Mattoni linguistici

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 2 mesi 17 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Quando si scrive una parola, si tracciano sul foglio (o sullo schermo) un certo numero di segni: le lettere dell’alfabeto. La parola “testo”, ad esempio, è composta dalle lettere “t”, “e”, “s”, “t” e “o”. Le lettere sono i mattoni (grafici) delle parole.
Quando si pronuncia una parola, si emettono alcuni suoni distinti ed autonomi: le sillabe. La parola “testo”, per rimanere all’esempio di prima” è composta dalle sillabe “tes” e “to”. Le sillabe sono i mattoni (sonori) delle parole.
Ovviamente il discorso non si esaurisce qui: alcune lettere sono vocali e altre consonanti, e di queste ultime alcune sono mute, mentre nelle sillabe vi sono i dittonghi, alcuni ascendenti altri discendenti. Una faccenda sofisticata.
Troppo sofisticata: se lettere e sillabe sono le unità semplici delle parole, perché scrivere una parola o dividerla in sillabe può essere operazione tecnica e difficile? Come è possibile che vi siano dei dubbi? Colluttorio o collutorio? Sim-bio-si o sim-bi-o-si?.
I mattoni precedono il muro: se si ignorano i mattoni, non si può costruire nessun muro. Ignorando lettere e sillabe, invece, è possibile parlare: le parole precedono lettere e sillabe.
La scrittura non è, e non può essere, un gesto innocente.

Lascia un commento