Satira, questa sconosciuta

closeQuesto articolo è stato pubblicato 5 anni 6 mesi 23 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un giornale satirico mette in copertina il (non più) papa dentro un sacco della spazzatura, titolando “Quel gran rifiuto di Ratzinger”. La tipografia non approva la stampa di questa copertina che viene modificata all’ultimo. Comprensibile1 la scelta della tipografia e comprensibile anche quella del giornale satirico di modificare la copertina rendendo comunque pubblico l’accaduto.
Meno comprensibile il contenuto degli immancabili dibattiti sull’opportunità di pubblicare una simile immagine.

“Non fa ridere”. Può essere che non abbia fatto ridere te, ma prima di estendere all’intera umanità una tua esperienza personale dovresti almeno – almeno! – fare il giro di tutti i tuoi amici e conoscenti. Magari qualcuno che ride lo trovi. In ogni caso, dovresti studiare la differenza tra umorismo, comicità e satira: scopriresti che uno spettacolo comico che non fa ridere è un disastro, una satira che non fa ridere è abbastanza normale.

“Non rispetta il buon gusto”. “È irrispettoso”. Oh mio dio, è vero, è un giornale satirico che non rispetta il buon gusto. È una cosa terribile. Della satira che non rispetta il buon gusto. Ci rendiamo conto? Come il concerto al quale ho assistito l’altra sera: pensa, i musicisti sono saliti sul palco e invece di stare in silenzio hanno cantato e suonato!

“La satira deve essere elegante”. Stiamo parlando della stessa cosa?

“La satira deve avere uno scopo”. Ti sei dimenticato di aggiungere: “e deve coincidere con i miei scopi”.

  1. Dove ‘comprensibile’ non è sinonimo di ‘condivisibile’. []

9 pensieri su “Satira, questa sconosciuta

  1. mi spiace, comprensibile è solo la decisione del giornale; il rifiuto della tipografia è la peggiore forma di vigliaccheria: prepotente coi deboli, leccaculo coi forti.
    (se io scrivo un libro me lo rivede l’editore*, non il tipografo. o sbaglio?)

    * e se l’editore me lo rifiuta ancora posso pubblicarlo a.p.s.

  2. Il tipografo s’è rifiutato, quindi. Ok, nome della tipografia, please, che me lo segno. Sia mai che per sbaglio dovessi passargli un lavoro…

  3. Segnato. Grazie.
    Comunque, ho la tentazione di mandare una mail alla tipografia, con la richiesta di levare dalla rete il proprio sito (si fa per dire: è una pagina con indirizzo) attualmente online, perché urta la sensibilità dei graphic designer.

  4. “È una vigliaccheria, ma se uno è nato codardo che cosa ci può fare?”

    già. immagino che ciò li assolva tutti, da paride a don abbondio, con speciale indulgenza anche per i “following orders”, eichmann, eccetera.

    (il marcoz-boicottaggio è già qualcosa – se non fossi analfabeta mi accoderei :D)

  5. Ma, caro Ricco&Spietato, anche io sono analfabeta. Se mi capita di avere rapporti con le tipografie è solo perché ho a che fare con le figure, mica con le parole.

Lascia un commento