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Sparano agli italiani

Due uomini a bordo di un’auto di sono fermati, uno dei due è sceso dal veicolo e ha sparato. Contro delle persone. Come “atto intimidatorio”, certo, non per uccidere. Ma ha sparato, colpendo il vetro di un’auto.

È successo in Svizzera. Alcune delle persone contro cui lo stronzo ha sparato (come atto intimidatorio, d’accordo) erano italiani.

Se vi chiedete come mai l’ambasciatore svizzero non è stato convocato per chiarimenti e i giornali italiani non hanno ripreso la notizia, la risposta è semplice: si trattava di nomadi. La cittadinanza non conta, in questi casi.

Bruciar bandiere

Alpha: Perché quella faccia corrucciata?

Beta: Sto leggendo il giornale. Denunciati tre ragazzi per aver bruciato la bandiera di Israele durante un corteo.

Alphalegge anche lui l’articolo: Curioso: qui si dice che i tre ragazzi hanno tra i 25 e i 30 anni.

Beta: Fa vedere? È vero, non ci avevo fatto caso. È la nostra età, però io non mi sento un ragazzo.

Alpha: Sai, alcuni sono giovani dentro. Tu evidentemente sei vecchio dentro.

Beta: Se sono vecchio, dovrei anche essere saggio, e come saggio…

Alphalo interrompe: Guarda che non è detto che la vecchiaia porti saggezza. A volte rimbecillisce soltanto. Continua la lettura di Bruciar bandiere

Quando il numero ha importanza

S’il n’y avait en Angleterre qu’une religion, son despotisme serait à craindre; s’il n’y en avait que deux, elles se couperaient la gorge; mais il y en a trente, et elles vivent en paix et heureuses.

Se in Inghilterra vi fosse una sola religione, ci sarebbe da temere il dispotismo; se ve ne fossero due, si scannerebbero a vicenda; ma ve ne sono trenta, e vivono felici e in pace.

Voltaire, Lettres Philosophiques, Lettre VI. Sur les presbytériens, 1733

E se lo stesso valesse non solo per l’Inghilterra, ma per tutti i popoli? E se non si limitasse alle religioni, ma anche, ad esempio, ai partiti politici?
Un solo partito: dispotismo; due partiti: guerra; trenta partiti: pace e felicità.

Troppo semplice?

Tolleranza e intolleranza

Nondimeno, nel caso delle dispute e delle violenze che contrappongono Islam e Occidente, non siamo di fronte a uno scontro di civiltà, bensì a uno scontro di intolleranze.

Eppure, c’è un modo per convivere in un mondo vieppiù intollerante: potremmo partire dall’assunto che la dignità umana è troppo grande per essere costretta in un’unica cultura.

Ramin Jahanbegloo, Una via d’uscita dall’apocalisse, please.

Tolérance

Prendiamo in mano un bel libro di filosofia: il Dizionario filosofico di Voltaire. Il genio polemico e ironico del philosophe per antonomasia risplende in ogni pagina. Iniziamo a leggere la voce Tolérance, tolleranza:

Che cos’è la tolleranza? È l’appannaggio dell’umanità. Siamo tutti impastati di debolezze e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge della natura.
Traffichino pure insieme alla borsa di Amsterdam, di Londra, o di Surat, o di Bassora, il ghebro, il baniano, l’ebreo, il maomettano, il cinese, il bramino, il cristiano greco, il cristiano romano, il cristiano protestante, il cristiano quacchero: non alzeranno mai il pugnale gli uni sugli altri per guadagnare anime alla loro religione. Perché allora ci siamo scannati senza interruzione dal primo concilio di Nicea?

Per Voltaire la tolleranza è legata alla fallibilità umana: dal momento che i nostri discorsi potrebbero essere colossali sciocchezze, dobbiamo perdonarci i nostri discorsi, non si sa mai, potrei anche non avere ragione io. Forse parlare di legge della natura è un po’ esagerato, tuttavia rende bene l’idea: l’intolleranza è un atteggiamento stupido e irrazionale.
Se il primo paragrafo cerca di definire teoricamente la tolleranza, il secondo sembra voler esemplificare quanto detto nel primo. È come se Voltaire ci dicesse: “Ehi, non sto dicendo fesserie: leggete qui, la tolleranza è possibile!”.
L’esempio è dato dal commercio: l’ebreo e il maomettano trafficano insieme al cristiano greco e al cinese.

Chissà cosa penserebbe Voltaire di questa1 notizia. Oppure di questa. O di quest’altra2 ancora. E anche di questa3. Oppure di… forse è meglio mettere via i giornali e tornare a Voltaire.

  1. Pagina non più esistente. Il titolo della notizia era “Società di Dubai dopo polemiche rinuncia alla gestione porti Usa”. Nota aggiunta nel 2012 []
  2. Pagina non più esistente. Il titolo della notizia era “Bahrein: vignette Maometto, conferenza decreta boicottaggio danimarca”. Nota aggiunta nel 2012 []
  3. Pagina non più esistente. Il titolo della notizia era “M.o.: hamas, boicotteremo prodotti israeliani”. Nota aggiunta nel 2012 []

Dieci idee in difesa della civiltà

Quali sono le dieci idee che possono difendere la civiltà?
Secondo Liberazione, L’uguaglianza, La libertà, La fraternità e la sorellanza, Lo sviluppo, I diritti di nuova cittadinanza, La famiglia, Il rifiuto del razzismo, Il dialogo tra le civiltà, La lotta al terrorismo, La pace e la nonviolenza.

È discutibile che queste dieci idee rappresentino l’umanità tutta intera, che tutte le persone si possano riconoscere in esse. Ma, chissà come mai, da questo appello mi aspetto, rispetto ad altre iniziative, maggiore possibilità di discussione.

Intervista a Popper

A volte, mettendo ordine nella libreria, ci si imbatte casualmente in qualche testo curiosamente attuale e interessante, del quale tuttavia ci si era quasi del tutto dimenticati. Saggi sulla tolleranza, a cura di S. Mendus e D. Edwards, una raccolta di scritti di vari autori sul tema della tolleranza, è uno di questi: scritto più di vent’anni fa, è forse una lettura più interessante adesso che negli anni ’80.
Uno degli autori è Karl Popper: immaginiamo una intervista impossibile su questo tema. Continua la lettura di Intervista a Popper

Bei tempi?

Carlo V, quando gli consigliarono di aprire la tomba di Lutero per disperdere le ceneri del suo nemico, così rispose:

Yo no hago guerra a los muertos, descanse en paz: ya está delante de su juez.

Non faccio guerra ai morti, riposi in pace: ormai è davanti al suo giudice.

Tratto dal Dizionario delle citazioni, Rizzoli, 1992 § 4784

L’ombelico

Rispondere alla domanda “chi sono io?” è difficile, e di questo si è già scritto. Ma è forse ancora più difficile cercare la risposta alla domanda “chi siamo noi?”.
Scomponendo la domanda, si isolano due questioni distinte, due diverse difficoltà: una più teorica che pratica, l’altra più pratica che teorica. Continua la lettura di L’ombelico