Chiaro e semplice

Josef Albers dedica uno dei suoi esercizi per imparare a vedere (Interazione del colore, edito dal Saggiatore) alla critica dell’affermazione che «più la forma di una lettera è semplice, più è semplice la sua lettura», affermazione che, secondo Albers, è purtroppo divenuta un dogma del nascente costruttivismo (l’edizione originale del testo è del 1963) e di alcuni tipografi modernisti, che prediligono ai caretteri con le grazie, i sottili tratti ornamentali che sporgoni dalle aste, quelli privi (i cosiddetti bastoni). Continua a leggere “Chiaro e semplice”

L’eternità. Informaticamente parlando

Il tempo è quel curioso fenomeno che trasforma ciò che c’è in ciò che non c’è più e ciò che non c’è ancora in ciò che c’è. Come con tutti i fenomeni naturali, l’uomo tenta di dominare e controllare anche lo scorrere del tempo; in particolare, cercando di prevedere, ed eventualmente modificare, quello che deve ancora essere e di decidere cosa fra ciò che è, deve continuare ad essere così come è anche in futuro.
È il secondo aspetto quello sul quale ci concentreremo in questa breve e parziale analisi della sfida dell’uomo con il tempo. Continua a leggere “L’eternità. Informaticamente parlando”

La giornata della memoria. Ma quale memoria?

Il 27 gennaio è, da alcuni anni a questa parte, la giornata della memoria. Una giornata dedicata al ricordo, all’inquietante e insopportabile ricordo dell’Olocausto.
Perché una giornata del ricordo? Quale tipo di ricordo si vuole celebrare con una giornata come questa? Continua a leggere “La giornata della memoria. Ma quale memoria?”

La clonazione

Su il manifesto di sabato 22 gennaio è riportata, a pagine 18, l’interessante storia del villaggio di Aldeida da Luz, un piccolo paese del Portogallo che, a causa della costruzione della imponente diga d’Alqueva, è completamente ricostruito, o forse sarebbe meglio dire clonato, a due chilometri di distanza dal sito originario, nel frattempo completamente allagato. Continua a leggere “La clonazione”

Regole, regolarità, continuità

L’uomo ha bisogno di regole.
Questa affermazione non è da intendersi in senso politico o sociale, non vuole, e neppure può, implicare alcun giudizio sull’anarchia o su altri regimi politici. Essa è semplicemente una constatazione concettuale.
L’uomo ha bisogno di regole: nella nostra vita di tutti i giorni, non possiamo prescindere dalle regole, non è possibile non avere aspettative su ciò che accadrà e dividere gli eventi in conformi e non conformi alle regole, in corretti e non corretti. Continua a leggere “Regole, regolarità, continuità”

Democrazia e maggioranza

Secondo l’opinione di alcuni, la democrazia altro non è che il potere del popolo. In altre parole, ciò che vuole o desidera la maggioranza è, per definizione, democraticamente giusto.
Un terribile pregiudizio, che, di fatto, uccide la democrazia. Lo mostra un semplice esempio: se più della metà degli abitanti di una nazione volessero la soppressione della libertà di espressione oppure l’esclusione dei diritti civili per alcuni cittadini, questi atti sarebbero per questo democratici?
La democrazia, in realtà, è l’esistenza di tutta una serie di valori e pratiche atte a tutelare la libertà dell’individuo. Anche, e forse soprattutto, dall’opinione della maggioranza.
Il discorso dovrebbe essere così ovvio e trasparente da non meritare neppure una fonte di supporto. Se tuttavia qualcuno non fosse del tutto convinto che l’opinione della maggioranza non sia il fondamento della democrazia, può leggere On Liberty di John Stuart Mill.

Cos’è il nulla?

Un giorno, mentre si discuteva del nulla in filosofia e in fisica, dove di solito prende il nome di vuoto, un mio amico osservò che quando abbiamo a che fare con un concetto, di solito noi tutti ci formiamo delle immagini mentali, delle raffigurazioni che ci aiutano a gestire meglio quel concetto. Aggiungendo che, nel caso del nulla, la sua raffigurazione era il colore grigio scuro.

Il problema che si poneva il mio amico era se questa immagine mentale potesse influire sul nostro modo di pensare quel concetto. La domanda che invece mi voglio porre io è la seguente: perché proprio il grigio e non, piuttosto, il bianco o il nero oppure il blu scuro?

Il nero è il colore del buio, il bianco della luce, il blu del cielo o del mare. Tutte immagini che non si adattano al concetto di nulla. Nel buio possono nascondersi molte cose, nel buio può esserci un’infinità di mondi da scoprire. La luce implica una sorgente luminosa, qualcosa che illumini lo spazio. Il blu del cielo o quello, più scuro, dell’oceano richiamano uno spazio vasto, immenso.
Il grigio è invece il colore della nebbia.

