Niente cervello

closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 2 mesi 23 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Al FestivalFilosofia di quest’anno ho avuto il piacere di seguire, in compagnia di alcuni amici, la conferenza dello psicologo e neuroscienziato Gerd Gigerenzer.
Riassumendo in due parole, è stata una interessante e convincente apologia delle decisioni intuitive, che secondo Gigerenzer funzionano meglio dei lunghi e complicati ragionamenti con cui a volte cerchiamo di sostituire le nostre impressioni e sensazioni.

Non metto in dubbio che, in diverse occasioni, il ragionamento, per quanto potenzialmente più preciso, sia troppo lento e troppo sensibile alla carenza di informazioni; non sono sicuro che queste situazioni siano così diffuse come Gigerenzer sembra pensare; sono invece convinto che giustificare agli altri le proprie scelte, almeno quelle pubbliche, e disporre di argomenti presentabili sia una buona cosa, anche se questa pretesa può portare le persone a scartate opzioni che, intuitivamente, reputiamo migliori delle alternative.

Ma a darmi più da pensare è stata una battuta dello studioso tedesco. Dal momento che gli sportivi professionisti giocano meglio quando non prestano attenzione alle proprie azioni, Gigerenzer consigliava ai tennisti in svantaggio di complimentarsi con l’avversario: “Oggi il tuo rovescio è imbattibile, come lo fai?”.
Mi sono chiesto: agire così è un imbroglio, qualcosa che i regolamenti dovrebbero proibire? Dopotutto, immagino che sia proibito distrarre l’avversario, ad esempio abbagliandolo con il riflesso del sole sulla racchetta o pagando uno del pubblico perché suoni una tromba durante la partita.
E ancora: immaginiamo che un giocatore, per evitare questo effetto, beva un particolare anestetico che addormenta unicamente alcune zone cerebrali “superiori”, responsabili del ragionamento cosciente, impedendogli così di meditare sui propri movimenti peggiorando il gioco. Questo anestetico, ammesso che possa esistere, sarebbe una sostanza lecita o illecita?

18 pensieri su “Niente cervello

  1. È un po’ OT rispetto al punto colto da te, ma con il più Cattivo ci chiedevamo se Gigerenzer fosse arrivato a quelle conclusioni intuitivamente o meno…

  2. Grande Tommy!!! Lo stavo per scrivere io, ma mi hai preceduto!
    Aggiungerei, sempre per parlare di chi era lì, che l’argomento “doping” era una volta tema “essenziale” de “iliade XXIII” (o altro capitolo, chiedo scusa per la mia CRASSA ignoranza).
    Alex non esimerti.
    Personalmente, da Dennettiano puro, non posso che sostenere che tale sostanza non possa esistere, ma che mi piacerebbe moltissimo provarla, specie durante i meeting di lavoro 🙁

    P.S. Ho preso il portatile (va beh ,desktop replacement) e ne sono entusiasta!!! Finisce che cambio il mio “nick” in ILOVEACER … scherzo!

  3. Ripensandoci, non sono certo che Dennett sottoscriverebbe quello che ho riportato….
    Forse sarebbe più corretto dire che : i meccanismi su cui si appoggiano gli strati superiori non possono essere bloccati “chimicamente” ma solo “culturalmente”, quindi tale medicina esiste già… e si chiama religione!!!

    Un Sorriso

  4. @il più cattivo e @Tommy David: Siete mooooolto fuori argomento, soprattutto per la parte sulle lobotomie, mazzate e religioni.
    Sulla domanda iniziale: credo che Gigerenzer abbia avuto una intuizione iniziale – intuizione che poi ha “messo alla prova” razionalmente.
    Non credo sia incoerenza: penso che Gigerenzer guardi all’intuizione come metodo valido in molte occasioni, ma non per le teorie scientifiche (o meta-teorie, in questo caso).

  5. Epistemologicamente non ci siamo smossi da Feyerabend, allora.
    Tornando in topic, forse una distinzione così netta tra intuito e razionalità – o tra corteccia e cervello subcorticale – è del tutto oziosa, oltre che impossibile.

