Negazioni oggettive

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 4 mesi 17 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Angelo Bagnasco, Arcivescovo Metropolita di Genova, Abate Perpetuo di S. Siro, di S. Maria Immacolata, di S. Gerolamo di Quarto, Legato Transmarino della Sede Apostolica, già Arcivescovo di Pesaro ed Ordinario Militare per l’Italia, è stato frainteso.
A quanto pare, è tutta colpa del quotidiano Il Secolo XIX di Genova, che avrebbe «male riportato con titolazioni e sintesi sommarie che risultano parziali e fuorvianti» il suo intervento del 30 marzo 2007. Meglio non leggere il quotidiano di Genova e limitarsi ad Avvenire, «fedele alla lettera e allo spirito dell’intervento».

Stemma BagnascoLasciamo perdere le sintesi, siano esse sommarie o meno, e andiamo a leggere l’originale, gentilmente fornito da Passi nel deserto (curioso: neppure Avvenire ha riportato il testo: crisi del giornalismo?).

Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia – ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente – allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene.

Perché dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all’incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perché poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali.

Oggi ci scandalizziamo ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire ‘no’.

Azioneparallela non riesce a capire cosa sia la «concezione autotrascendente della natura umana». Immagino che Bagnasco si riferisca alla capacità umana di superare la propria natura. Il problema è che, se l’essere umano supera e trascende il proprio essere, allora non c’è criterio antropologico o dato di natura che tenga: se l’uomo può superare se stesso, non c’è una natura stabile e quindi tutto è permesso. Evidentemente non ho capito neppure io cosa sia questa concezione autotrascendente della natura umana.

Monsignor BagnascoPoco male; il centro dell’argomentazione di Bagnasco è un altro: come dire ‘no’ alle aberrazioni senza un criterio oggettivo? I criteri soggettivi, pare di capire, non vanno bene, non sono sufficienti. Bisogna quindi rivolgersi alla natura, che è oggettiva, e non alla cultura che, invece, sarebbe soggettiva.
Il discorso si basa su due contrapposizioni: soggettivo e oggettivo, culturale e naturale. Contrapposizioni problematiche: non è semplice distinguere l’oggettivo dal soggettivo o il naturale dal culturale, e persino gli abbinamenti convincono poco: non c’è davvero nulla di culturale e di oggettivo?

Forse anche la mia è una sintesi sommaria, ma mi sembra che la tesi di Bagnasco si possa riassumere così: “Per giudicare occorre possedere la Verità”.
In un certo senso è vero: è buona norma chiamare pregiudizi le affermazioni frutto di analisi superficiali e inadeguate. Un giudizio richiede una analisi approfondita, dettagliata, un minimo di ricerca e di riflessione. Ma chiamare Verità, con la iniziale maiuscola, il risultato di questa ricerca mi sembra francamente eccessivo.
Non si tratta di negare l’esistenza della verità o l’equivalenza di tutte le opinioni: senza ricorrere allo scetticismo, alla conoscenza oggettiva si può contrapporre il più sobrio fallibilismo. Le nostre conoscenze sono, per quanto buone, imperfette e, soprattutto, perfettibili.
Possiamo rifiutare il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, l’incesto e la pedofilia anche a partire da conoscenze soggettive e culturali. Le motivazioni di questi rifiuti saranno incomplete, ma questo mi sembra un vantaggio, non un problema. In futuro potremmo avere altri motivi, ancora più solidi, per condannare la pedofilia. Nel frattempo accontentiamoci di quello che abbiamo, che è più che sufficiente. Gli olandesi hanno detto un chiaro ‘no’ al famoso partito olandese favorevole alla pedofilia, che non si è potuto nemmeno presentare alle elezioni: non si sono trovate le (570) firme necessarie!

Preferirei riformulare così il principio di Bagnasco: “Per giudicare occorre aver cercato la Verità per un tempo ragionevole“.

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