Pensare

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 6 mesi 16 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Rodin, Il pensatore (foto di steven n fettig)Secondo alcune1 persone questo è un sito che fa pensare.
La cosa non può che farmi piacere, ma allo stesso tempo non posso non chiedermi quanto questa accusa sia fondata.

Cosa significa far pensare? Quando qualcosa o qualcuno è in grado di far pensare qualcun altro?

Secondo me, per far pensare qualcuno la tua idea deve essere come un colpo di scena.
I colpi di scena, i veri colpi di scena, non sono molto frequenti. Un colpo di scena, per essere davvero tale, deve:

  • essere inaspettato;
  • cambiare il quadro della situazione;
  • gettare nuova luce su tutto quello che è accaduto.

È difficile soddisfare tutte e tre le condizioni. D’altra parte se ne manca una, non si ha un colpo di scena, ma qualcosa di più banale, che lascia sostanzialmente invariata la vicenda narrata.
Un colpo di scena è difficile: sia per l’autore, che deve ingegnarsi non poco, sia per il fruitore, che per capire cosa accade deve ricominciare tutto dall’inizio. Per questo i colpi di scena sono rari: comportano un notevole sforzo per tutti, e uno ha anche voglia di rilassarsi, ogni tanto.
Ovviamente molto dipende dal soggetto: quello che per qualcuno è imprevedibile per un altro è scontato; c’è chi dopo dieci minuti ha già capito chi è l’assassino, e chi invece deve aspettare la fine delle indagini.

Con le idee vale lo stesso: per far pensare devono essere inaspettate, devono cambiare il quadro della situazione e devono gettare nuova luce sul passato.
Prendo tre esempi di teorie o scoperte che fanno pensare, che sono autentici colpi di scena intellettuali: il mondo delle idee di Platone, il sistema eliocentrico di Copernico e Keplero, la scoperta del tradimento del partner.

Sull’imprevedibilità, vale quanto detto prima: dipende dalla persona e dal contesto. Nonostante la scuola, lavorando per l’ignoranza globale, cerchi in tutti i modi di ricreare il fascino originario di tutte queste belle cose, per chi ha studiato leggere oggi dell’esistenza del mondo delle idee o del moto rotatorio dei pianeti non è certo un evento che lascia basiti. Tuttavia, quando Platone, più di duemila anni fa, disse che le idee esistono… si trattò di qualcosa di radicalmente nuovo! Lo stesso avvenne quando, secoli dopo, Copernico iniziò a scrivere che la terra, come tutti gli altri pianeti, gira intorno al sole: una rivoluzione, in tutti i sensi.
Quanto al tradimento dell’amato o dell’amata: c’è chi sospetta qualcosa (e magari, come nei film, assolda un investigatore privato), ma anche chi non se l’aspetta, e ha una brutta sorpresa quando rientra a casa in anticipo.

Tutte queste scoperte cambiano il quadro della situazione: niente è come prima. Il mondo che osservi è solo una copia infedele delle idee; la terra non è immobile ma ruota su se stessa e intorno al sole; la prossima notte qualcuno la passerà sotto un ponte.

Infine, vi è una nuova lettura del passato: tutta la filosofia precedente viene riletta alla luce della distinzione mondo sensibile / mondo delle idee (siamo, per fortuna, all’inizio della storia della filosofia: il lavoro non è molto); il sistema tolemaico, con tutti i suoi epicicli, viene riletto in chiave eliocentrica; difficile, infine, elencare quante cose il tradimento del partner ci fa rileggere: quel capello trovato sul cappotto, quelle telefonata a mezza voce, tutte quelle sere trascorse con gli amici o le amiche…

Ecco: queste sono cose che fanno veramente pensare.
Io sarò mai riuscito a far pensare qualcuno? Oppure, più probabilmente, ho avuto solo l’effetto che Paul Feyerabend, nell’agosto del 1972, descrisse così bene in una lettera all’amico Imre Lakatos:

Ci sono centinaia di conferenze in corso, e passano come una scoreggia. Fanno un brutto odore per un paio di minuti, poi nessuno se ne ricorda più.

in M. Motterlini (a cura di), Sull’orlo della scienza, Milano, Cortina, 1995, p. 67

Per fortuna molto dipende dal soggetto, da chi mi legge o ascolta, e forse il mio non è stato solo inutile meteorismo intellettuale.

