Dov’è scritto?

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 5 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Primo appunto al testualismo debole di Ferraris: non sempre vengono effettuate iscrizioni su carta o su memoria magnetica. Molte promesse e pagamenti avvengono oralmente, magari in assenza di testimoni. Dov’è l’iscrizione in questi casi?
Per Ferraris la promessa è registrata nelle cellule cerebrali dei soggetti coinvolti. La mente è una tabula, un libro in grado di accogliere iscrizioni e di conservarle per un po’ (p. 106). Quella della tabula non è solo una metafora, bensì un trascendentale. In altre parole: non è tanto il linguaggio che permette di descrivere la mente come tabula, quanto l’essere tabula della mente che permette il linguaggio e la conoscenza (p. 123). Più che una scrittura vera e propria, è una archiscrittura.

Ferraris ha ragione: se la mente non fosse una tabula, cioè se non vi fosse la memoria, non vi sarebbero il linguaggio e la conoscenza. Non è tuttavia chiaro cosa c’entri tutto ciò con l’ontologia degli oggetti sociali.
È indubbio che nelle scatole craniche di due persone avvenga qualcosa quando una dice all’altra “ti prometto che domani ti telefonerò”. È tuttavia dubbio che gli avvenimenti cerebrali abbiano una qualche rilevanza sociale.
Una firma su un documento è una scrittura accessibile a tutti, e infatti è necessario nascondere i documenti riservati. Un ricordo è invece un evento privato (una archiscrittura?): non è possibile leggere i ricordi di una persona, o almeno è impossibile leggerli come si leggerebbe una lettera. Al massimo li si può ascoltare, se questa persona ha voglia di raccontarli, ma in questo caso si ha una testimonianza, che è una cosa diversa dal ricordo.

La tabula, l’iscrizione mentale, l’archiscrittura ricordano il coleottero nella scatola delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein (§293): se nessuno può guardare nelle scatole degli altri, allora i coleotteri potrebbero tranquillamente non esserci: non cambierebbe nulla nelle relazioni tra le persone.
Se le iscrizioni mentali sono, e hanno tutta l’aria di esserlo, eventi privati, non hanno alcuna rilevanza sociale e sono quindi inadatti a fondare un’ontologia sociale. Molti oggetti sociali si ritrovano quindi privi di iscrizione pubblica.

Una possibile risposta a questa obiezione è virtualizzare le iscrizioni: un oggetto sociale non richiede una iscrizione attuale, ma solo potenziale. Una promessa è tale anche se tacita: basta che qualcuno possa mettere per iscritto quello che è accaduto.
Virtualizzando le iscrizioni si privano gli oggetti sociali di un solido sostrato fisico: stabilire cosa sia o non sia una firma è un compito infinitamente più semplice dello stabilire se sia possibile ottenere, prima o poi e in una qualche maniera, una firma valida.
Però sembra essere l’unico modo di salvare il testualismo di Ferraris dalle improbabili iscrizioni mentali sociali.

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