Negare l’evidenza

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 8 mesi 21 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Commissariato di polizia. Una giovane ed affascinante signora entra e si rivolge all’agente di guardia.

Agente: Buongiorno, in cosa posso esserle utile?

Sofia: Buongiorno, mi chiamo Sofia e dovrei fare una denuncia.

Agente: Sì, sono a sua completa disposizione. Cosa deve denunciare?

Sofia: Un furto. Quattro giorni fa sono entrati dei ladri in casa nostra e hanno rubato alcuni gioielli.

Agente: Capisco. La prossima volta, signora, venga prima a denunciare il furto: la denuncia va fatta al più presto!

Sofia: Ma io sono venuta appena ci siamo resi conto dell’accaduto: questa mattina.

Agente: Questa mattina? Quindi eravate fuori città per un po’ di giorni e siete rientrati solo oggi.

Sofia: Fuori città? Assolutamente no. Siamo sempre rimasti qui. Chiaramente, al momento del furto in casa non c’era nessuno. Io e mio marito eravamo al cinema con nostro figlio, mentre nostra figlia era da una amica a studiare matematica. Ma alla sera siamo rientrati a casa.

Agente: Non capisco. Se siete tornati a casa, come avete fatto a non accorgervi di nulla?

Sofia: Il ladro era beneducato: non ha rotto nulla. Giusto qualche quadro storto, alcuni soprammobili fuori posto, un po’ di sporco per terra, alcuni vasi spostati: tutte piccole cose, alle quali non abbiamo dato importanza. Fino a questa mattina, quando ci siamo accorti che mancavano, appunto, alcuni gioielli.

Agente: Mi scusi, signora Sofia, ma il vostro comportamento non mi sembra razionale! Capisco che un quadro spostato non faccia pensare subito ad un estraneo in casa, ma di fronte a quadri, soprammobili, sporco per terra, eccetera, un sospetto doveva pur venire!

Sofia: Se avessimo notato tutto insieme, sì. Ma, come ho già spiegato, la scoperta è stata graduale: prima un quadro caduto per terra, poi, la mattina successiva, il vaso in salotto spostato, nel pomeriggio mia figlia ha notato che un soprammobile non era al suo posto, e così via.

Agente: E come vi siete spiegato tutti questi fenomeni?

Sofia: La sera, quando siamo rientrati, abbiamo pensato che il chiodo, dopo anni di onorato servizio, ci avesse abbandonati proprio quella sera, lasciando cadere il quadro. Ci siamo anche rallegrati per la mancata rottura della cornice. Per il vaso spostato, io ho pensato che fosse stato mio marito ad urtarlo accidentalmente, e mio marito deve aver pensato qualcosa del genere. E così via per le altre piccole stranezze: un colpo di vento, qualche ospite che non si è pulito bene le scarpe, eccetera.

Agente: Anche tenendo conto della gradualità, trovo il vostro comportamento illogico: se ho inteso correttamente, avete preferito ricorrere a tutta una serie di strane giustificazioni, da chiodi difettosi a colpi di vento e ospiti maleducati, pur di non prendere in considerazione l’ipotesi più logica: il ladro!

Sofia: Sì, ha capito bene gli eventi. Tuttavia, al suo posto, non avrei tutta questa sicurezza nel dire cosa è logico e razionale e cosa no.

Agente: Signora, non voglio mancarle di rispetto, ma credo che, in questo caso, ci siano pochi dubbi su cosa sia razionale e cosa, invece, irrazionale. E, mi spiace per lei e la sua famiglia, ma il vostro comportamento è stato irrazionale. Nulla di male: la razionalità è purtroppo un ideale; nella realtà siamo tutti irrazionali.

Sofia: Il suo discorso mi incuriosisce.

Agente: Ne sono lieto. Converrà che la razionalità è il migliore modo per ricercare la verità.

Sofia: Sono disposta a concederle questa curiosa definizione di razionalità, sulla quale temo ci sarebbe in realtà molto da discutere.

Agente: Ci sono persone detestabili che vogliono mettere tutto in discussione, ma per fortuna lei non è una di queste. Dicevamo della razionalità: il modo migliore per arrivare alla verità. Razionale è quindi cercare la spiegazione più probabile di un dato evento e credere in essa.

Sofia: Sì, credo di sì.

