Archivi tag: Satira

Il comune senso del pudore

Ieri, domenica 21 agosto, Emilio Giannelli ha pubblicato sul Corriere della Sera questa vignetta:

14045796_10154206063727530_5346671142570161275_n.png

Qualche giorno prima, il 17 agosto, sul quotidiano belga Le Soir, è invece apparsa questa vignetta di Kroll, ripresa da Internazionale del 19/25 agosto:

cqefg3pxgaawou1.jpg_661710638.jpg

Non so se Giannelli ha copiato Kroll o se semplicemente ha avuto la stessa idea. Mi interessa di più notare le differenze tra le due vignette.
La prima è che Kroll fa indossare all’agente del 2016 una tenuta antisommossa, una finezza a cui Giannelli non ha pensato, forse per privilegiare la classica caricatura della coppia di carabinieri.
Più interessante il fatto che Giannelli ha invertito le due figure femminili – la donna col due pezzi di ‘ieri’ prende il posto di quella col costume interro di ‘oggi’ –, mentre Kroll ha lasciato immutata la donna col costume “moralmente corretto”.
Ma la differenza più interessante è secondo me l’ultima: nella versione francofona l’indecenza di ieri ha le tette al vento, non un semplice bikini.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che il comune senso del pudore non è proprio comune…

Satira, questa sconosciuta

Un giornale satirico mette in copertina il (non più) papa dentro un sacco della spazzatura, titolando “Quel gran rifiuto di Ratzinger”. La tipografia non approva la stampa di questa copertina che viene modificata all’ultimo. Comprensibile1 la scelta della tipografia e comprensibile anche quella del giornale satirico di modificare la copertina rendendo comunque pubblico l’accaduto.
Meno comprensibile il contenuto degli immancabili dibattiti sull’opportunità di pubblicare una simile immagine.

Continua la lettura di Satira, questa sconosciuta

  1. Dove ‘comprensibile’ non è sinonimo di ‘condivisibile’. []

Tutta colpa dei socialcosi

Il seguente articolo è stato pubblicato sul quotidiano laRegioneTicino di sabato 16 febbraio. Visto che è arrivata una sola email di lamentela, lo pubblico qui, così da avere, forse, altri commenti scandalizzati.

Per chi nell’ultima settimana si fosse fatto una vacanza sulla luna: il papa si è dimesso. Molte le ipotesi sulle motivazioni di questo gesto. Noi della Regione, grazie a un angelico e alato informatore anonimo, abbiamo in esclusiva la registrazione delle dimissioni del papa al suo Diretto Superiore.
Il dialogo, tradotto ovviamente dal latino – oltretutto con pronuncia tedesca –, è il seguente.

