

    Quindi il problema del monopolio è causato dal governo e non si avrebbe nel libero mercato. L’unico monopolio dannoso è quello coercitivo, il monopolio di stato (cioè quello su cui l’antitrust non fa niente). Invece, il monopolio in un mercato libero, in cui l’ingresso è libero, non è dannoso. Infatti, in questo caso, se c’è monopolio, è solo perché fa prezzi così bassi che i concorrenti non trovano modo di inserirsi e competere.

    che non riesce a colpire i furbi come dovrebbe (per le suddette pressioni, lobbies, corruzioni?).

    Assumendo che per “colpire i furbi” tu intenda “colpire i criminali”: c’è evidenza che il libero mercato produrrebbe agenzie di applicazione della legge molto più efficienti nel punire i crimini. Vedi qui.

    Quindi i problemi che citi (incapacità punire i colpevoli) sono problemi causati dal governo.

    l’idea di “libero mercato” (e questa idea è “profitto, prendo tutto, sopravvive il più forte”, un “darwinismo” socioeconomico

    Il libero mercato è l’assenza totale di violenza. Quindi è l’esatto contrario del darwinismo sociale. Il libero mercato è la condizione in cui ogni scambio è volontario: nessuno può effettuare coercizione su altri e costringerli ad uno scambio contro la loro volontà. Cioè: se voglio che tu mi aiuti a raggiungere i miei obiettivi, devo aiutare te a raggiungere i tuoi obiettivi. Non posso costringerti, devo convincerti. Quindi il libero mercato è l’assenza di coercizione. E’ l’assenza di violenza: se tu fai qualcosa, è solo perché lo ritieni conveniente per te. E’ perché hai valutato che la tua condizione migliorerà in conseguenza di ciò. Il governo, invece, introduce un elemento coercitivo. La definizione stessa di governo è “organo di violenza legalizzata”. Il governo è violenza e sopraffazione. Quindi il governo si avvicina molto meglio a ciò che tu definisci “darwinismo sociale”.

    Credo di averti dato abbastanza link nel caso ti interessasse mettere alla prova le tue convinzioni.

    Ciao

  10. @ alex:
    “io vedo le multinazionali che piegano i governi alle loro necessità”

    anche io, ma in effetti se il governo si piega ai voleri di qualcuno in particolare vuol dire che il mercato non e’ libero. capisco la frustrazione, ma la colpa sta tutta nelle multinazionali, nei governi, negli acquirenti delle multinazionali, negli elettori dei governi, ecc… non nel libero mercato. l’unica accusa che si puo rivolgere al libero mercato e’ FORSE quella di permettere la crescita di aziende fino al punto da poter influenzare i governi, ma considerando che salteranno sempre fuori temporanei monipoli naturali e che comunque alcuni mercati (e quindi prodotti, e servizi) non esisterebbero nemmeno se le aziende non fossero sufficientemente grandi, limitare per legge la dimensione delle aziende mi pare controproducente. e’ in effetti piu sensato limitare i governi.

    “insomma, non mi pare che i governi possano più fare niente”

    se i governi hanno gia favorito alcune multinazionali hanno gia fatto troppo direi.

    “questa idea è ‘profitto, prendo tutto, sopravvive il più forte’, un “darwinismo” socioeconomico che tutte le persone dotate di buon senso e di etica hanno già rigettato con forza, ma i venditori no”

    direi di no: se i venditori non l’hanno capito ma continuano ad avere successo vuol dire che neanche tutti i loro clienti lo hanno capito. quello che tu chiami darwinismo socioeconomico e’ semplicemente l’andare dal fruttivendolo che ha la frutta migliore e al prezzo piu basso, o comprare il computer piu veloce e piu economico possibile, ecc… tu la compreresti una macchina costosa, inefficiente, brutta e lenta solo per non provocare l’estinzione di un produttore dal brutale ecosistema del libero mercato?

    non e’ che non ci sono problemi, ad esempio i compratori di solito soffrono di un grande deficit di informazione (il sovrabbondante marketing non conta certo come informazione…), perche informarsi e’ costoso e richiede tempo, ma non e’ che i governi abbiano fatto molto su questo campo, quindi dovremmo darci da fare noi invece che aspettare loro.

