Relativamente parlando

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 11 mesi 8 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

L’uomo tende per sua natura alla conoscenza. L’uomo è alla ricerca della verità.
Queste due affermazioni, liberamente tratte dalla Metafisica di Aristotele ma presenti, esplicitamente o implicitamente, in praticamente tutti i testi di filosofia, indicano una tensione, una situazione instabile.
Si cerca qualcosa che non si possiede, ma nella quale si crede e alla quale si spera di avvicinarsi. E questi due atteggiamenti dello spirito, drammaticamente irrazionali, sono tutto quello che, razionalmente, possiamo dire a proposito della verità.
La verità e la conoscenza dunque non appartengono all’uomo, il quale possiede solo indizi, segni, tracce.
I segni vanno letti, interpretati, utilizzati, e ci sono molti modi di leggere e utilizzare i segni.
Sostenere questa pluralità di letture non significa affatto sostenere la non esistenza o la non importanza della verità e della conoscenza. Eppure di questo sono accusati i relativisti, come se dire che è si può raggiungere il centro sia con l’autobus che con il tram equivalga ad affermare che le città non esistono.

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