Scienza e fede

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 3 mesi 22 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Materialism is a philosophical position, affirming that nothing exists beyond “matter”, that which we can experience with our senses. I would say that science is methodologically materialist: it can deal only with the world of matter. But is not philosophically materialist; it does not imply that nothing can exist beyond what we experience beyond our senses, as religion require. One can accept scientific principles and also hold religious beliefs.

Il materialismo è una posizione filosofica; essa afferma che nulla esiste all’infuori della materia, cioè di ciò che può essere oggetto di esperienza sensibile. Io direi che la scienza è metodologicamente materialista: può trattare unicamente il mondo materiale. Ma non è filosoficamente materialista; non afferma che nulla possa esistere al di là della nostra esperienza sensibile, come richiede la religione. Si possono accettare i principi scientifici e, allo stesso tempo, mentenere le credenze religiose.

Francisco Ayala, intervista per HHMI Bulletin (via Pikaia).

8 pensieri su “Scienza e fede

  1. Uh, questa me la segno. Quando ho provato a spiegare questa cosa a mia madre – in uno dei nostri accesi dibattiti, avrò usato un centinaio di parole, per lo più superflue. Invece questo è semplice ed efficace.
    (urca, hai scritto un fottìo di roba in mia assenza!)

  2. C’è qualcosa che non va. La scienza può dirci qualcosa solo del mondo sensibile e fin qui siamo d’accordo, ma le credenze religiose nascono e vivono in questo mondo sensibile, mi aspetterei dunque che la scienza ci possa dire qualcosa in proposito. Mi pare vi sia un salto logico nella conclusione.

  3. la scienza…non afferma che nulla possa esistere al di là della nostra esperienza sensibile

    Fermi tutti. 🙂

    Una cosa è dire “non è detto che X non esista”; un’altra cosa è avere buone ragioni di pensare che X esista.

    Quindi, è vero che la scienza non nega che qualcosa possa esistere (al di là della nostra comprensione ecc); ma la scienza dice anche che non c’è ragione di crederlo. Infatti, se ci fosse ragione di crederlo, quella ragione diventerebbe automaticamente parte della scienza, della nostra comprensione del mondo.

    PS: Io facebook non lo so usare 🙂

  4. @ferrigno:

    (urca, hai scritto un fottìo di roba in mia assenza!)

    Il grosso delle ferie me le son fatte a giugno-luglio, e ad agosto a Milano non c’è molto da fare: così leggo e scrivo!

    @Procellaria: Sì, c’è un salto logico: il discorso di Ayala fila liscio se (e solo se) la religione è una questione meramente trascendentale. Cosa che sostengono molti filosofi e alcuni teologi (appunto perché il cristianesimo è una religione che ha molte terrena con molti assunti sul mondo materiale)

    @Maurizio Colucci:

    Fermi tutti.

    Sembri il vigile urbano dell’ortodossia atea 😉
    Un credente ha buone ragioni per credere che Lui esiste, solo che non sono ragioni oggettive (o intersoggettive). Insomma, se lo sente nel proprio cuore. (sperando che non voglia strapparmelo, il cuore, se io non sento nulla).
    Facebook? Neppure io, mi sto facendo traviare dai colleghi!

  5. E’ come dire che avere una BMW non è logicamente incompatibile con l’avere una Trabant. Innegabile. Il vero problema è quando si dice che ci sono viaggi che è meglio fare in Trabant. Cosa che bisognerebbe dimostrare.

  6. 🙂

    Certo, delle ragioni che sembrano buone in un dato cervello con una data base di conoscenza possono non esserlo in un altro cervello, che ha un’altra base di conoscenza, diverse probabilità attribuite agli eventi primitivi, e diverse capacità di calcolo.

    Ma allora non ha proprio alcun senso dire “buone ragioni” senza specificare “per chi”? Credo che abbia ancora senso. Quando dico “buone ragioni” intendo ragioni buone _dopo_ che abbiamo sincronizzato i cervelli con la comunicazione, comunicandoci tutto ciò che rispettivamente sappiamo del mondo e che sia rilevante. Dopo questa sincronizzazione, idealmente avremo probabilità molto simili e un concetto molto simile di ciò che è plausibile. E quindi presumibilmente concorderemo se una ragione è buona o cattiva. Cioè, uno dei due avrà presumibilmente cambiato idea sulla bontà delle sue ragioni.

    Quindi è ancora sensato dire che buone ragioni o ci sono o non ci sono. Gli eventuali dissensi derivano solo dal costo pratico di comunicare.

  7. @caminadella: a me sembra più come dire che usare una BMW non è incompatibile col credere nell’esistenza dei tappeti volanti 😉

  8. @Caminadella: Beh, finché viaggi da solo, puoi benissimo sostenere che il metodo migliore per raggiungere la Cina sia una trabant…

    @Maurizio Colucci: “Sincronizzato i cervelli” è una espressione, non so come dire, che evoca immagini un po’ inquietanti, ecco, di qualcuno che viene a sincronizzarmi i pensieri in quanto fuori sincrono… So bene che il senso, qui, è diverso, però mi rimane questa immagine (potrei non dormirci la notte!)

    @ferrigno: Ehm… i tappeti volanti non esistono… (e so già la tua risposta: appunto).

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