    “se il mercato è così sano, come fa a tappare i buchi che si creano prestando soldi a “persone meno qualificate”?”

    ah, non so dove prendano i soldi le finanziarie che fanno prestiti a chi non riesce ad avere prestiti dalle banche normali. ma non so neanche quanti soldi in totale abbiano prestato, so che molte richieste vengono respinte (e sono in molti a fare ironia sui cosiddetti prestiti facili che in realta non sono tanto facili quanto sostengono gli spot, chiedono comunque garanzie di qualche tipo), e su quelle accettate chiedono interessi superiori alle banche tradizionali, quindi forse loro stanno “relativamente” in salute.
    mi preoccupano invece assai di piu i debiti delle banche “serie”: qualche mese fa e’ andato in onda un servizio su report in cui mettevano in evidenza come le banche nostrane (e straniere: americane e giapponesi) stessero vendendo copiose quantita dei propri debiti ai comuni italiani sotto forma di derivati, contratti che nessun amministratore pubblico era in grado di capire ma li firmavano lo stesso contando sulla crescita del mercato. mi ricordo in particolare un assessore del comune di napoli che aveva firmato un bel derivatone gigante, ma che davanti alla telecamera era tranquillissimo perche in quel momento in base all’andamento del mercato stavano guadagnando qualcosina. chissa come sono ridotti adesso… il problema ce l’hanno un sacco di comuni, da quello di 5000 abitanti a milano e credo anche roma. questa cosa va avanti da alcuni anni, in inghilterra appena si sono accorti della cosa hanno proibito tutto, in italia ovviamente no. col senno di poi e’ facile immaginare perche le banche mirassero a scaricare il proprio debito sulle pubbliche amministrazioni: se e’ una banca che rischia di fallire magari gli italiani potrebbero essere poco propensi a rifinanziarle con le proprie tasse i nostri banchieri da strapazzo, ma se falliscono i comuni pretendere l’intervento governativo e’ assai piu agevolole, anzi, a chiedere l’intervento dei governi saranno proprio gli amministratori locali, per evitare l’apocalisse provocata da loro stessi. non ricordo se nel servizio avessero tirato qualche somma sull’ipotetico totale dei derivati sottoscritti dai comuni italiani, qualcuno ha delle cifre? sarebbe curioso confrontare quei numeri in proporzione con quelli del debito delle banche americane, per capire quanto male siamo messi.

    @ maurizio:
    ok per il libero mercato che anche stavolta e’ innocente, pero sono in molti a giudicare una concausa della crisi gli artificiosamente bassi tassi di interesse applicati da greenspan che se non sbaglio tutti consideravano un monetarista da manuale. cosa salta fuori adesso, che greenspan ha fregato tutti per 15 anni o che i monetaristi tipo milton friedman avevano torto marcio? se non il liberismo e’ morto il monetarismo? passeremo dal condannare l’interventismo a 360 gradi keynesiano al condannare OGNI tipo di intervento delle banche centrali? elimineremo le banche centrali? non sarebbe un clamoroso passo in avanti verso l’anarco-capitalismo? ovviamente quando (o SE) sara passata di moda la versione internazionale del tremontismo…

    nel breve termine il tesoro americano farebbe meglio a tenere chiuso il portafogli e lasciare che le banche moribonde schiattino? in effetti qualcuno al tesoro ha ammesso che quei 700 miliardi non sono stati calcolati di preciso, hanno semplicemente scelto una bella cifra grossa per dare un “segnale positivo” alle borse.

  11. Ho cominciato a leggere la traduzione di Maurizio dell’articolo di Friedman… confermo il mio disclaimer iniziale, le mie erano considerazioni ingenue… 🙁

  12. io invece non cambio idea. tante parole e tanta teoria su come è bello il mercato libero, ma le cose vanno diversamente.

    dare la colpa allo stato se il mercato corrompe i governi tramite lobbies è più o meno fare lo steso ragionamento dei nazisti che ammazzavano 10 persone per ogni soldato tedesco uscciso dai partigiani e dicevano che era colpa dei partigiani.

