Meritocrazia

closeQuesto articolo è stato pubblicato 3 anni 7 mesi 13 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Lorenzo Palumbo, 33 anni, domiciliato a Varese, insegnante di professione, l’inizio di questo nuovo anno scolastico lo avrebbe voluto affrontare da una cattedra di un liceo ticinese. Poco più di un anno e mezzo fa ha infatti partecipato a un concorso pubblico, arrivando primo e ottenendo dagli specialisti della Commissione giudicante il giudizio “ottimo”. Il posto di insegnate di musica però è stato assegnato alla seconda arrivata. Una ticinese.

Da Vince il concorso ma gli viene preferita una ticinese.

La graduatoria di questa  Commissione giudicante probabilmente è solo uno dei fattori che viene preso in considerazione e l’insegnante assunta ha probabilmente altri meriti oltre alla nazionalità che giustificano la decisione delle autorità.
Spero vivamente che sia così, perché l’alternativa, lo confesso, mi spaventa: vorrebbe dire all’urlo di “prima i nostri” si è scelto volontariamente il discreto quando si poteva avere l’ottimo.

7 pensieri su “Meritocrazia

  1. Quando si sente dire che uno sciatore è arrivato quindicesimo, in una gara, siamo tentati di pensare a una schiappa, mentre tra lui e il primo arrivato magari c’è solo un secondo e mezzo di differenza.
    Ecco, bisognerebbe vedere qual è il distacco della seconda arrivata dal vincitore, e se questo non sia sufficientemente rilevante al punto da impedire la preferenza di una cittadina in atto, rispetto a un cittadino in potenza.
    L’unica cosa che mi chiedo è se l’ammissione al concorso di soggetti con l’handicap – che di per sé non è carino, ma per certi versi è comprensibile – fosse cosa già nota a tutti fin dall’inizio.

  2. Nel servizio si sottolinea che la seconda arrivata – per quanto ampiamente sufficiente – aveva una valutazione decisamente inferiore rispetto al primo.
    Persino l’iniziativa intitolata significativamente “Prima i nostri” prevede che “sul mercato del lavoro venga privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio”

  3. Visto il servizio. C’è un accenno alle lingue parlate. Conoscere lingue del luogo di esercizio della professione fa la differenza, a parità di qualifiche. Ammesso che la conoscenza di lingue oltre all’Italiano qui sia determinante, questo aspetto può avere colmato il divario del giudizio tecnico; quindi, per farmi un’idea, a questo proposito dovrei sapere su quale scala di valutazione sono collocati i due voti di differenza.

  4. “Lo Stato deve riservare i posti di lavoro statali ai propri cittadini? La scuola italiana statale accetterebbe un ticinese domiciliato in Ticino come insegnante di ruolo?”
    tra i requisiti richiesti per la partecipazione al concorso a cattedre (e di conseguenza per il posto di ruolo nel caso di vittoria del concorso) in Italia c’è il possesso della cittadinanza italiana. Se il ticinese domiciliato in Ticino (Ticino in Svizzera, non vicino a Malpensa) ha cittadinanza italiana, può; se ha cittadinanza svizzera, no, non lo accetterebbero.

  5. non credo, nei bandi c’è scritto proprio “cittadinanza italiana” – no correggo: anche quella comunitaria va bene, ho ricercato il bando e c’è scritto anche comunitaria. Ma la Svizzera non è comunitaria, quindi 1. il parallelo dell’articolo non funziona (chiedersi se in Italia un ticinese sarebbe accolto per criticare la scelta di non accogliere un italiano in Ticino: relazione non biunivoca) e 2. comunque uno svizzero non è cittadino comunitario quindi non potrebbe partecipare al concorso a cattedre italiano.
    Comunque in Italia la meritocrazia significa rispondere “nietzsche” quando ti chiedono “linguistic turn” quindi non è che siamo messi meglio, non vedo quali attrattive potrebbe avere per un ticinese venire qui (dati anche gli stipendi inferiori e gli alunni meno disciplinati)

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