  6. Interessante l’idea, che però alla conferenza non avevo colto, anzi mi sembrava in qualche modo diametralmente indirizzata, del “secondo momento” più che del secondo livello.
    Sto aspettando che un collega (che era nella fila davanti a noi) mi porti gli mp3 delle conferenze, inclusa questa, per ricalibrarmi in proposito, ma riconosco di essere prevenuto (cioè di affidarmi a delle intuizioni che sono sorte dopo lunghi ragionamenti metodici) in riguardo.

    @Tommy: non è ne inutile ne impossibile, almeno secondo me ed il tuo “ex” caro Hofstadter…. il problema è il raggiungerla attraverso il corretto livello, che per me non è dunque quello fisico, ma culturale, a meno di non voler “rovinare” gli altri.

    @ Ivo : perchè mi dici che siamo moooolto fuori tema, in fin dei conti “con molte virgolette” la religione E’ Un imbroglio! Ovvero attraverso un rapporto speciale con l’ultraterreno (la rivelazione) ottengo un beneficio (la salvezza) che chi non possiede non otterrà.
    Questo è un punto cardine della differenza tra Ebraismo vs. Cristianesimo e Islamismo, ovvero la distinzione tra “appartenenza” è “conversione”.
    A proposito di Islamismo, ho scoperto di saperne davvero poco del periodo storico delle invasioni saracene nella nostra penisola… Sarei tentato di chiedervi qualche suggerimento, ma mi accorgo che questo non è aNobii….

    Un Sorriso

  7. Anni addietro, un noto professore d’economia cafoscarino, durante un convegno nella località balneare, disse qualcosa di analogo riferendosi agli albergatori di Jesolo, in provincia di Venezia (la seconda spiaggia d’Italia per numero di presenze turistiche). Disse, cioé, che Jesolo non sarebbe diventata ciò che era diventata, se i fautori effettivi del suo sviluppo, ossia gli imprenditori turistico-ricettivi, avessero avuto coscienza economica del proprio agire. Ovvero se, in luogo di agricoltori improvvisatisi subitaneamente albergatori, per effetto delle circostanze (il possedere della terra frontemare divenuta edificabile da un giorno all’altro), si fosse trattato di professioni consapevoli e preparati del settore.
    Gli strali a dette dichiarazioni furono numerosi ed occuparono per molti giorni le cronache locali. Ritengo, tuttavia, che esse – così come ciò che afferma Gigerenzer – abbiano un fondo di verità e che il ragionamento razionale sia, troppo spesso, una giustificazione a posteriori piuttosto che la reale motivazione che sottostà ad un agire.

  8. @lector: senza dover giungere a “professori cafoscarini” un altro veneto (compianto), mio collega di lavoro nel millennio scorso, sosteneva che se si seguissero i calcoli di valutazione economica nessun “progetto” dovrebbero essere avviato. Il problema, abbondantemente espresso nella conferenza, è che si vorrebbero prendere decisioni “consapevoli” tenendo conto di tutto, quando in realtà dovremmo prendere decisioni tenendo conto di sapere “davvero poco”, ma che comunque il fatto che vi siano dei successi, dovrebbe essere chiaro che non tutto va necessariamente storto e contemporanemente che “chi non si è cautelato” quando le cose sono andate storte non ne è sopravvissuto (va beh sono un po’ drastico)

    Un Sorriso

  9. uhm… beh, la cosa dell’intuizione va chiarita però: non è che solo quando abbiamo poche info ci affidiamo a colpi di genio, ma anche quando ne abbiamo troppe e dobbiamo scegliere quali mettere nel conto.

    il caso dello sportivo professionista è particolare perché lo sportivo non si improvvisa ma si costruisce. la base è ovviamente importante e fa la differenza, ma non basta. ci va culo, tanto per cominciare: trovarsi al momento giusto al posto giusto, vincere la partita giusta che sblocca tutto e così via. poi sì, lavoro.