  13. “dare la colpa allo stato se il mercato corrompe i governi tramite lobbies”

    scusa ma se il governo decide di lasciarsi corrompere la colpa non e’ ANCHE del governo? e poi come fai ad impedirlo? stai per caso sostenendo che il governo dovrebbe fare un bel decreto legge per autoproibirsi di prendere mazzette? hai mai funzionato nell’intera storia dell’umanita? fai prima ad eliminare il governo, no?

  14. se non ci fossero i “buoni”, i “cattivi” non potrebbero far loro del male. quindi è colpa dei “buoni”. dovremmo eliminarli tutti, solo così potrà sparire il male dalla faccia della terra…

  15. @alex

    Mi pare che non ti sforzi di capire (non hai evidentemente letto il primo link). Comunque…

    Il fenomeno delle lobby consiste in questo. Consideriamo una legge che causa al paese un danno netto, ma che allo stesso tempo dà un grande beneficio ad un piccolo gruppo di interesse concentrato (che chiamiamo lobby). Ad esempio, un dazio (che, come noto, impoverisce i cittadini ma arricchisce certe industrie locali). Questa legge “inefficiente”, che danneggia il paese, sarà approvata o no dallo stato?

    Chiediamoci: quali sono gli incentivi per tutte le parti in gioco? Quali sono gli incentivi per i cittadini da una parte e per i membri del gruppo di interesse dall’altra? E quali sono gli incentivi per i politici?

    Il punto fondamentale è: ciascun cittadino ha _pochissimo_ da perdere dall’approvazione di quella legge. Invece ciascun membro del gruppo di interesse ha _moltissimo_ da guadagnare dall’approvazione di quella legge.

    Quindi, ciascun membro della lobby sarà disposto ad investire una grande quantità del proprio tempo e del proprio denaro per far approvare quella legge. Invece, ciascun cittadino sarà disposto ad offrire pochissimo, o niente, per quella legge particolare (ce ne sono così tante altre di cui dovrebbe preoccuparsi).

    (A questo si aggiunge il fatto che i membri della lobby riescono a coordinarsi molto meglio dei cittadini, dato che sono molti meno. E si aggiunge il fatto che moltissimi cittadini non si rendono conto che la legge li danneggia, perché non hanno studiato economia.)

    Quindi, sommando tutti i contributi, risulta che la quantità che i membri della lobby saranno disposti ad offrire ai politici per approvare quella legge sarà maggiore della quantità che i cittadini saranno disposti ad offrire per _non_ approvarla

    Quindi quella legge inefficiente sarà approvata. E’ un fatto matematico.

    Quindi la lobby è un problema intrinseco nello stato, e specialmente nello stato _democratico_. E’ un problema della democrazia.

    Resta da dimostrare che non è un problema del mercato libero. Cioè che nel libero mercato il problema non si avrebbe. Il motivo è semplicemente che nel libero mercato nessuno può scaricare i costi sugli altri. Ciascuno sopporta in prima persona i costi dei propri crimini. Cioè, sul libero mercato, se una lobby volesse corrompere i legislatori e convincerli ad introdurre quella legge, dovrebbe pagare un a cifra così alta che compenserebbe esattamente il danno che fa agli altri. Quindi la lobby dovrebbe sborsare una cifra così alta che annullerebbe interamente il beneficio per lei di quella legge. Quindi la lobby non cercherebbe di farlo. Quindi nel mercato libero il potere delle lobby sarebbe annullato. Quindi il mercato libero non possiede il problema delle lobby.

    Ciao

  16. Qui ne sta uscendo un bel dibattito economico dal quale, sommessamente, mi tiro indietro.

    Solo una domanda: ma la corruzione avviene solo nei settori pubblici, o anche le ditte private si lasciano corrompere?

  17. @ivo :

    Trovi una risposta nel punto numero 8 qui.

    Il punto è che corrompere un privato ti costa molto di più che corrompere un dipendente pubblico.

