Recensioni Filosofiche

closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 7 mesi fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

È uscito il numero di maggio di Recensioni Filosofiche.

Invece di segnalare alcune recensioni, ne riporto alcuni passaggi:

Attraversando momenti di cambiamento che caratterizzano il corso della vita sarà forse capitato a qualcuno di sentirsi rivolgere giudizi (o talvolta rimproveri) del tipo: “tu non sei più lo stesso” oppure “tu non sei più la persona di prima”. Cosa è mutato in ciò che contraddistingue la nostra identità? Capita a volte di non riconoscere un luogo o un oggetto per come li ricordavamo, ma quando si tratta dell’identità personale di un amico, di un parente o di altri esseri umani le questioni si fanno complesse. Cosa rende un individuo una persona? Cosa permette quella continuità che la maggior parte di noi esperisce a fronte dei tanti cambiamenti che segnano il corso della vita?

Silvano Zipoli Caiani a proposito di Carlo Gabbani, Per un epistemologia dell’esperienza personale.

La parte soft dell’argomentazione è costituita, come si diceva, dalla costruzione di una proposizione indecidibile. Gödel riferì esplicitamente di essersi richiamato al paradosso del mentitore e all’antinomia di Richard. L’Autore dunque analizza brevemente queste ultime allo scopo di far notare come il teorema di incompletezza possa essere formulato alla luce delle medesime. Come è noto, secondo l’antinomia del mentitore, il cretese Epimenide asserisce la frase: “io sto mentendo”. Questo enunciato non può essere né vero né falso, è un non enunciato, dal momento che se fosse vero allora Epimenide non starebbe mentendo, ma allora l’enunciato sarebbe falso, e se l’enunciato fosse falso allora Epimenide starebbe mentendo e dunque l’enunciato sarebbe vero. Si tratta di una proposizione autoreferenziale, che tenta di asserire la verità o la falsità di se stessa; in questo senso è equivalente alla proposizione “questa frase è falsa”. Gödel interpreta verità e falsità come dimostrabilità e non dimostrabilità in un sistema formale, l’aritmetica formalizzata, e riesce a costruirvi un enunciato che decodificato significa “io sono indimostrabile”.

Nicola Angius a proposito di Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel.

È la critica nei confronti della politica economica sovietica e delle sue derive totalitarie a spingere lo scienziato ungherese a spostare il fuoco della propria indagine scientifica su temi filosofici, per rispondere alla sfida marxista in merito al nesso tra scienza e società. Quale filosofia della scienza aveva l’Occidente da contrapporre a quella dell’Unione Sovietica stalinista? “Come doveva essere spiegato il generale consenso di cui essa godeva presso di noi? Questo consenso era giustificato? E se sì, su quale fondamento?” (p. 30) La risposta di Polanyi è sintetizzata in questo passaggio finale dell’introduzione: “il rispetto generale per la verità è tutto ciò che è necessario affinché la società possa essere libera. Il modo in cui libertà e verità si sono dimostrate identiche nella battaglia contro lo stalinismo avvalora le mie idee”. (p. 41)

Francesca Di Donato a proposito di Michael Polanyi, Scienza, fede e società.

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