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Una frittata chiamata Osama

Hanno ucciso Osama bin Laden.
Alla radio ho sentito affermare che forse è stato ucciso da una guardia del corpo per evitare la cattura (meglio un martire, morto e muto, che un prigioniero, vivo e forse ciarliero?), e anche che i soldati avevano l’ordine di ucciderlo, non di prenderlo vivo.
Insomma: una certa incertezza su quanto accaduto c’è.

Diciamo, come riassunto, che una nazione ha organizzato un intervento del proprio esercito nel territorio di un’altra nazione, che non ha chiesto nessuna autorizzazione, che lo scopo di questo intervento militare è stato la cattura o l’eliminazione di un cittadino di un’altra nazione. Pare infine che la cattura sia avvenuta grazie alle informazioni raccolte, con metodi quantomeno discutibili, a Guantanamo. Continua la lettura di Una frittata chiamata Osama

He broke the rule of law

He broke the law. Ha infranto la legge.

Così si è espresso Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, durante un confronto con un gruppo di attivisti per Bradley Manning.
Il discorso completo, come citato da diversi siti, è il seguente:

And if you’re in the military… And I have to abide by certain rules of classified information. If I were to release material I weren’t allowed to, I’d be breaking the law.

We’re a nation of laws! We don’t let individuals make their own decisions about how the laws operate. He broke the law.

Obama afferma che Manning, rivelando le informazioni classificate, ha infranto la legge.
Tecnicamente, ha ragione: pur non conoscendo il diritto statunitense, immagino che esistano leggi che puniscano la divulgazione di informazioni riservate, leggi che Manning, facendo quello che ha fatto, ha infranto. Continua la lettura di He broke the rule of law

Il presidente nero che farà male ai neri

Mark Tardiff, membro del Pontificio Istituto Missioni Estere, non è molto contento della vittoria di Barack Obama.
Come spiega in una lettera ad AsiaNews, Obama è un sostenitore dell’aborto:

Il neo-eletto presidente Obama è da tempo impegnato con forza non solo a preservare, ma anche estendere l’attuale regime in tema di aborto che domina negli Stati Uniti. Quando era senatore dell’Illinois, egli si è opposto a misure che avrebbero reso obbligatorie cure mediche per bambini sopravvissuti all’aborto e riusciti a nascere vivi. Il suo ragionamento era che una legge simile avrebbe potuto mettere in questione la mancanza di diritti dei non nati.

Per Tardiff l’embrione è già una persona e l’aborto, quindi, è un omicidio: partendo da queste premesse, che qui non mi interessa discutere, è ovvio che non si possa gioire per l’elezione di Obama. Continua la lettura di Il presidente nero che farà male ai neri

Ma Obama è davvero afroamericano?

Il padre di Barack Obama, Barack Obama Sr., è nato in Kenia, mentre la madre, Ann Dunham, è nata in Kansas.

Per quello che queste espressioni possono significare, Obama è per metà bianco e per metà nero. Un mulatto, se vogliamo. Eppure per tutti il neo-presidente degli Stati Uniti è nero.

Evidentemente per tutti il nero vince sul bianco: il primo è un carattere dominante, il secondo recessivo. O, se preferiamo, il bianco è un carattere puro, che non può mischiarsi, mentre il nero è impuro, e tollera promiscuità.

Sono contento per la vittoria di Barack Obama: credo sia un segno del superamento di vecchi pregiudizi; non indica, purtroppo, la fine del concetto di razza, che continua a sopravvivere nonostante la sempre più evidente insensatezza.