Ponti e muri

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 2 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

I muri dividono, separano. I ponti, invece, uniscono, avvicinano.
Un ponte abbatte le distanze, avvicina ciò che è separato. Un muro aumenta le distanze, separa ciò che è unito.
In nome dell’ideale unione di tutte le persone, è meglio abbattere i muri e costruire i ponti, è meglio avere come simbolo un ponte che un muro.
Ponti e muri sono tuttavia semplici oggetti, e non significano nulla. Il significato è proprio dell’uomo, del suo agire, e agendo l’uomo può capovolgere la situazione, invertire i simboli.

Un muro separa, ma anche protegge, difende, tiene lontani i pericoli. Un pozzo deve essere circondato da solide mura, per evitare cadute, il confine della strada deve essere marcato fisicamente da un muro, perché sconfinare può essere letale.
Un ponte unisce, avvicina, diminuisce le distanze. Ma le distanze spesso sono portatrici di identità, di autonomia: un ponte può diventare il mezzo con cui il più forte domina il più debole.

Non vi sono oggetti buoni o cattivi. Buono e cattivo è l’uomo che agisce, che costruisce e che abbatte.

2 pensieri su “Ponti e muri

  1. Il ponte levatoio?
    Ci si potrebbe scrivere una fenomenologia, sul ponte levatoio: prima scavi il fossato (dividi), poi ci metti il ponte (unisci), ma un ponte che puoi tirare su (dividi di nuovo) e riabbassare quando devi uscire per combattere (unire).

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