Sensati dubbi

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 8 mesi 13 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Dario Bressanini racconta la curiosa storia della sindrome da ristorante cinese, i cui sintomi sono «un fastidioso mal di testa, debolezza, asma, palpitazioni, rossore in viso».
Il responsabile di tutto ciò sarebbe il glutammato di sodio, i cui effetti, secondo alcuni siti che Bressanini non esita a definire web-spazzatura, comprendono anche il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson e l’autismo.
Nulla di vero, ovviamente: per i dettagli rimando all’articolo, qui basta ricordare che il parmigiano contiene del glutammato libero e che questa sostanza viene naturalmente prodotta e metabolizzata dal nostro corpo.

Il glutammato non è l’unica sostanza nociva che governo e multinazionali cercano di contrabbandare come innocua: vi è, ad esempio, anche lo zucchero (per fortuna uso il miele per dolcificare il tè). Il dubbio, a questo punto, non è perché i cinesi non siano tutti morti, ma come facciano simili notizie a trovare una così ampia diffusione. Per quale motivo così tanta gente crede che il glutammato o il saccarosio siano velenosi?
Non dovremmo, come misura di igiene mentale, dubitare di simili informazioni?

Il problema, forse, è che abbiamo bisogno di buoni motivi per dubitare di quello che ci dicono, mentre per credere ai racconti delle persone non servono buoni motivi, o comunque ne bastano meno.
Il dubbio radicale è, in effetti, difficile da sostenere, e tutto sommato è un segno di follia, non di sanità mentale. Cartesio arrivava a dubitare dell’esistenza del mondo, ma non ci credeva davvero, altrimenti non avrebbe scritto il Discorso sul metodo ma, da bravo paranoico, si sarebbe rinchiuso in casa accogliendo gli ospiti a sassate.

Molto meglio fidarsi del mondo e, soprattutto, degli altri, a meno che non si conosca la loro inaffidabilità. Ovviamente se si conoscono tutti quelli con cui si entra in contatto e si possono identificare facilmente i contaballe: cosa impossibile, o comunque molto difficile, già da molti anni, ed ecco che, in buona fede, si credono e si diffondono strane idee.

Infine, una breve annotazione di Bressanini che, in un certo senso, esemplifica molto bene questo discorso:

Tra parentesi, sappiate che in Cina il cibo cinese è abbastanza diverso da quello che noi siamo abituati a considerare come tale. Un esempio su tutti: i famosi e popolarissimi “involtini primavera” che troviamo ovunque nei ristoranti e nei locali d’asporto qui in Italia, non esistono in Cina.

14 pensieri su “Sensati dubbi

  1. e’ possibile che il meccanismo che descrivi sia alla base anche del fenomeno della “vicina di ombrellone”. Molte persone dubitano o sono molto scettiche dei rimedi consigliati dal medico, e allo stesso tempo disponibilissime a prendere per oro colato i consigli medici della vicina di ombrellone. Alcune di queste si presentano candidamente in farmacia chiedendo i farmaci piu’ terribili e dannosi in circolazione, di quelli che richiedono la ricetta medica non ripetibile, dicendo “me lo ha consigliato la mia vicina di ombrellone, per lei ha funzionato benissimo…”

    Ultima nota: ho una mia teoria sugli involtini primavera. Dato che li trovi in ogni ristorante cinese del mondo (o quasi) tranne che in Cina, e sono sempre uguali, in USA come in Germania, sospetto che in realta’ ci sia un unica fabbrica di involtini primavera in Cina che li produce e li distribuisce in tutti i ristoranti cinesi del mondo. Naturalmente, tutti i miei vicini di ombrellone hanno creduto alla mia teoria!

  2. Gli involtini primavera sono l’arma con cui i cinesi conquisteranno il mondo.
    Loro non li mangiano e li fanno mangiare agli altri… non avete ancora capito?
    C’è moltissimo glutammato, ma anche tanto Sodium Laureth Sulfate.

  3. @knulp: Se poi passiamo dai medicinali alle diete, i consigli dei vicini di ombrellone diventano qualcosa che, a confronto, le tavole della legge hanno meno autorità!

    @Tommy David: Concordo: tutti i suoi post sono molto interessanti, ma questo in maniera particolare.

    @Weissbach: Il Sodium Laureth Sulfate? Questa mi era sfuggita. Comunque, nulla in confronto al diossido di idrogeno!

  4. Ehm forse Breassanini non è mai stato a mangiare in una famiglia cinese. Gli spring rolls (o involtini primavera) esistono e sono molto comuni soprattutto nell’area di Beijing.
    Sul resto concordo.

  5. Fabristol ha ragione: un mio amico che ha vissuto a Taiwan, pur sempre Republic of China, riferisce di essersi ingozzato di involtini primavera in diversi ristoranti — e nessun ristorante a Taiwan è per turisti. Dice che sono molto simili a quelli che si trovano da noi. Bressanini, ehm, dai, teniamolo sul piedistallo lo stesso. Per esempio ha ragione sul fatto che, in generale, il cibo che ci servono al ristorante cinese ha poco a che spartire con quello che mangiano i cinesi in Cina. (E si capisce anche perché noi optiamo per cibo addomesticato, a sentire le descrizioni di certi sapori e odori tipici…)

  6. @Paola: Sento che per quel « Taiwan, pur sempre Republic of China» questo sito verrà censurato dalle autorità cinesi…
    Comunque, a questo punto mi sembra accertato che Bressanini sugli involtini primavera ha detto una fesseria (differenze geografiche a parte, ma Taiwan e Beijing non sono proprio attaccate). Sul discorso generale penso anche io che abbia ragione: se la cucina italiana non arriva integra in Germania, non vedo perché quella cinese dovrebbe arrivare fedele in Italia!