A rigore di logica, nella nebbia, come nel buio, possono nascondersi le stesse cose. Eppure la nebbia è peggio: per scoprire quello che nasconde il buio, è sufficiente accendere la luce. Nella nebbia, invece, anche la luce più potente ci restituisce sempre e solo nebbia, grigio ovunque. La nebbia è l’ignoranza inemendabile di quello che ci circonda. Per questo è una ottima e potente immagine del nulla.
Il nulla, per il mio amico e anche per me, è l’ignoranza che nessuna conoscenza può guarire.

Le Palais idéal du Facteur Cheval

Sogno e realtà sono, solitamente, due entità, due mondi distinti e contrapposti. Si sogna di notte e si vive la realtà di giorno. Solo pochi eletti, gli artisti, possono permettersi di sognare di giorno. Eppure anche questi creatori di sogni, i vari pittori, scultori, scrittori, poeti, mai si sognerebbero di mischiare il sogno e la realtà.

L’artista sa bene di creare una immagine, un simulacro di un mondo irreale. L’immaginazione è, appunto, la facoltà di creare di immagini, oggetti ibridi, che sono e non sono reali: sono reali perché sono qui, ma d’altra parte non lo sono in quanto la loro presenza indica un mondo che non esiste, che non c’è.

Ferdinand Cheval non era un artista, e non avrebbe capito granché di tutta questa riflessione sull’immagine come tramite dei mondi del sogno e del reale. Per il fattore di Hauterives, piccolo paese tra Lione, Grenoble e Valence, un sogno non è qualcosa di irrealizzabile, ma semplicemente di irrealizzato.

Cheval si è dunque messo al lavoro per fare quello che nessun artista avrebbe mai neppure pensato di fare: realizzare un sogno, trasportarlo nella realtà non in immagine, ma così com’è.
Il sogno che Cheval ha deciso di realizzare è quello di un palazzo ideale: un edificio perfetto e assoluto.
Dopo 33 anni di solitario e ostinato lavoro (pari a 10mila giorni e a 193 mila ore, come è possibile leggere su una delle facciate), il palazzo è terminato. Il sogno si è materializzato ed è ora possibile vedere e toccare il Palazzo Ideale del fattore Cheval, camminare all’interno di questo luogo magico e insolito.

Ogni facciata del palazzo, se di facciate è possibile parlare, è composta da centinaia di figure, statue e scritte in una sorta di arcaico e primitivo specchio del mondo e dell’umanità.
Il palazzo è talmente ricco che l’occhio si perde, ed è quasi impossibile osservare tutti i dettagli di questa incredibile costruzione.

Molti i personaggi raffigurati: su tutti, dominano tre imponenti figure sulla facciata nord: Cesare, il grande conquistatore romano, Vercingetorige, il grande difensore della Gallia, Archimede, il grande sapiente greco. Tra di essi, delle mummie egiziane.
Sulla facciata ovest possiamo trovare Eva tentata dal serpente, mentre sulla facciata sud sono raffigurati alcuni edifici: un tempio romano, la Casa Bianca, uno chalet svizzero, un castello medievale e un tempio indù. A un secondo e più attento giro, è possibile trovare anche la Grotta della Vergine Maria e Socrate, insieme a vasi e colonne, oltre che a strane palme e vari animali più o meno verosimili, come galli e cammelli.

Una componente essenziale del palazzo sono tuttavia le scritte, presenti più o meno ovunque.
È possibile leggere che «Dieu protège le génie», «Pout les hommes de bien / tous le peuples sont freres / notre devise à nous / est de les aimer tous», «Sur cette terre comme l’ombre nous passons sortis de la poussièrre nous y retournerons.».

A volte le scritte costituiscono una semplice indicazione di quello che è raffigurato; ad esempio, sotto le tre statue di cui si è detto prima, è possibile leggere: «Sous la garde des TROIS GEANTS j’ai place L’EPOPEE des HUMBLES courbes sous le Sillon».
Altre volte si riferiscono alla costruzione del palazzo: «L’hiver comme l’été / Nuit et jour j’ai marché / j’ai parcouru la plaine et le coteau / de[?] mem que le ruisseau / Pout apporter la pierre dure / Cisellée par la nature / C’est mon dos qui en a payé l’écot / J’ai toute cavé mem la mort // Le soir a la nuit close / quand le genre humain repose / je travaille à mon palais / De mes peines nuls [?] ne le saura jamais», «En créant ce rocher j’ai voulu prouver ce que peut la volonté.».

Dopo una visita al Palais idéal du Facteur Cheval, si ha l’impressione di essere stati in un piccolo museo progettato da Gaudì ospitante opere, tra gli altri, di Mirò, Giacometti, Picasso e Braque. Ma si ha anche la sensazione che quello che si è appena visto non è una semplice opera d’arte. E, in effetti, così è: Mirò e tutti gli altri artisti hanno usato l’immaginazione per produrre, appunto, una immagine, Cheval per produrre un palazzo reale, ideale ma comunque reale. Ed è per questo che visitare il suo Palais idéal è un’esperienza che non si può dimenticare tanto facilmente: non succede molto spesso di poter toccare con mano i sogni.