Neuroparadigma

closeQuesto articolo è stato pubblicato 8 anni 8 mesi 23 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Ho recentemente letto Neuro-mania di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà.
Un saggio interessante sulla diffusione delle neuro-discipline (giusto per citare le più famose: neuroetica, neuroeconomia, neuroteologia).
Secondo i due autori la descrizione degli eventi cerebrali non è sufficiente a comprendere gli eventi psichici. Come recita il sottotitolo del libro: il cervello non spiega chi siamo.

Questa domenica mi sono imbattuto in un curioso esempio di questa neuro-mania:

A 80 anni si scopre erotomane. Per lui, che era un anziano così tranquillo, un’irrefrenabile voglia di sesso, da spingerlo a spendere migliaia di franchi nei locali a luci rosse della Leventina. Al punto che i familiari, per tenerlo sotto controllo, lo hanno sottoposto a curatela. La causa di questa ossessione tardiva? “ Un arresto respiratorio non curato bene nell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, che avrebbe danneggiato una parte del cervello al padre” sostiene il figlio, che ha denunciato al Ministero pubblico alcuni medici del nosocomio per lesioni colpose gravi.

da il Caffè, settimanale di attualità, politica, cultura e sport

Fino a qualche anno fa si sarebbe detto che l’ottuagenario, dopo il ricovero, ha compreso la precarietà della vita e deciso di godersi fino in fondo gli anni che gli restano. O, in alternativa, che l’esperienza l’ha profondamente traumatizzato facendogli perdere il senno.
Adesso si parla di danni a una parte del cervello (e si intenta una causa per lesioni colpose gravi – ma questo è un altro discorso).

Si è indubbiamente imposto un nuovo paradigma di spiegazione del mentale – un neuroparadigma.

22 pensieri su “Neuroparadigma

  1. Una mania, può darsi. L’abbiamo visto con il ciber- e il bio-. Però il caso del vecchio mandrillo non sembra molto diverso dai tanti descritti da Ramachandran o da Sachs. Paradigma o meno, come esempio di mania forse non è granché adatto, causa la richiesta di risarcimento. Ma queste le fanno anche in altre occasioni; ricordo di una sensitiva USA che aveva chiesto un risarcimento milionario ai medici che l’avevano sottoposta ad una TAC e la sensitiva sostenne di aver perso i suoi poteri a causa del macchinario. La giuria le diede ragione ma il giudice capovolse il verdetto. Quando si tratta di chiedere risarcimenti, ogni scusa è buona, paradigma o no.
    Piuttosto, trovo interessante (e in parte collegabile con il commento precedente) questo link: http://lescienze.espresso.repubblica.it/multimedia/home/18286243/1 . Non è in gioco il comportamento umano – ma si potrebbe indagare in proposito – però ci dà qualche indizio in più per non aborrire troppo il riduzionismo meccanicistico. In fondo, lì in gioco ci sono sostanze chimiche, mica fuffa.

  2. @ Il dizionario dei cazzari : Carino il bruco guardiano!!!

    Ero ancora fermo alla formica che si metteva sulla punta dei fili d’erba per farsi mangiare dai bovini, e poi mi si parla di trascendente….
    Gente che manca di fantasia, la natura è molto più fantasiosa.

    Un Sorriso

    P.S: mi viene in mente che ho un altro cavallo da battaglia che non ho citato. Si tratta di S.Pinker ed il suo Come funziona la mente

  3. @ Il più cattivo: Grazie per la segnalazione, cercavo proprio un testo del genere. 😀

    Tornando al tema del post, nella nostra era di circuiti elettronici complessi e di AI, in cui le strutture di connessione contano quasi più della matrice materiale di cui sono fatte, pare normale (paradigmatico?) concentrare l’interesse sulle complesse connessioni del cervello per studiare i comportamenti, ma non dimentichiamo che tutto ciò è l’integrazione del (paradigmatico?) approccio biochimico d’un tempo, quando l’ossitocina spiegava almeno in parte il comportamento materno degli animali verso la prole, umani compresi. Se volessimo dar retta a Kuhn, c’è stata una rivoluzione e un cambio di paradigma? Per me è integrazione bella e buona, riformismo insomma. Del resto, nemmeno le tanto decantate rivoluzioni scientifiche erano poi così rivoluzionarie. Se il buon Ivo non ha ancora trattato della cosa, si potrebbe in futuro discutere di Kuhn e dei luoghi comuni che sono derivati dalla sua analisi.

