La guerra verbale di Trump

Trump is subjecting American democracy to a brutal test. Our survival requires that the press halt its unwitting complicity in his power grab. The press has become complicit with Trump by allowing itself to be used as an amplifier for his falsehoods and frames. When the press gives Trump absolute power to dictate coverage, it abdicates its role as a pillar of democracy.

Un sempre interessante George Lakoff spiega sul Guardian come Trump, da bravo piazzista qual è, sappia usare le parole per plasmare la nostra percezione della realtà e le responsabilità della stampa nel dare forza alla sua visione del mondo.

Le tradizioni e il passato

La forza di una tradizione non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente. O addirittura dal fatto che si comincia a insegnarne o a diffonderne i contenuti nel presente, come avviene nel caso delle tradizioni inventate. Nella versione semplificata di questo concetto, una tradizione viene ritenuta tanto più solida quanto più è antica, ovverosia, per restare in metafora, quanto più la sua radice affonda nel passato. Non è esattamente così. Una tradizione è tanto più solida tanto quanto più lo è l’intelaiatura che la sostiene nel presente – cioè quanto più si continua a ripetere e a insegnare che essa è forte e antica.

Maurizio Bettini, Radici. Tradizione, identità, memoria, Il Mulino, 2016

Terra piatta, cervello fino

Mappa della Terra piatta di Orlando Ferguson (1893)

Alan Burdick è andato, per il New Yorker, a un convegno di terrapiattisti, incontrando quelle “persona normali con uno sguardo anormale” (è la definizione di uno degli orati del convegno).

Un reportage molto interessante, che vale la pena leggere con attenzione per capire il (relativo) successo di una simile convinzione.

Interessante scoprire che, a fianco dei cospirazionisti convinti – ci ingannano su 11 settembre, vaccini, sbarco sulla Luna, perché dovrebbero dirci la verità sulla forma della Terra? – e dei religiosi che prendono alla lettera la Bibbia, ci sono gli “scientifici”, quelli che non si fidano della versione ufficiale e vogliono fare gli esperimenti, verificare questa teoria, scoprendo così il grande imbroglio.

Credo sia importante capire come mai delle persone attente e curiose, alcune delle quali si cimentano in esperimenti anche ingegnosi,1 arrivano a rifiutare una delle più longeve verità scientifiche che abbiamo. Come mai queste persone, che potrebbero essere non dico ricercatori professionisti ma quantomeno appassionati di scienza, sono arrivati lì, ad applaudire una che dice che “la scienza è una scusa per essere stupidi”?2

  1. Ingegnosità che non esclude l’ingenuità, ovviamente. []
  2. “Science is really an excuse for people to be stupid”. Affermazione peraltro non del tutto disprezzabile, visto che la scienza permette di conoscere cose che mai uno avrebbe scoperto da solo, ma chiaramente non era questo il senso dell’affermazione della terrapiattista. []

Lo stato e chi lo governa

Alpha: Posso farti una domanda?

Beta: Intendi un’altra, oltre a quella se puoi farmi una domanda?

Alpha (facendo finta di non aver sentito): Che cosa ascoltavi l’altra sera?

Beta: Intendi prima di addormentarmi? Un audiolibro. Ho sottoscritto un abbonamento di prova e devo dire che non è male, anche se ogni tanto mi distraggo — magari perché il ritmo è troppo lento — e mi perdo qualche parte…

Alpha: Tipo quando russavi? Comunque che libro, o audiolibro, era?