  18. resta sempre da discutere su CHI corrompe. io non posso corrompere nessuno, perché non ho potere economico. il potere economico è in mano a chi si è buttato come un falco sul libero mercato, ha approfittato di tutto quello che poteva, e addesso si trova in mano “moneta di scambio” in quantità molto rilevanti. cosa ci fa?

    cerca di moltiplicare la ricchezza. come?

    impedendo che lo stato controlli cosa fa sul libero mercato. toccca spendere un po’ della ricchezza per corrompere i guardiani del benessere pubblico. perché guadagnino tanto in pochi, occorre che in molti ci perdano anche poco (lo ammetti tu stesso). questo è il libero mercato.

    ritenere che sia un problema dello stato è un errore: lo stato, la forma di governo, non è fatta per consentire a pochi di accumulare molto a scapito dei molti che “non sanno organizzarsi”. o almeno, questo non è il principio della democrazia, che anzi dovrebbe riequilibraro, redistribuire. sono le società dove la libertà viene soffocata che permettono grossi squilibri.

    dal che deriva che il libero mercato genera società non libere. il potere economico detta l’agenda a quello politico, corrompendo individui di non certo specchiata moralità. ma di nuovo, non può essere colpa dello stato se ci sono dei criminali. la colpa, in questo caso, è di chi si presenta con il pacco di soldi per corrompere – o diciamo anche solo fare pressione.

    anche in quello che tu chiami libero mercato “vero” (che è pura astrazione), e dove le cifre per la corruzione sarebbero troppo alte, si genera in brevissimo una situazione di squilibrio. appena si è generata, la forbice si allarga: vinco il primo appalto, e divento più ricco e potente dei miei “liberi” avversari. e da quel momento, sarò sempre più potente e mi sarà sempre più facile vincere la lotta economica. è un circolo vizioso.

    un’ultima cosa: la teoria dei giochi (che usi per giustificare le tue posizioni, e che usano tutti gli economisti) è gravemente lacunosa. ha un approcio antropologico che definirei “bambinesco”. quindi da sola (ma io credo nemmeno accompagnata) non può reggere discorsi adulti.

  19. Da lettore di Steven Landsburg e David Freeman (di cui ho letto vari libri in inglese) devo dire che mi affascinano molto queste spiegazioni sul “liberismo teorico”
    Dal punto di vista logico (quasi “matematico” direi) spesso le trovo ineccepibili, eleganti e convincenti. Ammesso pero’ che uno accetti gli “assiomi” su cui e’ costruita la teoria, come per qualsiasi teoria scientifica (@Ivo: meccanica quantistica inclusa 😉 )

    Insegno termodinamica al primo anno, e faccio spesso notare ai miei studenti le analogie tra la termodinamica e l’economia: ci sono moltissimi “enti” che si scambiano qualcosa, etc.. E spiego loro che quindi non si debbono stupire se sempre piu’ certi metodi di analisi matematica e concetti sviluppati per la termodinamica si applicano anche ai sistemi economici (energia, entropia, energia libera, diffusione etc….anche se a non tutti piace immaginare di essere “modellizzato” da un gas perfetto 😉

    Noto pero’ che la teoria liberista fa delle assunzioni (che si facevano in termodinamica secoli fa) che poi non si sono rivelate corrette e si sono dovute rivedere. Ad esempio mi par di capire leggendo Freeman che si assume che l’equilibrio si possa raggiungere sempre e con una velocita’ ragionevole. Questo si e’ visto che non e’ sempre vero nei sistemi termodinamici, e si possono creare situazioni lontane dall’equilibrio e ci possono restare quasi indefinitamente. Non si fa normalmente cenno in quanto tempo si possa raggiungere l’equilibrio previsto dalla teoria.
    Gli economisti liberisti dovrebbero imparare un po’ di termodinamica moderna, per, magari, aggiustare un po’ la teoria.

    Comunque aggiungero’ sicuramente “il lume rinnovato” nei feed accanto a l’estinto 🙂

    ciao Dario

  20. Errata: doppio Friedman (non so perche’ ma stavo pensando all’attore Morgan Freeman e ad Alec Freeman, di UFO, mentre scrivevo 😉 )

  21. @Maurizio: Costa di più, d’accordo, ma comunque c’è: la corruzione non è un problema esclusivo dell’amministrazione statale. Sarei curioso di avere risposte statistiche: per ogni dollari che finisce nelle tasche di un funzionario statale, quanti dollari (o centesimi) finiscono nelle tasche di un dipendente di una ditta privata.