    🙂

  4. @Ivo E pensare che la depressione nei casi più gravi viene curata con degli elettrodi impiantati direttamente nel cervello: a me impressionò una volta un servizio televisivo dove una donna con un telecomando in mano e questi aggeggi impiantati nella testa, aumentava e diminuiva il suo umore come con il volume dell’autoradio. Una cosa sconvolgente a pensarci. Ma così forse il neuro diventa ciber-…
    @Il dizionario dei cazzari a proposito di bruchi e parassiti: il tuo link in fondo alla pagina accenna alle formiche e ai funghi, su un documentario della BBC, abbastanza recente,( “Planet Earth: Giungla” )li ho visti all’opera è sono una cosa davvero terribile, anche perché la formica, prima di morire, impazzisce e fa cose assurde.
    @il più cattivo …la natura è molto più fantasiosa. “Le leggi di natura non sono mai pessime” Ippolito Nevio, Confessioni di un italiano, Garzanti, p.58 I vol. Citazione pretestuosa, il fatto è che la stavo leggendo in questo momento… 🙂

  5. @il più Cattivo: Legrenzi e Umiltà non se la prendono con studiosi seri come immagino sia Damasio. E, soprattutto, non negano certo che agli eventi psichici corrispondano eventi cerebrali.
    Quello che sostengono è che questa correlazione andrebbe cercata da neurologi e psicologi, persone che hanno competenze su cosa siano le funzioni del cervello e della mente, non direttamente da economisti, teologi eccetera.

    @il dizionario dei Cazzari: Descritti da Sachs, appunto, che se ricordo bene i suoi testi va molto cauto.
    Posso avere dei dubbi sulla descrizione avanzata dai familiari di un ottuagenario leventinese?

  6. Sachs effettivamente aveva un po’ romanzato, o meglio, ha dato alle sue osservazioni e speculazioni una forma più adatta alla narrazione. Però nei lavori di Ramachandran – La donna che morì dal ridere e Che cosa sappiamo della mente – si tratta di casi clinici reali studiati con l’approccio traumatologico, studiare casi di danni al cervello localizzati per scoprire quale funzione viene alterata. Così descrive vari fenomeni intriganti, dagli arti fantasma (secondo i fanatici, presunta prova dell’esistenza dell’anima) alla sindrome di Capgras fino ai fenomeni mistici. Ramachandran non è un riduzionista estremo, nel senso che non isola ogni caratteritica del comportamento umano in un’area circoscritta dell’encefalo, ma sostiene una tesi che vuole coniugare riduzionismo e olismo, fondando il tutto sull’esistenza di proprietà emergenti che vengon fuori quando singoli distretti specifici cooperano in un tuttuno.
    Riguardo il caso in questione, sì certo, si possono avanzare dubbi a non finire. Quando ci sono risarcimenti in mezzo, è il minimo. 😀

  7. @Ivo: Evidentemente non è un buon periodo per me. Non riesco a farmi capire….
    il riferimento a Damasio (confermo essere uno specialista, lui non io purtroppo) è sul fatto che è estremamente probabile che una lesione neurologica possa determinare problemi “funzionali” anche di tipo etico.
    per cui nonostante abbia preso da tempo nota del libro che hai letto e non me lo sono ancora procurato, mi sembra che tu lo citassi per giustificare ragioni alternative a quelle che io invece riscontrerei come probabili. Ovvio che una diagnosi medica sia necessaria in una causa di risarcimento, ma la necessità di rimanere ad alto livello (perdere il senno) mi sa di Ariosto più che di Damasio da cui (perdonami) la citazione.
    Ciò che ti sorprendeva era che per giustificare lo slancio godereccio dell’80enne si parlasse di “livello neuronale” oppure no? Se ho capito male è forse la ventesima volta nell’ultima settimana e non costituisce novità, se invece ho capito bene non ho compreso il tuo ultimo commento… insomma in ogni caso siamo già a ventuno

    Un Sorriso

  8. @Il dizionario dei cazzari: Molto interessante Ramachandran. Merita un approfondimento (che temo non avrò mai il tempo di fare 🙁 ).

