Recensione preventiva

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 6 mesi 8 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Giorgio Israel pubblica sul suo blog la dotta recensione del prof. Giancarlo Giardina del “libro” di Odifreddi.

Sono sei dense pagine che non ho ancora letto e mi limito, quindi, a due riflessioni preventive sull’uso delle virgolette.
Per Giorgio Israel Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) di Odifreddi non è un libro o, almeno, lo è solo se racchiudiamo il termine tra virgolette. Io non ho letto neppure questo testo, però l’ho visto in libreria, non dal pescivendolo, e aveva proprio l’aria di un libro: un insieme di fogli stampati delle stesse dimensioni cuciti insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Israel, evidentemente, ne sa più di me.

La recensione di Giardina, professore a Bologna, inizia con «Il ‘matematico’ Piergiorgio Odifreddi firma un libro…». Perché quella virgolette? Odifreddi si è laureato in matematica ed è professore di logica matematica a Torino: se non è un matematico lui, chi lo è?
Il libro (o “libro”) di Odifreddi non parla di matematica, ma di religione e si può tranquillamente affermare che è pieno di cavolate e imprecisioni senza per questo incidere sulle sue conoscenza matematiche.

2 pensieri su “Recensione preventiva

  1. In un articolo Israel aveva stigmatizzato che si presentino al pubblico come “grandi scienziati” persone che ormai a ricerca e insegnamento decicano poco tempo, quello che rimane fuori dalle luci della ribalta.
    Forse si riferiva a questo la recensione pubblicata.
    E permettimi, è piuttosto scorretto che un tecnico di una certa materia si presenti come “matematico” o “biologo” quando discorre di etica e religione.
    Approfitta del prestigio che certi mestieri hanno nel sentire comune…
    Non farebbe certo colpo scrivere: “il filologo”, “il glottologo”, “il fenomenologo delle religioni” o “il semiologo”, che sono però più titolati di un matematico a discutere di esegesi, di società o di religione.
    ( Eco lo sanno in pochi che è un semiologo e lui non se ne vanta. Molto più onesto. )

    Che poi Odifreddi non ne capisca una ceppa( scusa ma qui ci vuole ) si vede dalle prime righe del libro, reperibili on line: rimanda “poveri di spirito”, ( ptokhoi to pneumati, cioè umili CON lo spirito- ptokhos non indica una carenza ) ad un ebraico “anawim ruach”.
    Io leggendo mi sono spanciato.
    Ora, è evidente che quello l’ha preso da un dizionario, parola per parola e senza capirne il senso, perché le due parole se composte suonano “anawè ruach”: non ha verificato alcuna “espressione comune in ebraico”, come scrive lui.
    Mi ricorda i primi giorni del ginnasio, quando ci scrivevamo messaggi sotto i banchi usando parole greche messe assieme alla rinfusa e sgrammaticate.
    Si rideva della nostra ignoranza e finiva lì.
    Però, poi noi comuni studentelli andavamo a studiare.
    Non a dare lezioni di civiltà al mondo…
    ciao! 🙂

  2. Ti dirò, non ho letto neppur le prime righe del libro di Odifreddi e non mi interessa difenderlo. La migliore definizione del suo lavoro l’ho sentita ad una conferenza: “Vuol fare il Russell italiano, cercare di capirlo”.

    Giardina avrebbe potuto scrivere il “filologo” Odifreddi oppure “l’ateologo”, oppure matematico senza virgolette, lasciando all’intelligenza del lettore capire che un matematico è tenuto a saperne di religione quanto un pasticcere. Ma “matematico” tra virgolette proprio non lo capisco: Odifreddi è e rimane un matematico. Non chiedono a un teologo o a un filologo di scrivere la voce funzione ricorsiva per la Stanford Encyclopedia of Philosophy.
    Similmente, Israel avrebbe potuto scrivere il pamphlet, o il libercolo o “saggio” ma “libro” tra virgolette, ancora una volta, proprio non lo capisco.

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