  22. No, non è un problema esclusivo dell’amministrazione statale. La corruzione potrebbe ancora avvenire con la proprietà privata. Ma per corrompere un’agenzia privata dovresti sopportare un costo maggiore del danno che fai agli altri (così come valutato soggettivamente da loro). Cioè il danno che fai agli altri si riversa su di te in egual misura. Questo annulla quasi del tutto il tuo incentivo a corrompere.

    Ti faccio un esempio. Supponi di privatizzare il sistema della pubblica amministrazione che rilascia le carte d’identità. Adesso io voglio corrompere un’agenzia privata delle carte d’identità, e farmi rilasciare una carta d’identità falsa, per entrare con l’ignanno a casa di Ivo e rubare 100.000 euro. Quanto dovrò pagare? In media 100.000 euro! Il motivo è il seguente. Se io rubo a casa di Ivo, poi Ivo si rivale sulla compagnia che ha rilasciato la carta di identità falsa, che sarà condannata a pagare 100.000 euro. Quindi la compagnia, per rilasciare una carta di identità falsa, non potrebbe farla pagare meno di quella cifra (la cifra del furto medio), perché, se lo facesse, in media avrebbe una perdita. Ok? Quindi il danno che fai lo ripaghi tutto (in media). Quindi qualunque incentivo è annullato.

    Non ti affascina la bellezza di questo meccanismo?

    finiscono nelle tasche di un dipendente di una ditta privata

    Tieni conto che molte ditte che tu consideri private non lo sono davvero. Cioè non lo sono nel senso che conta: perché sono soggette alle regolamentazioni dello stato che distorcono i loro incentivi. Ad esempio, se l’agenzia delle carte di identità è privata ma è regolamentata dallo stato, questo le permette di scaricare le proprie responsabilità (“ho solo fatto quello che lo Stato mi ha detto di fare”), e quindi di non rispondere dei danni. E’ chiaro che l’intero meccanismo non funziona più in questo caso.

    Insomma, se c’è lo stato di mezzo, il risultato che ho descritto non vale. Quindi che senso avrebbe ottenere statistiche oggi, in cui la proprietà privata è fasulla?

  23. @ alex

    il potere economico è in mano a chi si è buttato come un falco sul libero mercato,

    Il che significa che ha partecipato a molti scambi volontari, che danno beneficio a entrambe le parti. Se è davvero diventato molto ricco in questo modo, significa che ha dato alla gente qualcosa che per loro valeva molto. Qualcosa che ha migliorato molto la loro vita. (Altrimenti non lo avrebbero pagato tanto.)

    Se diventi molto ricco nel libero mercato significa che hai fatto del bene agli altri in grande quantità.

    ha approfittato di tutto quello che poteva,

    No, perché “approfittare” di una persona (o “sfruttare” una persona) significa ottenere un guadagno ALLE SPESE di questa persona. Se invece tutti e due ottenete un beneficio dalla collaborazione, allora non ti stai “approfittando” di lui; e non lo stai “sfruttando”.

    Il ricco di cui parli si è arricchito sul mercato libero. Cioè, non ha mai costretto nessuno a fare uno scambio contro la propria volontà. Tutti coloro che hanno fatto scambi con lui lo hanno fatto perché lo ritenevano una cosa vantaggiosa per se stessi; la loro situazione è migliorata. Quindi quel ricco non si è “approfittato” di nessuno, e non ha mai “sfruttato” nessuno.

    L’unico caso in cui io mi approfitto di te (ti sfrutto) è il caso in cui ti costringo a fare qualcosa contro la tua volontà. Ma allora non è mercato libero, perché il libero mercato è definito come la condizione in cui ogni scambio è volontario.

    e addesso si trova in mano “moneta di scambio” in quantità molto rilevanti.

    …a causa del bene che ha fatto agli altri in precedenza. (Come dimostrato dal fatto che la gente lo ha pagato volontariamente.)

    cosa ci fa? cerca di moltiplicare la ricchezza. come?

    L’unico modo in cui può farlo, sul mercato libero, è fornire agli altri qualcosa di valore ancora più grande. Oppure perderà la sua ricchezza più rapidamente di quanto l’ha guadagnata.

    impedendo che lo stato controlli cosa fa sul libero mercato.