    @il più Cattivo: Anche tu: scrivi commenti di due righe due e pretendi che io ne comprenda tutte le implicazioni! Manco mia moglie fa così! 😉
    Dalla citazione di Damasio avevo temuto un fraintendimento del libro di Umiltà e Legrenzi – e mi sono comportato di conseguenza.
    Certo che traumi cerebrali possono avere conseguenze nel “comportamento etico” (esiste un comportamento non etico?). Non credo però esista il centro nervoso del “non dilapidare soldi in locali a luci rosse della Leventina”…
    Quello che mi incuriosisce (che di sorpresa c’è poco: siamo abituati al peggio, giornalisticamente parlando) è il fatto che non sembrano esserci prove della lesione, a parte il mutamento di comportamento.

    Il cambio di paradigma cui alludo alla fine è comunque nella psicologia ingenua – quella che usiamo tutti i giorni per fare quattro chiacchiere col vicino – non nella psicologia scientifica. Si è, credo, passati da un paradigma psicoanalitico (per cui se non mi offri un caffè hai avuto un trauma infantile) a uno neuropsicologico (per cui se non mi presti i soldi per un caffè hai una lesione a qualche lobo).

    Di base, sono io che non capisco e mi spiego male, non tu. Non so se per traumi cerebrali oppure perché traumi psichici. 😉

  9. @ Ivo: E’ un periodaccio!!! Poi essere paragonato a tua moglie! non so se essere lusingato o affranto. In realtà il commento di due righe era appunto alla tua conclusione non ad un libro che non so se troverò mai il tempo di leggere.
    Comunque e rapidamente quello che tu hai fatto è un esempio di riduzionismo avido. Non ti preoccupare sei in ottima e ampia compagnia. C’è chi partendo da considerazioni analoghe dice che poichè abbiamo solo 25000 geni nel DNA la genetica è fallace!!!????
    Watson e Crick abbiate pietà di loro che non sanno di che parlano. Io ho provato a capirci qualcosa ed i segni del tentativi di lettura di, ad esempio Geni in conflitto, me li porto ancora addossso, ma anche uno splendido e difficile libro sulle chimere di laboratorio di cui non ricordo neanche il titolo esatto….

    Cercherò di trovare ancora un briciolo di energia per congratularmi sul tuo

    (esiste un comportamento non etico?)

    Se ne avessi la forza cercherei di ribatterti immediatamente, ma non ce la fo! Però come interrogativo è bellissimo.

    Un Sorriso

  10. Non mi pare improbabile che una lesione neurologica possa indurre uno squilibrio ormonale: tutti gli ormoni sono sotto controllo ipotalamico, in fondo. Mi pare sicuramente piu’ facilmente dimostrabile, in tribunale, di una lesione che induce cambiamenti “etici”, sebbene anche questa possibilita’ (ben documentata, mi sembra, in letterature medica, sia possibile).
    Per quanto riguarda parassiti che cambiano il comportamento oso citarmi, se qualcuno qui avesse voglia di approfondire:
    http://www.lorologiaiomiope.com/alien-ci-fa-un-baffo-sacculina-carcini/
    http://www.lorologiaiomiope.com/il-peggior-incubo-delle-chiocciole-leucochloridium-paradoxum/
    http://www.lorologiaiomiope.com/la-truffa-perfetta-maculinea-rebeli-post-di-giulio/
    http://www.lorologiaiomiope.com/dicrocoelium-dendriticum-i-domatori-di-formiche-post-di-giulio-with-a-little-help-from-tupaia/
    http://www.lorologiaiomiope.com/non-e-un-capello-e-neanche-un-crine-di-cavallo-lo-strano-caso-dei-nematomorfi/

  11. Ehi starete mica litigando?! Non ne vale la pena! Perché non la finiamo tutti a tarallucci e vino a caso del più Cattivo?! Anche il “tarallucci e vino” è un paradigma! e un ottimo esempio di riduzionismo ma virtuoso! 🙂

  12. Grazie Zar. Per quanto mi riguarda una sana “discussione” con Ivo è una delle cose che apprezzo di più. Penso che la stima sia reciproca anche se “tradizionalmente” i punti di vista non sono coincidenti. Forse per questo è ancora più avvincente

    Un sorriso

  13. @il più cattivo: Al massimo dovrebbe essere mia moglie ad offendersi! 😉
    Cosa intendi con riduzionismo avido?

    @Tupaia: Il commento era stato censurato (credo) per i troppi link, ma l’ho ricuperato.
    Agli ormoni non avevo pensato.
    Certo è triste che verosimilmente non sapremo mai come finirà la storia: dubito che l’esito della denuncia e le perizie degli esperti troveranno spazio sui giornali!