  7. In generale ci si fida di più di quanto si dubiti per il semplice fatto che energicamente è meno dispendioso. Per dubitare correttamente bisogna documentarsi e riflettere, queste richiede tempo, energie e voglia.

    “Molto meglio fidarsi del mondo e, soprattutto, degli altri, a meno che non si conosca la loro inaffidabilità”

    Mi chiedo, infatti, come ci si possa fidare di chi continua ad accampare ipotesi ad hoc (oltre il sensibile, oltre la logica, etc.) per presupporre la realtà di un certo “qualcosa”.

  8. Sono leggermente più piccoli e poi ci si può mettere un po’ quello che si vuole a seconda della tradizione familiare o della provincia da cui proviene il cuoco. In Italia li servono sempre allo stesso modo.
    L’altro giorno ero ad una cena di amici cinesi (Beijing-Pechino) per festeggiare l’anno nuovo del topo e ci hanno servito involtini primavera con funghi e gamberetti.

  9. Molto meglio fidarsi del mondo e, soprattutto, degli altri, a meno che non si conosca la loro inaffidabilità. Ovviamente se si conoscono tutti quelli con cui si entra in contatto e si possono identificare facilmente i contaballe: cosa impossibile, o comunque molto difficile, già da molti anni, ed ecco che, in buona fede, si credono e si diffondono strane idee.

    Infatti, Ivo, i giornali di controinformazione o di gossip scientifico prendono spesso forme familiari: hanno il tono del medico di famiglia che dà consigli sul mal di schiena, o del cugino laureato che “lui sa tutto”, o del libro di scuola dove le cose sono spiegate in modo chiaro e semplice.
    Prendono le vesti di coloro di cui naturalmente ci fideremmo.
    Il poderoso mondo dei media, spesso, funziona fingendosi la bottega di un farmacista o un bar di paese.

    Però non hai specificato qual è il cibo di nutrimento primario in cui il glutammato monosodico abbonda: I FONZIE!!! 🙂
    ciao, Eno

  10. @Kirbmarc: sarei tentato di chiederti chi “continua ad accampare ipotesi ad hoc”, ma temo che la risposta porterebbe fuori tema…

    @Fabristol: In un certo senso, questo riabilita, almeno in parte, Brassanini…

    @eno: Non ho mai fatto caso agli aspetti linguistici di queste comunicazioni, comunque mi sembra che oltre alle forme familiari che descrivi tu, scimmiottino anche la comunicazione scientifica vera e propria…

  11. Ciao, sono arrivato qui vedendo il Pingback. Non mi sarei mai aspettato di vedere un mio articolo “discusso” in un Blog di filofosia 🙂
    Il fenomeno della “vicina di ombrellone” e’ vero, ma non si spiega perche’ si preferisce credere alla suddetta vicina piuttosto che a Umberto Veronesi (per citare uno scienziato che si spende spesso in pubblico per sfatare miti popolari). E’ sicuramente vero che serve piu’ energia per andare a verificare le fonti, ma perche’, tra due tesi opposte (il GLU e’ tossico, il GLU non e’ tossico) di questi tempi si preferisce aderire alla prima tesi?

    Riguardo agli involtini primavera 🙂 ho delle notizie contrastanti. Vari amici che sono andati in Cina spergiurano di non averli mai visti, neanche al mercato come “cibo da strada”, e anche sul web sono riportate esperienze simili. E’ vero pero’ che la Cina e’ grande. Mi sento comunque di poter dire che in Cina, se si trovano, non sono cosi’ diffusi come immaginiamo noi che andiamo nei ristoranti Cinesi all’estero, dove li troviamo sempre.

    Possiamo fare varie ipotesi:

    1) I suddetti involtini sono una specialita’ originaria solo di una piccola regione, ma sono “dilagati” all’estero. Un po’ come gli “Spaghetti and Meat-Balls” che molti americani pensano appartenere alla dieta regolare italiana, e si stupiscono quando gli racconto che in molte parti d’italia sono sconosciuti. Per non parlare delle “fettuccine Alfredo”

    2) Sono una ricetta cinese relativamente recente, che si e’ diffusa piu’ velocemente all’estero che in Cina. Pensate al dessert Italiano piu’ famoso al mondo: il Tiramisu’. E’ un’invenzione moderna, degli anni ’70, e a volte e’ piu’ facile trovarlo in un ristorante Italiano a New York che magari in Puglia.

    3) E’ una ricetta inventata all’estero, in ristoranti cinesi, e “reimportata” grazie agli scambi commerciali nella madre patria e a Taiwan. Anche questo fenomeno e’ documentato. Ad esempio in Giappone con la salsa teryiaki (molto antica). Negli USA hanno usato questa salsa per preparare il pollo in una maniera che non e’ mai esistita in giappone, ma che e’ stata “importata” e adottata.

    ciao Dario

  12. @Dario Bressanini: Benvenuto!

    Ciao, sono arrivato qui vedendo il Pingback. Non mi sarei mai aspettato di vedere un mio articolo “discusso” in un Blog di filofosia.

    Stupore fuori luogo: hai non hai intitolato un post “La pizza di Platone”? 😉

    l fenomeno della “vicina di ombrellone” e’ vero, ma non si spiega perche’ si preferisce credere alla suddetta vicina piuttosto che a Umberto Veronesi.

    Già, ottima domanda.
    Immagino siano coinvolte le varie distorsioni cognitive (credo sia questo il termine) che la psicologia ha da tempo scoperto e descritto. Un ulteriore aspetto è che Veronesi è uno scienziato, e come tale è “lontano” dalle persone comuni, mentre il vicino di ombrellone è uno di noi, parla come noi, si preoccupa per noi.

    Sugli involtini primavera, lascio la questione a chi ne sa più di me 😉

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