Pubblico e privato ai tempi dei social network

closeQuesto articolo è stato pubblicato 4 anni 2 mesi 28 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Ieri sera ho seguito un interessante e deludente1 dibattito su spettacolarizzazione e mediatizzazione della giustizia.

Alcuni relatori hanno sottolineato come nella società contemporanea, che per semplicità di cose possiamo chiamare l’era dei socialcosi, sia sparita la distinzione tra pubblico e privato, perché tutto è pubblico e nessuno lava più i panni sporchi in casa ma lo fa su Facebook.

Latrine a Ostia Antica (da Wikipedia)
Latrine a Ostia Antica (da Wikipedia)

A me – che non posso certo definirmi un esperto di queste tematiche, per cui prendetele per quello che sono, semplici riflessioni di un profano – è subito venuto in mente il cesso. Sia chiaro, non come giudizio sulle persone presenti, ma proprio come spazio dedicato all’evacuazione personale. Diciamolo chiaramente: non ci sono più i cessi di un tempo, quelli dei Romani, per capirci, con grandi latrine collettive dove più persone insieme si svuotavano dei prodotti del loro io interiore, immagino conversando amabilmente. Oggi tutte toilette chiuse, con tanto di imbarazzo se si prova a entrare in una già occupata.

Le nuove tecnologie stanno ridefinendo i confini tra pubblico e privato, è indubbio, ma questi confini non sono mai stati fermi troppo a lungo e soprattutto non mi sembra che stia scomparendo il privato. Certo, oggi tutti possono leggere su Twitter il commento, magari stupido e un po’ razzista, che l’Uomo qualunque o la Personalità qualunque un tempo avrebbero fatto bevendo un caffè al bar con gli amici, ma – tralasciando la questione se il bar sia davvero un luogo privato – mi pare che da qui alla scomparsa del privato il salto sia molto lungo.

Non voglio banalizzare le possibili conseguenze dell’attuale ridefinizione di pubblico e privato, soprattutto in un ambito come quello della giustizia dove il segreto può diventare abuso e la pubblicità linciaggio dell’opinione pubblica. È proprio perché non voglio banalizzare questo aspetto che credo sia necessario inquadrare correttamente la situazione. Evidenziando, ad esempio, l’aumento dei filtri a disposizione delle persone, che decidono o possono decidere sempre di più che cosa e, soprattutto, come condividerlo.
Se poi ne approfitti per evidenziare che trovi scandaloso che gli immigrati senza permesso di soggiorno vengano regalati soldi, case e automobili invece di essere buttati in mare con una pesante pietra legata al collo, sono problemi tuoi, non miei, e anzi io ne sono solo contento perché faccio meno fatica a capire quanto sei cretino.

  1. Deludente perché cinque relatori più il dibattito con il pubblico in meno di due ore impongono interventi rapsodici e il risultato, alla fine, sono tanti spunti difficili da legare. Forse l’intenzione degli organizzatori era proprio quella, sollevare tante domande senza abbozzare neppure poche risposte, per cui la delusione è soggettiva. []

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