Platone, la scimmia e il biscazziere

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 5 mesi 24 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Oggi, mettendo ordine in libreria, mi sono imbattuto in Scienza come cultura di Massimo Piattelli Palmarini. Un saggio del 1987 nel quale il futuro co-autore di Gli errori di Darwin sembra esporre una panoramica generale delle scienze contemporanee.
C’è ovviamente anche Darwin.

Sfogliandolo, mi ha colpito in particolare un capitolo: Darwin, la scimmia e il biscazziere.

Sermonti, che è genetista, propugna uno strano angelismo platonico, né si perita di mescolare nella stessa pagina la biologia molecolare, Tolkien (quello del Signore degli Anelli), dimenticati autori tedeschi degli anni venti, recentissime scoperte della biologia di punta, le sacre scritture e la mitologia classica. Nel suo recente La luna nel bosco sostiene che non è l’uomo a derivare dalla scimmia, come vuole la tradizione evoluzionista darwiniana [sic], ma piuttosto la scimmia a derivare dall’uomo.
[…] Dicevo che il suo è un angelismo platonico, appunto per questa sua insistenza sulle «forme» da cui discenderemmo in linea diretta, senza la stazione di sosta scimmiesca, un po’ come discendono da lontani archetipi tanti personaggi della narrativa contemporanea. Ma la biologia non è una narrazione mitica, checché ne pensi Sermonti, e la nozione di «discendere da una forma» è una vuota metafora.

Alla “Platonlandia” di Sermonti, Piattelli Palmarini contrappone la sua “Myopicville”:

Là dove io vado le «forme» sono nuvole di casualità dai contorni sfumati e ribollenti. Ogni tanto se esce un numero vincente. Però, prima di passare al botteghino dell’incasso, dovrà fare tante altre puntate. L’ultima, solo l’ultima, sarà quella sul tavolo di Darwin. Se lo scimpanzé sia più o meno recente dell’uomo poco importa. Comunque la chiave non è nel mito o nelle scritture antiche. La chiave è nei laboratori di genetica moderna, dove si dialoga non con gli angeli, ma con legioni di biscazzieri e sfilate di croupiers. Miopi più che crudeli.

Io direi ciechi, più che miopi – come è giusto che siano i croupier, che se tengono conto di quello che puntano i giocatori vengono licenziati.
Mi sembra che gli ingredienti di Gli errori di Darwin ci fossero già tutti nel 1987. Mi sembra anche che Piattelli Palmarini prenda Gould e gli unisca Sermonti – la parte migliore di Sermonti, d’accordo, ma il risultato è comunque infausto.

2 pensieri su “Platone, la scimmia e il biscazziere

  1. Non ho capito. Dove vedi i prolegomeni di “Errori di Darwin” in quelle frasi? Mi sembra quasi un darwinista classico. Quando Piattelli Palmarini dice “la nozione di «discendere da una forma» è una vuota metafora” afferma l’esatto opposto degli Errori di Darwin, in cui riprende l’opera di Kaufmann, Goodwin D’Arcy Thompson eccetera proprio per affermare che sono le forme ad avere la meglio sulla funzione. Lo diceva anche Gould (e tutti gli evoluzionisti, per questo) ma non hanno mai scritto Gli errori di Darwin.

  2. @Marco Ferrari: Premessa: non ho letto gli Errori di Darwin: mi è bastato leggere un articolo di Fodor sull’evoluzionismo.
    Qui MPP sembra un darwinista classico perché ho scelto bene il brano: tieni conto che per lui la distanza tra Myopicville e Platonlandia è la stessa che c’è tra Myopicville e il neodarwinismo, per cui ogni cosa che c’è è il miglior adattamento possibile all’ambiente eccetera.

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