CentoChiodi e cento fesserie

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 7 mesi 12 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

L’argomento del film Cento chiodi non è il cristianesimo.
Molte delle recensioni lette finora, nel loro paragonare il film di Ermanno Olmi a L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese o a Jesus Christ Superstar, sono emerite fesserie.

Olmi, nel suo ultimo film, ha voluto riflettere sul ruolo dei libri, sulla idolatria dei libri.
CentoChiodi (Ermanno Olmi) Il protagonista è un serio e affermato professore di filosofia delle religioni, splendidamente interpretato da Raz Degan, che rifiuta e inchioda gli antichi libri della biblioteca universitaria (incunaboli, secondo uno dei recensori che evidentemente non ha avuto il tempo di controllare il termine su un dizionario: avrebbe scoperto che gli incunaboli sono i primi libri stampati, mentre quelli inchiodati dal professorino erano chiaramente scritti a mano). Il professorino rifiuta la cultura e la dottrina per cercare altrove, tra le persone, la vita.

La tesi di Cento chiodi, se è lecito parlare di tesi confondendo i film con i teoremi, è: «tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico».
Non per questo non valgono nulla. Il professorino inchioda i libri prima che questi inchiodino lui, prima di ritrovarsi, come l’anziano prete, ad amare più i libri degli uomini: non si tratta di un gesto di odio ma di difesa. Particolare importante ma trascurato, il professorino non rinnega il proprio passato, semplicemente lo supera.

Il tutto ricorda il dibattito sulle immagini che ha a lungo caratterizzato il cristianesimo: per gli iconoclasti le immagini distolgono l’attenzione da Dio e costituiscono una minaccia per la vera fede, per gli iconofili, invece, le immagini possono indicare e alludere a Dio, aiutando il fedele nella preghiera. Per i primi le immagini sacre sono da bandire, da distruggere; per i secondi le immagini posso essere venerate anche se non adorate.
Olmi vuole essere iconofilo o, meglio bibliofilo: il film si apre con una citazione di Raymond Klibansky «Ma i libri, seppur necessari, non parlano da soli». I libri, come le immagini per gli iconofili, sono necessari ma non sufficienti, possono essere oggetto di venerazione ma non di adorazione, mezzo ma non fine.
Il risultato, tuttavia, tende alla iconoclastia o, meglio, alla biblioclastia. Forse si tratta di una reazione alla idolatria del libro, alla bibliolatria, all’adorazione del libro che non diventa più strumento di libertà ma di sottomissione.

3 pensieri su “CentoChiodi e cento fesserie

  1. “I libri, seppur necessari, non parlano da soli”
    Non sono molto d’accordo, anche se sono d’accordo con ciò che scrivi tu alla fine.
    I libri nella maggior parte dei casi sono UTILI, non necessari.
    Sono necessari come registri contabili, copie ufficiali della gazzetta, atti notarili… ma quelli sono meri registri, non libri.
    Sono registri, in senso simile, anche i manuali che stabiliscono lo stato dell’arte di una disciplina.
    In altri casi, i libri facilitano enormemente l’analisi delle idee e la diffusione.
    In altri come la filosofia sono strumenti utili, ma rischiosi. Platone in proposito ha detto l’ultima parola: se leggere era anagignoskein, estrarre-conoscenza-da, leggere stokheia, lettere della scrittura, espone all’ignoranza. 🙂
    Si ha l’impressione di trarre davvero conoscenza dalla realtà, obliando che la realtà è strutturata ed ha una sua propria grammatica da leggere. E’ cio che permette l’astrazione e la possibilità di cogliere nessi.
    Insomma, entro certi limiti la filosofia può essere legittimamente analfabeta, nel senso etimologico, ma non sgrammaticata.
    Però non mi dispiace del tutto quella frase e mi piacerebbe riformularla in un modo diverso, a metà cammino tra la filosofia e la mistica:
    “La realtà, seppur necessaria, non parla mai da sola”.
    Da intendere come si vuole…
    buona Pasqua! 😉

  2. Sono sostanzialmente d’accordo con quello che scrivi e con la tua riformulazione della citazione di Klibansky.
    Solo un breve appunto sui “i manuali che stabiliscono lo stato dell’arte di una disciplina”. Non sono sicuro sulla sufficienza dei manuali: prendi una disciplina qualsiasi (filosofia, matematica, idraulica, meccanica, eccetera), immagina un cataclisma che elimini tutti gli esperti di quella disciplina ma preservi tutti i manuali. Secondo me per alcune generazioni non si riuscirà a raggiungere i livelli di prima della catastrofe, nonostante i manuali.

    Buona Pasqua

    PS: Buona Pasqua anche da mia moglie, affezionata lettrice dei tuoi commenti!

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