Non ci sono chiese, al centro

Non ci sono chiese, al centro. Non ci sono dèi, al centro. Dio è al centro della tradizione giudaico-cristiana. E Dio può dire: «Togli quella vita». E allora non soltanto è permesso, ma è obbligatorio. Lo dice tutto il Vecchio Testamento. Ci sono degli esempi anche nel Nuovo. Nel giudaismo e nel cristianesimo la vita appartiene a Dio. La vita non è sacra, Dio è sacro. Ma al centro, per noi, non c’è la fede nella sovranità di Dio, ma la fede nella santità della vita.

Sto leggendo 1 Pastorale Americana di Philip Roth.
Nel sesto capitolo, Merry spiega al padre la sua conversione al gianismo. La ragazza non è del tutto sana di mente – mettiamola così – ma questa sua risposta all’ennesima domanda stupita del padre non poteva lasciarmi indifferente.

  1. In realtà sto ascoltando su Audible letto da Massimo Popolizio, molto bravo.[]

Dio, il burro, l’assenza di prove e la prova dell’assenza

Consideriamo un semplice problema: c’è del burro nel frigorifero? Se non lo apriamo e non diamo un’occhiata ci sarà un’assenza di prove che il burro c’è, ma questo non equivale a una prova della sua assenza. Se guardiamo dentro il frigorifero, lo esaminiamo a fondo e non troviamo traccia di burro allora abbiamo un’assenza di prove che veramente equivale a una prova di assenza.

Julian Baggini, Ateismo. Una brevissima introduzione, Nessun Dogma 2018

Ottima risposta all’obiezione “l’assenza di prove non è una prova dell’assenza”. Rimane, ovviamente, il problema di mettersi d’accorso su qual è l’equivalente, per la divinità, dell’aprire il frigorifero ed esaminarlo a fondo.

Populismo penale e informazione

Ogni violenza sessuale è un abominio da reprimere: da ciò non discende che tutte le violenze sessuali siano ugualmente gravi e vadano punite allo stesso modo. Un sistema rispettoso delle vittime non è un sistema in cui ogni violenza sessuale — al di là dalle modalità di commissione — sia sanzionata con l’ergastolo, la castrazione del perpetratore, la confisca dei suoi averi e una rigorosissima damnatio memoriae; bensì un sistema in cui le pene siano prevedibili, certe e per quanto possibile proporzionate alle condotte concrete, anche quando si tratti di reati così odiosi

Massimiliano Trovato, Aggravanti che non lo erano – a proposito di un fatto di cronaca che ha scaldato gli animi più del dovuto.

Parole di buon senso – merce sempre più rara, putroppo.

Macerie civili

Di rimbalzo la stragrande maggioranza dei quotidiani riprende la succosa vicenda e la quasi totalità di essi non vuole essere da meno nell’iniettare olio lubrificante nei cingoli delle già roboanti ruspe, fors’anche perché orfane, le redazioni dei giornali, del commento di un giurista, di un avvocato, di un laureato in giurisprudenza o persino di uno studente del terzo anno di legge, che possa rendere chiaro come nella notizia del risarcimento danni a favore del nomade non ci sia proprio nulla di straordinario, d’eccezionale o di paradossale. Almeno in uno Stato di diritto che si regge sulla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e che non fa differenza, quando si tratta di salvaguardare la vita e la salute degli esseri umani, se a rimetterci la pelle o a finire sulla sedia a rotelle sia un cittadino, uno straniero regolare o irregolare, un evasore o qualcuno che ossequia puntualmente le vessazioni fiscali […].

Rocco Todero, “Ruspe sullo Stato di diritto“, Il Foglio

La guerra verbale di Trump

Trump is subjecting American democracy to a brutal test. Our survival requires that the press halt its unwitting complicity in his power grab. The press has become complicit with Trump by allowing itself to be used as an amplifier for his falsehoods and frames. When the press gives Trump absolute power to dictate coverage, it abdicates its role as a pillar of democracy.

Un sempre interessante George Lakoff spiega sul Guardian come Trump, da bravo piazzista qual è, sappia usare le parole per plasmare la nostra percezione della realtà e le responsabilità della stampa nel dare forza alla sua visione del mondo.

Le tradizioni e il passato

La forza di una tradizione non deriva tanto dal fatto che essa viene dal passato, come normalmente si crede o ci viene detto, ma dal fatto che si continua a insegnarne i contenuti nel presente. O addirittura dal fatto che si comincia a insegnarne o a diffonderne i contenuti nel presente, come avviene nel caso delle tradizioni inventate. Nella versione semplificata di questo concetto, una tradizione viene ritenuta tanto più solida quanto più è antica, ovverosia, per restare in metafora, quanto più la sua radice affonda nel passato. Non è esattamente così. Una tradizione è tanto più solida tanto quanto più lo è l’intelaiatura che la sostiene nel presente – cioè quanto più si continua a ripetere e a insegnare che essa è forte e antica.

Maurizio Bettini, Radici. Tradizione, identità, memoria, Il Mulino, 2016

Fare filosofia dopo la morte di Dio

Il nichilismo è un punto di partenza imprescindibile dopo la morte di Dio. Secondo me una filosofia che, facendo finta di niente, fondasse i valori morali in una qualche trascendenza divina o in una natura umana immutabile, sarebbe ingenua. Ma sarebbe altrettanto ingenuo quello che Nietzsche chiamava “nichilismo passivo”, che si arrende al nulla e concepisce l’esistenza come infondata e inutile.

Mia intervista a Giovanni Gaetani, autore di Come se Dio fosse Antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole.

Alfie Evans, l’autodeterminazione è una strada a due vie

Non abbiamo bisogno di paladini della vita, di ministri che concedono cittadinanze italiane per mania di protagonismo […]. Abbiamo bisogno di una discussione aperta e chiara sul senso della libera scelta nel fine vita. Abbiamo bisogno di dire che la libertà ha sempre un costo, ma che sono soldi che vale la pena di spendere, in una direzione o nell’altra, se si vuole essere un Paese civile.

Daniela Ovadia su Strade.

Ancora sulle fake news

Ovviamente le bufale, le fandonie e le menzogne sono sempre esistite, partendo dall’Impero romano e, ci fosse una documentazione, probabilmente da ancora prima. E sempre esisteranno. La differenza oggi è data dallo strumento del web che permette di diffonderle e di amplificarle in maniera rapidissima. Probabilmente è questo l’elemento che preoccupa di più: lanci una fandonia e queste viene immediatamente ritenuta vera, con conseguenze di tipo politico, economico, sociale…

Mia intervista a Massimo Polidoro, segretario del CICAP, sul tema delle bufale.