Grazie quindi a tutti voi che avete scelto questo sito, grazie di tutto cuore anche se non avevate in mente questo lungo e noioso discorso su cosa significa pensare e, magari, dopo averlo letto avete cambiato idea.

I cinque blog che mi fanno pensare

Thinking Blog AwardDi seguito, dopo il riferimento al sito che ha lanciato l’iniziativa, i cinque blog che mi hanno fatto pensare, leggendo i quali ho scoperto cose che non conoscevo bene oppure che ignoravo del tutto e che hanno, almeno in parte, cambiato il mio modo di vedere il mondo.
Date queste premesse, non possono che mancare i siti che leggo con più soddisfazione e anche quelli che trattano tematiche a me care, sulle quali ho già idee abbastanza chiare e c’è poco spazio per scoperte e rivoluzioni, mancano.

foto di steven n fettig.

  1. in ordine alfabetico: capemaster, galatea, hooverine, lectorinfabula e raser []

14 pensieri su “Pensare

  1. * essere inaspettato;
    * cambiare il quadro della situazione;
    * gettare nuova luce su tutto quello che è accaduto.

    Mi sembra veramente corretto. Complimenti!

  2. Ho un dubbio sul “gettare luce sul passato”.
    Risolvere problemi finora insoluti, o meglio: far vedere problemi dove c’era l’indistinto e il banale, sì, sono d’accordo che è far pensare.

    Ma se c’è una rivoluzione culturale come in quella del ’68, vengono portati alla luce problemi nuovi( se si può parlare di “portare alla luce il nuovo” ), cambiata la concezione dell’autorità, mostrata l’importanza dell’autodeterminazione dei singoli etc.

    ( Qui si apre un problema collaterale: quella “novità” di pensiero era sensata e giustificata? E se non lo fosse stata: pensare bene- cosa diversa dall’aver ragione- non è forse l’unico caso in cui si può parlare di “pensiero”? )

    Però arrivati a questo punto, la società anteriore, basata sui residui d’un mondo borghese e contadino – e monarchico, se ricordo bene mia nonna – diventa incomprensibile: è un assurdo di “superstizioni”, “tradizionalismo” e “oppressione”.
    Solo con molta fatica e con lo sguardo innaturale del ricercatore si riesce a capire ciò che una volta era dotato di senso per l’uomo di strada.

    Insomma, il passato diventa oscuro come lo smog più che essere “illuminato”.

    ciao! Eno 🙂

  3. Mi sento onorato della menzione 🙂

    Se dovessi dire cosa davvero ha cambiato il mio modo di vedere il mondo… Diciamo che ho avuto due esperienze “mistiche” fondamentali. Cioè, due libri-rivelazione:

    1. il gene egoista, di Richard Dawkins;

    2. L’ingranaggio della libertà, di David Friedman.

    Queste sono letture che cambiano la vita. Il resto viene dopo. Anche alcuni libri di Dennett e Pinker andrebbero menzionati, ma vengono dopo.

    Poi c’è anche la musica di Wagner, ovviamente. 🙂

  4. Il diretto interessato, probabilmente, non sempre si accorge quando:
    – è inaspettato
    – cambia il quadro di una situazione
    – getta una nuova luce.
    Gli altri sì.
    Anche perché, spesso, ciò che per lui appare estremamente chiaro, non lo è altrettanto per qualcun altro.
    Tanto premesso, la tua nomination è più che confermata. 🙂

  5. Grazie a tutti per i complimenti!

    eno: quando dici che la società precedente diventa «un assurdo di “superstizioni”, “tradizionalismo” e “oppressione”», indichi appunto una rilettura del passato. Che poi questa rilettura renda il passato oscuro, è un altro discorso…
    Quel “getta nuova luce” è in effetti ambiguo, e fa pensare, come hai fatto tu, a un miglioramento o avanzamento della conoscenza.

