Discriminare

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Il Vaticano ha criticato la proposta francese di una dichiarazione ONU contro le discriminazioni verso gli omosessuali.
Purtroppo non sono riuscito a trovare il testo della proposta francese: non so quanto siano legittime le paure della Santa Sede su una messa alla gogna di quei paesi che non applicano la piena equiparazione tra omosessuali ed eterosessuali, ad esempio per quanto riguarda il matrimonio. In ogni caso, mi sembra che il Vaticano abbia una posizione eccessivamente intransigente: vi sono paesi nei quali gli omosessuali rischiano la pena capitale e, di fronte a simili drammi, stare a speculare sui rischi di una interpretazione della dichiarazione pare francamente eccessivo, anche a voler condividere le paure del Vaticano sulla completa parità di diritti tra omosessuali ed eterosessuali.

Per il Vaticano, pare di capire, vi sono discriminazioni illecite e discriminazioni lecite, e la proposta francese ha il grosso difetto di condannare entrambe.

Discriminare, letteralmente, significa separare, distinguere, e in moltissime situazioni è una cosa buona e giusta, su questo il Vaticano ha ragione. Quando si prepara la biancheria da infilare in lavatrice è giusto discriminare i capi in base al colore, giusto per fare un esempio. A essere ingiusta (nel senso di moralmente sbagliata e, a volte, anche nel senso di illegale) è la discriminazione immotivata, che per evitare ambiguità da qui in poi verrà chiamata semplicemente discriminazione.
In poche parole, si ha discriminazione quando la caratteristica discriminata non ha nulla a che fare con lo scopo della distinzione.

Per tornare al caso degli omosessuali: distinguere le persone in base alle preferenze sessuali non è discriminazione se stiamo stiamo gestendo una agenzia per cuori solitari, mentre lo è, eccome, se stiamo decidendo chi ha il diritto di voto, chi può prendere in affitto un appartamento e così via.
A questo punto chiediamoci: per quanto riguarda il matrimonio, è giusto distinguere gli omosessuali dagli eterosessuali, permettendo solo a questi ultimi di sposarsi? Per la chiesa cattolica la risposta, chiaramente, è : non si tratta di una discriminazione ma di una semplice distinzione, come per i capi di biancheria: come non puoi lavare a 90º i capi delicati, altrimenti si rovinano, così non puoi permettere che due omosessuali si sposino, altrimenti la società, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, degenera. Per quanto riguarda me, invece, non ci sono problemi: credo che il sesso degli sposi sia ininfluente per quella scelta di vita che è il matrimonio.
La questione, ma non è una sorpresa, dipende dalla definizione di matrimonio che uno sente come propria. E che, eventualmente, vuole imporre agli altri.

5 pensieri su “Discriminare

  1. @alex: Grazie per il link! Da una prima lettura, mi sembra che il Vaticano esageri, e di molto. Mi chiedo (ma me lo chiedo nei commenti, non certo nel post) se non ci sia una strategia e che vogliano costruirsi una immagine di ferrea intransigenza.

  2. Io penso che abbiano perso il consueto aplomb – cioè abbozzare dove e quando, tutto sommato, “conviene” e non transigere quando ne hanno la possibilità (vedere Nicaragua e legge sulla sodomia, p.e.)- perché stanno perendo quel poco d’influenza (su scala mondiale) che è rimasta loro.

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