Beta: La svastica sul sole di Philip K. Dick. Hai presente, il romanzo distopico, dove le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti sono spartiti tra Germania e Giappone… Continua la lettura di Lo stato e chi lo governa

L’ambiguità del teologo

Ho letto con interesse e un fondo di ammirazione l’intervista al teologo Ernesto Borghi su omosessualità e Pride apparsa ieri sul Corriere del Ticino.1

Innanzitutto trovo molto interessante il fatto che il teologo non dica praticamente nulla di religioso: il suo è un discorso Etsi deus non daretur, come se Dio non esistesse. Quando l’intervistatore gli chiede della Bibbia, la sua risposta non è sulla parola di Dio, ma su un testo storico: «nellacultura mediterranea e mediorientale antica c’erano dei percorsi che vedevano nell’omosessualità non soltanto una prospettiva lecita, ma addirittura nel rapporto omosessuale una possibilità di educazione assolutamente normale» e «la tradizione ebraico-cristiana è del tutto alternativa a questa prospettiva». Continua la lettura di L’ambiguità del teologo

  1. Purtroppo non c’è online. []

Lo stile del disgusto

Rabbia, disgusto, paura… è normale che atti coma la pedofilia suscitino emozioni forti.
È, o almeno dovrebbe essere, un po’ meno normale lasciarsi trasportare a queste emozioni, augurando le peggio cose a chi è anche solo sospettato di questi atti e auspicando la reintroduzione di torture e pena di morte. Ma si sa che capita, soprattutto sui social media, per cui non mi hanno stupito i vari “bestia!”, “buttare via la chiave” e “castrazione!!!” a corredo della notizia di un processo per atti sessuali con fanciulli (questo il reato secondo il codice penale svizzero).

Quello che mi ha stupito è la persona che ha deciso di manifestare il proprio disgusto con una gif animata presa da un reality show:

Il concetto di malattia non è mai innocente

Definire cancro un fenomeno è un incitamento alla violenza. L’uso del cancro nel discorso politico favorisce il fatalismo e giustifica provvedimenti «severi», oltre a rafforzare notevolmente la convinzione diffusa che la malattia sia necessariamente mortale.

Ho appena (ri)letto Malattia come metafora di Susan Sontag. Nonostante sia stato scritto 40 anni fa – quando se ne sapeva molto meno sia di Aids e di cancro, sia di metafore1 – l’ho trovato straordinariamente lucido e attuale nella sua analisi della mitologia delle malattie, dalla romantica tubercolosi che consuma al cancro che invade il corpo e al quale dobbiamo fare guerra, bombardandolo di raggi o usando armi chimiche.
Perché, come scrive nell’ultimo capitolo, «il concetto di malattia non è mai innocente».

L’ho trovato molto attuale perché questa dimensione concettuale e metaforica, questa mitologia moderna – che non riguarda solo la malattia – mi pare ancora sottovalutata. Da chi è convinto che contino solo i fatti, non le parole e i concetti, per cui è indifferente se quello che facciamo è “prendersi cura” del paziente o “muovere guerra” alla malattia. E sottovalutata anche da chi quelle facili e grossolane metafore le accoglie e le usa senza fare caso a tutto quello che c’è dietro, rinforzando questa mitologia.

  1. Metafora e vita quotidiana di Lakoff e Johnson sarebbe uscito solo due anni dopo. []

Fare filosofia dopo la morte di Dio

Il nichilismo è un punto di partenza imprescindibile dopo la morte di Dio. Secondo me una filosofia che, facendo finta di niente, fondasse i valori morali in una qualche trascendenza divina o in una natura umana immutabile, sarebbe ingenua. Ma sarebbe altrettanto ingenuo quello che Nietzsche chiamava “nichilismo passivo”, che si arrende al nulla e concepisce l’esistenza come infondata e inutile.

Mia intervista a Giovanni Gaetani, autore di Come se Dio fosse Antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole.

Di birre, vaccini e razionalità

Nelle discussioni da bar si affronta sempre un gran numero di argomenti. E così, davanti a una birra, una camomilla e un’acqua minerale – no, non ero io quello della camomilla –, dopo aver parlato di politiche fiscali, organizzazione interna di partiti, educazione religiosa e influenza della filosofia aristotelica nella teoria della transustanziazione, si è fatto accenno anche ai vaccini. Sui quali, ha argomentato il mio interlocutore, “ci sono certezze che non lasciano spazio alla discussione”. Continua la lettura di Di birre, vaccini e razionalità