    e qui secondo me è più chiaro quanto intendeva gigerenzer: il motto della nike, just do it. fallo e basta. o quanto predica coach zen, phil jackson (un passato ai chicago bulls di michael jordan, un presente ai los angeles lakers di kobe bryant e pau gasol), ma non solo lui: meccanizzare i movimenti, renderli istintivi. l’allenamento come seconda natura funziona non solo fisicamente (in fondo aristotele dice che questo è il fondamento della moralità). gli sportivi ma anche i soldati ripetono gesti in allenamento in modo che in partita non sia necessario pensare, il corpo risponderà da solo alle situazioni. questa è intuizione. se non ci hai lavorato su prima, magari avrai intuizioni lo stesso, ma molto meno efficaci. ce le hai lo stesso perché hai giocato da bambino, il tuo corpo ha intu-ito (dai, mi fate fare le parole coi trattini! :D) la gestione di se stesso. ma sono meno efficaci e meno specifiche.

    ora, il fatto che gigerenzer esporti tutto anche alle decisioni è più complesso. non sono sicuro che la capacità degli agricoltori jesolini (jesolesi?) sia una “spiegazione” sufficiente, e credo che il prof di economia intendesse più che altro esprimere un’apologia del libero mercato con mano invisibile (tutto si aggiusta “da solo”). però indubbiamente scegliamo sempre, e thomas reid suggeriva che appunto la nostra moralità derivasse dall’allenamento della nostra facoltà di giudizio – e reid è sempre passato per intuizionista. a forza di prendere decisioni diventano sempre più rapide, fino al momento in cui non ci dobbiamo nemmeno ragionare.

    quindi, intuizione in questo senso, ok. non intuizione stile “me l’hanno detto gli spiriti” o “ce l’ho da sempre nel cervello e ho dovuto semplicemente reminiscerlo” (si dice?).

    sulla questione imbroglio: credo si possa configurare una situazione che noi esperti di etica dello sport (…) chiamiamo strategic deception. in pratica la differenza dal cheating sta nel fatto che tutti i giocatori sanno che ci sono possibilità di tiri sporchi e accettano questo come parte del bagaglio del buon giocatore, quello che fa le finte. però effettivamente il problema che solleva Ivo è nuovo: far pensare qualcuno è una cosa cattiva e immorale? perché di questo si tratta. il campione che lascia che il suo corpo faccia le cose senza interrompere il flow, lo fermi costringendolo a pensare ai movimenti che fa. don’t make me think, si potrebbe dire citando una situazione che invece deriva dal campo dell’usabilità e del design; non farmi pensare, perché se ci penso mi incarto, perdo tempo, perdo interesse, non mi diverto, chepppalle basta! e così via.

    mi viene in mente, per mostrare ancora una volta la mia sconfinata cultura, una striscia dei peanuts in cui lucy trova linus corrucciato e gli chiede cosa non va. lui risponde che si sente la lingua in bocca. che ogni tanto gli capita di accorgersi che in bocca ha una lingua. lucy ribatte che è una cosa stupidissima, ma nell’ultima vignetta lo minaccia di botte perché adesso anche lei si sente la lingua in bocca. linus ha costretto lucy a pensare a una cosa a cui non si pensa mai. e quando pensi sono guai, le cose non funzionano come dovrebbero.

    torniamo al punto però, perché io mi lascio trascinare (come a scuola, è sempre colpa degli altri, dei compagni, siete cattive compagnie e mi portate su una brutta strada!): se è strategic deception usare quest’arma per deconcentrare l’avversario. alla fine io credo di sì. non ha lo stesso effetto del, per esempio, abbagliare l’avversario con la lente dell’orologio; in pratica non causo menomazioni nelle capacità del mio avversario, e davvero sarebbe curioso poter sostenere che costringere qualcuno a pensare razionalmente compiendo i passaggi logici sia menomarlo.

    una cosa nel post mi ha sorpreso e chiederei chiarimenti: Ivo, dici che tra due soluzioni, una “migliore” ma non giustificabile tranne che con un richiamo alla tua esperienza e alla tua intuizione, e una “peggiore” (o “meno buona”) ma giustificabile razionalmente, a livello di scelte pubbliche, preferiresti e prenderesti la seconda?

    ho scritto troppo e non so se sono riuscito a tenere un filo, perché ho scritto di getto.

  10. Questa si che è la quadratura del cerchio, Alex.
    L’intuzione trasformata in istinto che deriva dall’esaltazione delle capacità innate mediante esercizio e fatti casuali non predicibili.

