Certezze

closeQuesto articolo è stato pubblicato 12 anni 3 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Invidio chi si può permettere una certezza. Non è una cosa da poco: le certezze, nel senso di un sapere talmente indubitabile che l’idea stessa di una obiezione ci ripugna, sono dei beni rari e preziosi, almeno quelle non banali.
Perché di certezze banali è pieno il mondo: la terra è una sfera, il fuoco illumina e scalda, io ho due mani: tutte certezze indubitabili e accessibili a chiunque. Ci siamo talmente abituati che neppure le nominiamo, le riserviamo giusto ai matti e ai bambini.
Le certezze per le quali provo invidia non riguardano banalità condivise, bensì conoscenze, saperi che sono oggetto di discussione, sui quali si intersecano innumerevoli letture e interpretazioni. Situazioni nelle quali è difficile anche solo formulare una domanda, figuriamoci fornire risposte. È facile perdere l’orientamento, di fronte a problemi complicati, e non riuscire più a distinguere le varie posizioni: ciò che un attimo prima sembra corretto, improvvisamente appare sbagliato, e viceversa.
Eppure c’è chi, in mezzo a tutti questi dubbi e discussioni, riesca a trovare delle certezze, certezze che ripuliscono il campo da dubbi e discussioni.

Prendiamo il caso di Terri Schiavo, la donna in coma da diversi anni. È viva? È morta? È più viva o più morta? Che relazione riesca ad avere con il mondo esterno? Che dignità ha una vita del genere?
Tutte domande terribili, domande che, nella loro drammaticità, disorientano, mettono in crisi i normali concetti di vita e di morte. Eppure c’è chi riesce ad avere certezze in proposito, oltre ai parenti che, in quanto responsabili, sono costretti dalle circostanze a prendere decisioni nette, decisione che sicuramente preferirebbero non prendere.

Altro esempio: l’embrione umano e tutte le questioni che esso solleva: dall’aborto, alla procreazione assistita, alle diagnosi prenatali.
Anche qui è in gioco un concetto solitamente netto e distinto, che nei casi di confine si mostra tuttavia terribilmente sfumato: l’individuo. Cos’è un individuo, una persona? L’embrione è una persona? In che modo l’embrione è un uomo in potenza? Dubbi, discussioni, certezze che si sgretolano. Ma anche qui c’è chi riesce a non perdere le proprie certezze e ad affermare con assoluta sicurezza un fatto che, secondo lui, dovrebbe annullare completamente qualsiasi obiezione.

Sì, invidio proprio chi riesce a trovare simili certezze.

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