Malta

Puro è ciò che non si è mischiato con elementi estranei. Per padroneggiare il concetto di puro è necessario quindi avere le idee molto chiare su cosa sia il proprio e l’improprio, su cosa appartenga a me e cosa agli altri.
Fare appello alle origini è di solito inutile e pericoloso. Pericoloso perché la storia non è mai il passato, ma è sempre il presente che si volge indietro: si può essere convinti di guardare l’origine, in realtà si osserva, spesso senza saperlo, lo sguardo che oggi si rivolge verso l’origine.
Oltre che pericoloso, confidare nelle origini è anche inutile: la storia è sempre storia di mutamenti, di rivoluzioni. Non si ottiene mai una immagine unica e semplice dalla storia.

Malta ne è uno squisito esempio: un’identità stratificata e multiforme,tutt’altro che pura.
Le isole maltesi hanno una posizione geografica strategica: situate ottanta chilometri a sud della Sicilia, sono di fatto al centro del Mediterraneo, ed è impossibile ignorarle, se si hanno interessi commerciali o militari nella zona.
I primi a conquistare Malta furono, 800 anni prima di Cristo, i fenici, che si sostituirono alle popolazioni primitive che vi soggiornavano dal 5000 a.C.
I romani, il cui impero si sviluppava proprio intorno al Mediterraneo, occuparono l’isola nel corso della seconda guerra punica, nel 218 a.C.
San Paolo vi approdò, o meglio naufragò, nel 60 a.C., convertì la popolazione al cristianesimo e, secondo la legenda, liberò dal veleno tutti i serpenti dell’isola.
Nel 870 Malta, che con la scissione dell’impero romano si ritrovò sotto Costantinopoli, venne conquistata dai musulmani, che controllarono l’isola per più di due secoli, fino al 1090, quando tornò in mano cristiana, sotto il regno delle due Sicilie.
I musulmani continuarono a costituire una minaccia per i cristiani nel Mediterraneo, tanto che Carlo V, per meglio controllare l’impero ottomano, donò nel 1500 l’isola di Malta all’ordine religioso ma soprattutto militare dei cavalieri di San Giovanni, conosciuti per questo come Cavalieri di Malta.
L’idea di Carlo V si rivelò giusta: i cavalieri riuscirono a resistere al grande assedio del 1565, privando gli ottomani di una ottima base di appoggio, con la quale forse avrebbero vinto, sei anni dopo, la battaglia di Lepanto.
I cavalieri di San Giovanni dominarono sull’isola, non senza contrasti con le altre autorità religiose, fino all’arrivo di Napoleone, nel 1798. Pochi anni dopo ai francesi si sostituirono gli inglesi, che rimasero fino al 1979, anche se formalmente Malta cessò di essere colonia inglese nel 1964.

Ognuna di queste presenze straniere ha lasciato tracce indelebili sull’isola e sui suoi abitanti. I pescatori di Gozo dipingono le proprie barche seguendo una tradizione che risale ai tempi dei fenici. Il maltese è una lingua semitica affine all’arabo, ma scritta in caratteri latini e con molti termini di origine italiana.
Di origine araba è anche la tecnica di costruzione dei muri che reggono gli ampi terrazzamenti agricoli. L’odierna capitale, La Valletta, è in stile barocco italiano, anche se vi sono molti palazzi neoclassici risalenti al periodo inglese.
Imponenti sono le fortificazioni costruite principalmente nel periodo dei cavalieri, che trasformarono l’isola in una fortezza inespugnabile.

Dopo una visita a Malta, i concetti di puro e impuro, di proprio e improprio risultano troppo semplici per descrivere una realtà così complessa e stratificata.
Ciò che è proprio dell’uomo, in ogni luogo e in ogni epoca, è evidentemente il contatto, la relazione con gli altri. Anche se spesso con ostilità e aggressività, gli uomini si sono sempre incontrati, e da questi incontri si sono sempre arricchiti. Tranne chi, per eccessiva volontà di purezza, si chiude gli occhi di fronte all’altro, tradendo così il suo appartenere all’umanità.

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