  14. @ Ivo: le lezioni hanno una fattura a parte 😀

    Il riduzionismo avido è quello che vuole ottenere tutto al più basso livello. L’esempio classico è quello del neurone della nonna(1). Siccome non può esistere il neurone che memorizza il volto della nonna quando seduta davanti al caminetto e facendo la maglia socchiude gli occhi e sussurra il tuo nome allora i pensieri associati ovvero l’immagine (o il ricordo, spero non sia essenziale) non ha riferimento con il cervello e quindi è legata alla sola mente che dualisticamente non ha correlazione con il cervello.

    (1): cito a memoria DRH in G.E.B.

    Un Sorriso

    P.S: a fare paragoni con la tua signora (a cui presento ossequiosi omaggi) sei stato tu! 😉

  15. @Ivo: non ricordo se il termine usato su G.E.B. sia riduzionismo avido. Comunque ogni occasione (anche per me) di rileggere G.E.B. è ottima!
    Se vuoi il riderimento guarda nell’elenco delle illustrazioni dovresti trovarlo con facilità.

    Un Sorriso

    P.S. La relazione tra “Olismo e Riduzionismo” è uno dei concetti che ho appreso da DRH e di cui non finirò mai di scoprire le arre di applicazione. Praticamente quotidianamente anche nella mia attività professionale lo applico. Più della seconda legge della termodinamica

  16. Update: stamane mentre procedevo ad una frugale colazione, ho aperto G.E.B. alle pagine della “cellula della nonna” devo riconoscere che la mia posizione riportata come tratta a memoria da lì è più mia che di DRH. Credo si tratti di una elaborazione congiunta con altri testi. Mi verrebbe da considerare almeno “L’io della mente” di DRH e DCD e libri affini. forse faccio più bella figura a dire che si tratta di una mia personale elaborazione, ma certo non era lo spirito con cui l’ho riportata.

    Un Sorriso (credo di dover aggiungere un po’ di fosforo alla mia dieta, la mia memoria incomincia a dimostrare che non sono più “da tempo” un ragazzino)

  17. E invece il neurone della nonna c’è. E’ nell’area V3 (o V4 ?) beh fa niente, comunque esiste, anche se non è da solo che riconosce la nonna in tutte le salse: è una sorta di relè che convoglia nelle aree ‘conoscenza della nonna’ un numero di convergenze visive sufficienti a attivarlo.
    Un danno cerebrale raramente è senza effetto, specialmente in un’ottantenne. Lo vedo più come un danno alla Phineas Gage, che coinvolge aree di controllo prefrontali.
    Sul neuroparadigma: non sono d’accordo con Umiltà e Legrenzi, almeno quando non si tratta di moda. Se del cervello potessero parlare solo neurologi e psicologi sarebbe finita: anche un economista o un teologo, se legge la letteratura in materia, può stabilire punti di collegamento o analogie.Forse i due autori temono l’effetto moda del momento dall’aggiungere il prefisso neuro…ma son sofisticherie: direi, guardiamo alla sostanza, se il testo vale non curiamoci più di tanto del nome.
    E comunque, la si rigiri come si vuole, il cervello c’entra sempre: non mi direte, per esempio, che i politici non prendono decisioni dettate dall’emotività!

  18. @Paolo: niente da fare, provo a sintonizzare il cervello ma contnuo a non capire…. Comunque il “celebre caso di Phineas” l’ho studiato appunto su l’errore di Cartesio, che è il libro sull’argomento che mi ha affascinato di più. Ci sono argomenti interessanti anche sulla plasticità neurale di cui ho cercato il confronto con la mitica Paola Bressan… chissà se un giorno avrò risposta.

    Un Sorriso (per Paolo un sorriso confuso)

  19. @paopasc: Penso che Legrenzi e Umiltà sarebbero d’accordo con te: se leggono la letteratura possono stabilire, eccome, punti di collegamento. Ovviamente nella letteratura ci sono anche i testi di psicologia.
    Giusto per fare un esempio: i bias cognitivi (che sono la parte che più interessa gli economisti) sono conoscenze acquisite prima delle aree cerebrali! E che un certo bias dipenda da una certa area cerebrale è una conoscenza importante, ma non credo aggiunga molto alle riflessioni dell’economista!

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