    Maurizio Colucci: sarei curioso di sapere come Wagner ti ha cambiato, tenendo presente la battuta di Woody Allen “Wagner mi piace, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia” 😉

    Caminadella: giusta osservazione. Del resto, avviene anche con i film: puoi inventare il miglior colpo di scena della storia, ma se lo spettatore si addormenta dopo cinque minuti…

  6. Gentile Ivo,
    ho scoperto da poco il tuo luogo di pensieri; tuttavia, confesso, ch’esso insieme ad altri (in primis il Lume Rinnovato e Bioetica) fanno parte delle mie visite quotidiane in cerca di motivi di riflessione.
    Senza voler essere minimamente pedante, mi sembra che ciò che tu identifichi coll’autentico “pensare” sia, à peu près, il concetto espresso da Gaston Bachelard di “rupture épistémologique” che altro non è che un cambiamento radicale del sistema di rappresentazione del mondo. E tali “ruptures” sono state offerte sia dalla filosofia e, molto più spesso, dalla scienza. Ma a mio avviso esse si possono rintracciare altresì in altri campi dello scibile umano. Penso soprattutto alla letteratura romanzesca, al “tempo ritrovato” proustiano; oppure in alcune autentiche manifestazioni “spirituali” (lontane anni luce da qualsivoglia superstizione, beninteso).

  7. sarei curioso di sapere come Wagner ti ha cambiato, tenendo presente la battuta di Woody Allen “Wagner mi piace, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia”

    Ivo, tu mi inviti a nozze (civili).

    Che dire? Di Wagner mi piacciono solo le ultime opere. Soprattutto Parsifal e Crepuscolo, che sono quanto di più divino possa esistere, ma anche Tristano, Sigfrido, Valchiria, Maestri. Anche l’Oro. Le altre non mi piacciono.

    Come mi ha cambiato? Diciamo che una volta che mi sono reso conto che un giorno dovrò dire addio a tutto questo, ho avuto davvero paura. Mai provato niente di comparabile a quello che provo durante le famose “note lunghe”, quelle sciabolate in cui il cantante allunga una sola sillaba e intanto l’orchestra sotto fa una decina di modulazioni.

    Per il resto, che vuoi che ti dica a parole? Le parole hanno un limite.

    Le mie direzioni? Knappertsbusch 62 e Thielemann per il Parsifal; Boehm e Thielemann per il Tristano; Moralt e Karajan per il Crepuscolo; Solti per la Valchiria; Kubelik per i Maestri; Muti per il Sigfrido.

    Ah, i brividi…

  8. luca massaro: Benvenuto! Il riferimento a Bachelard, che conosco poco, mi lusinga, anche se, ad essere sincero, avevo in mente anche esperienze meno radicali ed eccezionali. Non (solo) le rivoluzioni intellettuali offerte dalla scienza, dalla filosofia, dall’arte e così via, ma anche le più comuni esperienze come, ad esempio, una nuova offerta di lavoro, che spesso costringe a molti pensieri di ordine economico ed esistenziale (prendo di più, ma avrò meno tempo libero, eccetera).

    Maurizio: Abbiamo gusti molto simili, anche se ho un numero nettamente inferiore di edizioni a disposizione! (Ho tutto l’Anello diretto da Knappertsbusch, Karajan e Boulez, per le altre ho solo Karajan).

  9. Quelle erano le edizioni che preferisco, ma ho praticamente tutto. 🙂 Vuoi un DVD? Mandami l’indirizzo.

    Essendo pazzo, ho anche fatto un filtro audio che comprime la dinamica rendendo la musica (secondo me) migliore. Una figata che non immagini.

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