Recensioni Filosofiche

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 8 mesi 9 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

È uscito il numero di dicembre di Recensioni Filosofiche.

Invece di segnalare alcune recensioni, ne riporto alcuni passaggi:

Un primissimo inquadramento del concetto di persona si ha a pagina sette: “Quella di persona appare l’unica categoria capace di unificare uomo e cittadino, anima e corpo, diritto e vita”. Constatazione repentina per essere messa in introduzione. Infatti poco sotto l’autore si chiede se in qualche modo possa bastare ciò per giustificare il massacro continuo, lo stillicidio silenzioso, che, nonostante la dichiarazione dei diritti dell’uomo, la persona per eccellenza, quotidianamente si attua nel mondo e nella storia ai danni dell’uomo stesso. “Se con questo termine si voleva alludere all’ingresso dell’intera vita umana nel cerchio protettivo del diritto, si è costretti ad ammettere che oggi nessun diritto è meno garantito di quello della vita” (p.7). Perentorio e lapidario. Esposito da queste parole raggelanti per la loro inerte verità inizia una breve storia delle motivazioni che hanno portato alla disfatta del diritto sul fronte della difesa della vita umana. Qui si presenta la tesi che caparbiamente si porterà avanti per l’intero sviluppo del testo, ovvero che proprio il concetto di persona ha introdotto una frattura insanabile tra diritto e vita.

Gianmaria Merenda a proposito di Roberto Esposito, Terza persona. Politica della vita e filosofia dell’impersonale.

Interessante, sempre in questo volume, il confronto tra Carnap e Kuhn. Gattei nota che il filosofo statunitense pone molto l’accento sulle regole logiche di un quadro linguistico, le quali definiscono la correttezza o la validità, cosa che si ritrova anche nel pensiero di Carnap. Inoltre per Carnap esistono due attività diverse relative ai quadri linguistici all’interno dei quali vengono formulate le teorie, ovvero la possibilità di giudicare le questioni “interne” con regole logiche condivise all’interno del quadro, e la possibilità di giudicare questione “esterne” che non presuppongono tali regole. Questo aspetto ricorda le regole condivise all’interno del paradigma kuhniano e i momenti di rivoluzione in cui entrano in gioco fattori che non trovano una spiegazione all’interno della logica del paradigma.

Rosanna Oliveri a proposito di Stefano Gattei, La rivoluzione incompiuta di Thomas Kuhn.

Il denominatore comune di quasi tutti gli artici saggi della prima parte del testo è la loro matrice liberale, interpretata spesso in chiave rawlsiana. Tale impostazione porta a giustificare la necessità dei diritti umani sulla base della capacità di definire i confini di una società decente, in grado di difendere gli uomini dalla sofferenza da loro stessi causata (Veca), senza fare appello ad una qualche concezione del bene, ma facendo riferimento a valori pubblicamente condivisibili da parte di tutti gli individui ragionevoli. Tale giustificazione liberale dei diritti umani, come giustamente messo in luce da Carter, risulta essere equidistante dagli eccessi dell’utopismo cosmopolita – per cui gli stessi diritti dovrebbero essere garantiti a tutti gli esseri umani- e del realismo, secondo il quale è impossibile determinare alcuna garanzia giuridica al di là dei confini nazionali. Una simile prospettiva, come messo in luce da Maffettone, sembrerebbe inoltre in grado di rispondere alla sfida del multiculturalismo, riconoscendo come anche i diritti umani siano culturalmente determinati, ma sottolineando allo stesso tempo la loro capacità di superare il vincolo della giustificazione pubblica in modo da delineare dei limiti oltre i quali non è tollerabile spingersi, anche in nome della diversità culturale.

Enrico Bialei a proposito di Fabrizio Sciacca (a cura di), Struttura e senso dei diritti.

Lascia un commento