    In questo modo potrà arricchirsi di più, e fare ancora più bene agli altri. Il ricco, nel mercato libero, è costretto a usare le sue ricchezze nel modo di maggior valore sociale; è costretto a dare agli altri ciò che vogliono maggiormente. Se non lo fa, lo fa qualcun altro, e lui perderà clienti. Quindi o si rimetterà “in riga”, oppure perderà la sua ricchezza rapidamente.

    i> … perché guadagnino tanto in pochi, occorre che in molti ci perdano … questo è il libero mercato.

    Hai una visione dello scambio come un gioco a somma zero, in cui oguno può guadagnare solo alle spese di qualcun altro. Questa visione (detta mercantilismo) è semplicemente non plausibile. Se io scambio un euro con un quotidiano, è perché io ritengo che il quotidiano vale per me più di un euro, e l’edicolante ritiene che l’euro vale per lui più del quotidiano. Quindi entrambi ne otteniamo un beneficio.

    … la forma di governo, non è fatta per consentire a pochi di accumulare molto a scapito dei molti

    Ma non si può guadagnare “a scapito” di qualcun altro, sul libero mercato. E’ solo quando c’è la violenza che questo è possibile. Il libero mercato punirebbe severamente una cosa simile. invece, il governo è la legalizzazione della violenza; quindi è la sistematizzazione della pratica di guadagnare a scapito di qualcun altro.

    che “non sanno organizzarsi”. o almeno, questo non è il principio della democrazia, che anzi dovrebbe riequilibraro, redistribuire.

    Cinque persone fanno irruzione in casa mia, e se ne stanno andando via col mio televisore. Ma sono una gang con tendenze filosofiche, quindi sono disposti a dialogare con me. E io dico “fermi, è un furto”. E loro dicono “Ma non è vero! Noi siamo democratici! Facciamo una votazione. Quanti pensano che dovremmo prendere il televisore di Maurizio alzino la mano.” Si alzano 5 mani. “E quanti pensano che non dovremmo prendere il televisore di Maurizio?” Si alza solo la mia mano. E loro dicono “Vedi? E’ una decisione democratica.”.

    Hitler è giunto al potere mediante un sistema democratico. Quindi la democrazia non è questa gran cosa. Esiste una cosa che si chiama “totalitarismo di maggioranza”.

    La democrazia è uno strumento con cui la maggioranza acquista il potere di compiere crimini impunemente. E’ la sistematizzazione del crimine.

    Bisognerebbe saper distinguere tra diritto e potere.

    … la forbice si allarga: vinco il primo appalto, e divento più ricco e potente dei miei “liberi” avversari.

    …e sono costretto a usare il mio potere nel modo di maggior valore sociale; dando agli altri ciò che ritengono di maggior valore. Altrimenti altrimenti perdo clienti e torno povero molto più rapidamente di quanto sono diventato ricco.

    e da quel momento, sarò sempre più potente

    No, anzi: se smetto di fare del bene meglio degli altri, perdo i miei soldi, perché i clienti vanno altrove.

    e mi sarà sempre più facile vincere la lotta economica.

    Noto inoltre che hai difficoltà a capire il concetto di monopolio naturale e di “economia di scala”. Ragioni come se il grande avesse sempre un vantaggio sul piccolo; invece questo è vero solo se esiste un monopolio naturale, e solo fino a una certa grandezza (la grandezza “efficiente”); ma oltre quella grandezza, essere grandi diventa uno svantaggio: il piccolo diventa più efficiente del grande, soddisfa meglio i clienti, e guadagna di più; Quindi nel libero mercato le grandezze si assestano automaticamente sulla grandezza efficiente, cioè quella che fornisce un servizio migliore ai consumatori. E’ proprio per questo che un monopolio in libero mercato è una situazione desiderabile: può restare monopolio solo fino a che fa prezzi così bassi che i concorrenti non trovano conveniente inserirsi nel mercato.

  24. quante volte è successo quello che descrivi?
    intendo, al di fuori del mondo dei sogni e delle autosuggestioni dei fautori del libero mercato.

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