Agente: All’inizio, lei ha agito razionalmente: è più frequente che un quadro cada a causa di un chiodo cedevole, piuttosto che per la visita di un ladro.

Sofia: La ringrazio per concedermi, almeno inizialmente, un comportamento razionale.

AgenteNon coglie l’ironia: Prego. La mattina dopo, quando avete notato il vaso spostato, avreste dovuto valutare l’intero sistema, quadro caduto e vaso spostato, non solo quest’ultimo, isolato dagli altri eventi.
Agendo così non dico che avreste concluso con certezza la visita del ladro, ma comunque un dubbio vi sarebbe venuto. E di fronte al soprammobile fuori posto, infine, vi sareste definitivamente convinto che qualcuno ha frugato nel vostro appartamento: è più probabile che la causa del quadro caduto, del vaso e dei soprammobili spostati sia stata la visita di un ladro, e non colpi di vento o chiodi malamente fissati. Tutto chiaro?

Sofia: Sì, mi è tutto chiaro. Secondo lei è razionale ricercare continuamente l’ipotesi più probabile in grado di spiegare i vari fenomeni ai quali si assiste. Ho inteso correttamente?

Agente: Alla perfezione. Direi di passare alla denuncia, adesso.

L’agente, dopo aver compilato alcuni moduli, passa a Sofia il verbale da firmare.

Agente: Ecco qui, una veloce firma e abbiamo finito.

Sofia: Perfetto, mi può passare quella penna, se scrive?

Agente: Certamente, eccola qui. – Le passa la penna.

Sofia: Scusi, ma come fa ad essere sicuro che questa penna scrive? Come fa ad essere sicuro che non ha finito l’inchiostro?

AgenteSeccato: Come scusi? Certo che scrive, questa penna: l’ho usata giusto ieri e scriveva alla perfezione!

Sofia: E con questo? Lei mi ha appena convinto che, razionalmente, dobbiamo sempre verificare le nostre ipotesi, dobbiamo cioè ogni volta chiederci e interrogarci sulle nostre credenze.

Agente: Ancora con questa storia? E poi cosa c’entra con la penna?

Sofia: Come cosa c’entra? Questa penna, a giudicare dalle condizioni, non è certo nuova: è quindi possibile, per non dire probabile, che abbia esaurito l’inchiostro. Avrebbe dovuto provarla, prima di passarmela. – Prova a scrivere – E infatti questa penna non scrive! Me ne può dare un’altra?

AgenteMortificato e un po’ infastidito: Sì, le passo subito un’altra penna, e stavolta mi assicurerò che scriva. Però io ho agito razionalmente: quella penna ha scritto fino a ieri!

Sofia: E allora? Non sa che le penne prima o poi si esauriscono?

Agente: Certo che lo so! Ma provare ogni volta una penna per vedere se funziona ancora è stupido: si perde un sacco di tempo! Molto meglio usarla e sostituirla se ci si accorge che non funziona più. È più razionale, non è d’accordo? Adesso, le dispiace ridarmi i moduli firmati?

Sofia: Sì, sono d’accordo. Solo non capisco per quale motivo lei si affeziona più alle penne che alle ipotesi.

AgenteLe strappa i moduli dalla mano e controlla che siano firmati: Come scusi?

Sofia: Lei ha appena detto che provare la penna ogni volta che la si deve usare sarebbe una inutile perdita di tempo, mentre è più logico continuare ad usarla fino a quando, come è accaduto a me poco fa, si esaurisce e lascia il foglio bianco. Tuttavia poco fa ha detto che non sarebbe razionalemantenere una ipotesi senza giudicarla e valutarla ogni volta come se fosse la prima volta.
A questo punto mi chiedo cosa sia razionale e cosa no. Perché o sia il mio che il suo comportamento sono razionali, oppure non lo è nessuno dei due. E in quest’ultimo caso, allora mi chiedo: è razionale essere razionali? Perché, come ha mostrato lei, essere razionali è una gran perdita di tempo!

AgenteControllando che i moduli siano tutti quanti firmati: Lei mi confonde.

Sofia: Veramente, temo che sia lei ad essere confuso. Io ho semplicemente ripetuto quello che ha detto lei.

AgenteRassegnato: Aveva ragione il mio istruttore: per fare il poliziotto, il pensiero è solo d’intralcio! Mica siamo filosofi!

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