Benedetto XVI: Signore!
Gesù Cristo: Stai chiamando me o padre Georg?
B16: Sto chiamando te: oramai Padre Georg è arcivescovo di Urbisaglia: per chiamarlo devo usare il cellulare.
GC: Dimmi, dunque, caro Joseph.
B16: Non mi puoi chiamare Benedetto decimosesto?
GC: Se vuoi ti chiamo Benny.
B16: Meglio Joseph.
GC: Preferisco anche io Joseph: sai, è il nome del mio papà adottivo…
B16: Comunque, ti ho chiamato perché ho deciso di dimettermi.
GC: Dimetterti? Sei sicuro?
B16: Sì. Sai l’età, la stanchezza, gli impegni sempre più faticosi: non ho più il fisico per difendere come un tempo la pace dai matrimoni omosessuali.
GC: Sicuro che sia questo il problema?
B16: Ehm… Certo.
GC: Joseph, Joseph… sai che non posso tollerare le bugie. E sai anche che vedo tutto.
B16: Vedi tutto tutto?
GC: Ho una fama da onnisciente da mantenere, Joseph. Certo, non spio più quello che votano le persone nel segreto dell’urna, anche perché, ultimamente, nelle cabine elettorali vedo certe facce depresse che mi mettono una tristezza… Comunque sì, vedo tutto tutto.
B16: Allora sai perché non dormo più la notte…
GC: Lo so. Twitter.
B16: Perdonami, Signore, ma da quando mi hanno creato l’account su Twitter passo le ore a guardare quello che la gente scrive di me. Non riesco a smettere. Vado a letto tardissimo. E al mattino, appena mi sveglio, devo subito controllare quello che hanno scritto durante le mie poche ore di sonno…
GC: Sono così interessanti i commenti dei fedeli?
B16: Bellissimi. Guarda, qui sul mio papaPad ho salvato i migliori. Qui c’è uno che mi chiede se nella vasca da bagno faccio le bolle papali!*
GC: …
B16: E un altro mi chiede se non installiamo il WiFi nelle chiese per non competere con qualcosa di invisibile che funziona!* Questo qui invece vuole sapere se, essendo un pastore tedesco, occorre moltiplicare per 7 i miei anni per sapere quanti ne ho davvero.* Quest’altro, invece, cita un mio connazionale: “Se la religione è l’oppio dei popoli, tu sei il Sommo Pusher?”.*
GC: Se non sbaglio – e io non sbaglio mai – lo aveva scritto anche il vaticanista Sandro Magister: “I suoi timidi messaggini finiscono annegati ogni giorno in una alluvione di sberleffi”.
B16: Annegati in un’alluvione di sberleffi? Ma se mi diverto come un bambino?
GC: Solo che non hai più il fisico di un bambino. Devo chiedere a Padre Georg di requisirti l’iPad?
B16: Ti ho già detto che adesso lui è in Urbisaglia. E poi non avevamo detto che è importante il contatto con i giovani, l’evangelizzazione del continente digitale eccetera?
GC: È importante sì, ma se non ce la fai…
B16: Lascerò a uno più giovane, in grado di reggere il ritmo dei socialcosi.
GC: Si chiamano social network.
B16: Sì, sì, socialcosi. Tu che sai tutto, vedi qualcuno in grado di reggere il ritmo?
GC: Bah, quanto a presenza su Facebook, so che un certo Paolo Beltraminelli non ha eguali. Però fa un po’ troppe gaffe per il soglio pontificio, anche se dopo la tua cantonata a Ratisbona… ti ricordi, Joseph, quando hai detto che Maometto ha portato solo cose cattive e disumane?
B16: Ero giovane e inesperto, ai tempi. Mentre adesso sono troppo vecchio.
GC: Va bene. Però non possiamo raccontare che vai in pensione per stare più tempo su Twitter.
B16: Possiamo dire che è una decisione maturata dopo il viaggio a Cuba.
GC: Mi sembra una buona idea.
B16: Perfetto. Allora siamo d’accordo, dimissioni subito?
GC: Joseph, sei pronto ad assumerti tutte le responsabilità di questo gesto?
B16: Certo.
GC: Proprio tutte tutte?
B16: Che cosa intendi?
GC: Beh, Celestino V ebbe Dante a commentare il suo gesto. Tu avrai Antonio Socci e Vito Mancuso.
B16: Bella questa, capo. Posso postarla su Twitter dopo l’annuncio?

* – Tweet autentici.

Metaindignazione

C’è polemica, nelle terre ticinesi, per una copertina del quindicinale satirico Il Diavolo giudicata sessista. Le volgarità del quindicinale vengono associate alle volgarità del settimanale della Lega dei Ticinesi Il mattino della domenica.
Il dibattito, tra un’intervista e un editoriale, oltre ad affrontare il solito problema della definizione di satira ricalca il seguente schema; “Se ti scandalizzi per il primo allora devi scandalizzarti anche per il secondo”; “Non è vero, il contesto è diverso, sei tu che ti scandalizzi per il secondo e non per il primo”; “Il contesto non conta, devi indignarti”; e così via.1 Che è lo stesso schema che mi sembra di vedere, questa volta nelle terre italiche, per quanto riguarda le battute sessiste di Berlusconi e quelle di alcuni comici.

Insomma, a indignare non è la volgarità, ma il fatto che altri non si indignino. Una metaindignazione che mi lascia il sospetto che delle volgarità non gliene freghi niente a nessuno.

  1. Il contesto, comunque, conta; potrebbe non essere dirimente nel caso specifico, ma conta. []

Persone e valori

Gianfranco Ravasi, insigne teologo, scrive su Avvenire che “occorre distinguere tra la concretezza delle persone e delle istituzioni – che sono umane, e magari hanno davvero un loro volto ridicolo – e i valori: ecco, se sulle persone l’ironia si può fare, sui fondamenti della fede occorre rispetto”.
Curiosa variante di “Scherza coi fanti e lascia stare i santi”: scherza pure con fanti e santi, ma lascia stare i valori, la santità. Resta da capire come prendere in giro i santi senza toccare i valori. Come tutti i limiti imposti dall’alto, fallisce sulla concretezza.
Decisamente meglio, sempre nello stesso articolo, l’appello finale di Moni Ovadia: “Servono garbo, grazia e modestia. Facciamo incontri, invitiamo, confrontiamoci. Magari anche l’islam ha le sue storielle: mettiamoci in ascolto. Ma al tempo stesso rivendichiamo il diritto al rispetto dei nostri valori, il rifiuto della violenza. Né resa né imposizione, ma ascolto.”