Tra teologia e tricologia

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 10 mesi 14 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Gianni Vattimo, intervistato da Reset (numero 105, gennaio – febbraio 2008), dice un sacco di cose interessanti e, in buona parte, condivisibili, per quanto sembri considerare l’ateismo come un qualcosa di unitario e ben definito, e non un variegato insieme di fenomeni anche molto diversi.
Sul finale, però, Vattimo si lascia andare a una affermazione decisamente trash:

Io non sono offeso dalle folle di Padre Pio e cose simili. Gli atei, invece, sono spesso molto più sicuri di sé. La loro unica insicurezza è dire che ancora la scienza non ha spiegato perché, ad esempio, l’acqua di Lourdes fa crescere i capelli, nella certezza che primo o poi lo farà.

Dare a Dio quel che è di Dio, a Cesare (Ragazzi) quel che è di Cesare…

5 pensieri su “Tra teologia e tricologia

  1. “per quanto sembri considerare l’ateismo come un qualcosa di unitario e ben definito, e non un variegato insieme di fenomeni anche molto diversi.”

    Grosso errore. L’ateismo non è un “movimento” o na scuola filosofica ma una definizione “in negativo”.

    Politicamente ci sono atei comunisti e liberisti, liberali e radicali. (Anche pochi “atei devoti” conservatori, anche se questi ultimi di ateo hanno ben poco).

    Filosoficamente ci sono atei positivisti, popperaini, lakatosiani, persino qualche ateo idealista (anche qui, di ateo c’è quasi solo il nome).

    Anzi, la parola stessa “ateo” è un etichetta che racchiude un gran numero di punti di vista diversi. Personalmente, preferisco “scettico sull’oltrenaturale”.

    Poi, la battuta è sicuramente trash, ma anche il culto di padre Pio quanto a trash non scherza (mi è appena arrivata una mail con la quale mi si chiede se voglio acquistare un rosario profumato di lavanda e un calendario del suddetto) 😉

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