    Direi che riassume Darwin, Dawkins, Dennett, Pinker e se fossi sfacciato direi il sottoscritto.
    Anche se forse suona un po’ troppo zen

    Certo è che senza la tua prolissità non sarebbe stata possibile la mia sintesi.

    Un Sorriso

    P.S.
    @ Ivo: So che Alex l’ha chiesto a te, ma io voto per la seconda ma tifo per la prima….
    almeno un po’ di confusione la faccio anch’io.

  11. @–>Alex
    Jesolani.
    No, il “praeclarus” si riferiva proprio al processo decisionale – che, come saprai, è un oggetto di studio anche per le discipline economiche – non ai meccanismi di presunta autoregolazione del mercato.

  12. Inoltre, vi sono casi, come nella vita pratica, in cui è persino preferibile evitare di passare attraverso il ragionamento induttivo. (John Stuart) Mill ricorda il consiglio che il celebre giudice inglese Lord Mansfield dette a un uomo, dotato di buon senso e spirito pratico, che, diventato governatore di una colonia, ne doveva presiedere la corte di giustizia senza averne alcuna competenza. «Il consiglio di Lord Mansfield fu di prendere le proprie decisioni sui due piedi, perché allora sarebbero state probabilmente giuste, ma di non avventurarsi mai a darne le ragioni, perché quasi infallibilmente queste sarebbero state sbagliate» (System, in CW (Collected Works) VII, p. 190, tr. it.(J.S. Mill, Sistema di logica, deduttiva e induttiva, a cura di M. Trinchero, UTET 1996) p. 286). Era meglio per tale uomo che si affidasse alle impressioni ricavate dalla sua esperienza passata, poiché altrimenti non sarebbe arrivato alle decisioni corrette per via deduttiva. Tuttavia, Mill aggiunge che sarebbe stato ancora meglio se una diversa formazione gli avesse consentito di trarre la proprie conclusioni con il conforto delle proposizioni generali.

    P. Donatelli, Introduzione a Mill, Laterza 2007. p. 34

    (p.s. faccio notare che Mill aveva letto intensivamente Thomas Reid e soprattutto Dugald Stewart che di Reid fu discepolo e biografo)

  13. “Oggi il tuo rovescio è imbattibile, come lo fai?”

    Mi sembra l’estate di Cerrapungi di Lupo Alberto.

  14. @Alex: Giusto chiarimento: non si parla di intuizioni “innate”, ma costruite. Trasformare la persona in un sistema esperto.
    Perché preferisco una decisione potenzialmente inefficiente ma giustificabile a una efficiente ma ingiustificabile?
    Perché nel secondo caso non ci può essere discussione o, meglio, la discussione sarà sulle persone e non sulle idee. Insomma: ci fidiamo del nostro capitano o no? invece di: la decisione è sensata o no?

    @eno: Tutto torna: Silver, l’autore di Lupo Alberto, è di Modena, dove si è tenuta la conferenza.
    I tempi sono oramai maturi per scrivere una filosofia di Lupo Alberto (ma non ancora per una biologia di Lupo Alberto — e qui penso alle galline con ombelico!)

  15. @Tommy David: Più che Feyerabend, direi che non ci siamo allontanati da Popper.
    La distinzione tra ragionamento e intuizione è debole? Direi vaga e sfumata, perché esistono caso dubbi e “al confine”. Ma comunque mi sembra abbastanza solida e sensata. Soprattutto alla luce di quanto scritto da Alex sulle abitudini.

    @Alex: Circa un paio di anni mi ero convinto che una definizione di sport dovesse basarsi, appunto, sul concetto di abito: lo sportivo non vuole pensare, vuole che a farlo sia il suo corpo. Stavo anche per scriverci un post: ho lasciato perdee perché questa caratteristica riguarda anche molte altre attività.

  16. Ho letto da qualche parte che il calabrone ha un rapporto “peso-dimensioni ali” tale per cui, fisicamente, sarebbe impossibile per lui volare.
    Ma il calabrone non lo sa, e dunque vola (certo non troppo snello però! 🙂 )

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