L’invenzione dell’omosessualità

closeQuesto articolo è stato pubblicato 6 anni 6 mesi 18 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nel dicembre del 20091 Reset ha proposto una intervista a Joseph Massad della Columbia University e autore del saggio Desiring Arabs sul tema dell’omosessualità nel mondo arabo.

La tesi è, in soldoni, che l’omosessualità è una invenzione occidentale: nel mondo arabo non esistono “gay” ma semplicemente “uomini e donne che hanno rapporti con lo stesso sesso”.

Qual è allora in sintesi la differenza tra omosessualità “occidentale” e quella che lei chiama, nel suo libro, la pratica e il desiderio dello stesso sesso?

In definitiva, la prima è un’identità che rivendica una comunità socialmente riconosciuta insieme a diritti politici, mentre l’altra è una delle tante forme di intimità sessuale che va alla ricerca del piacere corporale.

La mia prima reazione è quella di una sofisticata e intellettuale (nel senso brutto) giustificazione della dichiarazione, rilasciata un annetto prima, di Mahmud Ahmadinejād: “Non esistono omosessuali in Iran”.

A mente fredda, devo ammettere che Joseph Massad non ha tutti i torti.
Quella di dividere l’umanità in omosessuali e eterosessuali (o in eterosessuali e LGBT – Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) è solo una delle suddivisioni o categorizzazioni possibili. A dar retta a Eva Cantarella,2 e semplificando un po’ il suo discorso, nella Grecia antica, per quanto riguarda l’attività sessuale, era più importante il ruolo all’interno del rapporto: attivo o passivo – senza curarsi del sesso del partner nei confronti dei quali si è attivi.

Quella di avere gli omosessuali come “comunità socialmente riconosciuta”, insomma come gruppo identificabile e grosso modo omogeneo, è in poche parole il risultato di un determinato processo storico:

Possiamo anche dire che gli omosessuali non esistevano in Europa prima che il discorso medico e giuridico della seconda metà del XIX secolo non li “inventasse” come soggetti medici e giuridici.

E senza questo processo storico, non si hanno gay, ma solo persone che hanno rapporti con lo stesso sesso. Non un unico “soggetto collettivo” (la comunità omosessuale) ma le singole persone. Del resto oggi non ci viene in mente di pensare agli amanti di musica Jazz  come a una comunità socialmente riconosciuta; però posso immaginare una società nella quale il genere musicale preferito è elemento talmente importante da giustificare una suddivisione in comunità.

Da un punto di vista di lotta alla discriminazione, sarebbe forse un vantaggio avere le singole persone invece di una comunità. Dal punto di vista del riconoscimento di diritti, penso invece sia molto utile essere una comunità socialmente riconosciuta.

Fila tutto, quindi, nell’analisi di Massad?
Non proprio. Massad propone una un dualismo che mi sembra essere una semplificazione insostenibile. Da una parte l’Occidente con la sua storia, dall’altra parte un Oriente completamente estraneo a questa storia e incommensurabile con essa:

L’obiettivo degli internazionalisti gay americani ed europei è quello di creare un mondo a loro immagine. La loro strategia leninista è quella da partito d’avanguardia delle masse mondiali che da sole non sono capaci di portare ad istituzionalizzare il sistema binario eterosessuale-omosessuale, generatore di gay e lesbiche insieme a donne e uomini “retti”. Questo è il motivo per cui l’avanguardia euroamericana dirigerà “per loro” la lotta verso la liberazione.

E ancora:

Esiste poi un piccolo numero di arabi occidentalizzati sedotti dall’esempio americano di omosessuale che appartengono alle classi alte e medio alte. Tuttavia non sono rappresentativi, né possono parlare per la maggioranza degli uomini e delle donne che hanno rapporti con lo stesso sesso senza per questo identificarsi in base a tali rapporti.

Posso in poche parole concordare con Massad quando dice che per essere solidali con il popolo palestinese non è necessario inventare un’identità palestinese perché questa già esiste, mentre per essere solidali con le comunità omosessuali orientali occorre prima inventarle. Ma, e tralasciando il particolare che potrei essere solidale con le “singole persone che hanno rapporti con lo stesso sesso”,  non vedo in questa invenzione una forma di violenza o di imperialismo.
I gruppo umani si incontrano e si scambiano merci ma anche concetti e idee. A volte le nuove idee prendono piede, a volte no. Ma a deciderlo non sono i professori che sembrano considerare Occidente e Oriente due mondi incommensurabili e rifiutano ogni genere di contatto e ogni mutamento, bollando il tutto come imperialismo.

  1. Questo testo ha avuto un periodo di incubazione molto lungo []
  2. Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, link sponsorizzato. []

13 pensieri su “L’invenzione dell’omosessualità

  1. Capita di iniziare un post e non riuscire a finirlo per molto tempo, e la cartella bozze sembra sempre più un cimitero di elefanti.

    Massad non ha tutti i torti? La vignetta spiega ahimè anche troppo bene che invece li ha proprio tutti.

    Il punto di partenza erroneo di Massad è lo stesso di molti nostri benpensanti; non esiste il problema “omosessuaità” se non come effetto del vero problema “omofobia”.
    Se non esistesse, come nell’ellenismo, la seconda, la prima sarebbe “una delle tante forme di intimità sessuale che va alla ricerca del piacere corporale” e non solo, aggiungo io, per non limitare la sessualità in generale, e quella omossessuale di conseguenza, qualcosa di più che semplice ricerca del piacere (ma evidentemente Massad non ha solo pregiudizi sui gay).

    Dove l’omofobia di Stato nega questo diritto alla libertà sessuale solo ad una categoria di persone, lì nasce la coscienza di “classe” e la conseguente lotta assume toni anche discutibili, chiaramente.

  2. Riprendo parte di quello che ha detto Ugolino nel commento precedente: se non ci fosse l’omofobia di stato e culturale derivata dalle religioni monoteiste forse non ci sarebbe un problema omosessualità. L’esempio della Grecia è lampante: non mi pare ci fosse una categoria degli omosessuali distinta dal resto della popolazione. Esisteva l’amore omosessuale che era parte dell’eros. Ed era una pratica comune anche tra gli eterosessuali: durante il servizio militare quasi tutti i soldati greci sperimentavano rapporti sessuali tra di loro, anche se sposati e con figli. E molti adolescenti avevano la loro prima esperienza sessuale con maschi adulti.
    Il problema nasce nel momento in cui la setta ebraica conosciuta più tardi come cristianesimo si espande e prende il potere sull’impero romano…

  3. Siamo arrivati ad un punto tale col declino dei blog che ormai un argomento così interessante non suscita più alcuna discussione o polemica. Che peccato…

  4. Pensa a che punto siamo se nenache l’autore del post partecipa alla discussione; ah, signora mia…

  5. Sulla crisi dei blog: Questo è in crisi (diradarsi di post e commenti) per impegni dell’autore. Credo che la crisi sia il semplice effetto della maturazione di autori e frequentatori, ma è una mia impressione.

    Sul post: Il problema della discriminazione e della persecuzione è una faccenda diversa dall’identità omosessuale, per quanto i due aspetti siano legati.
    Si può punire un determinato atteggiamento senza che questo costituisca un fattore identitario. Prendiamo l’adulterio: esistono le persone che tradiscono il o la consorte, ma questo fatto non costituisce elemento di identità di un gruppo. Non c’è la cultura adultera come invece, da noi, esiste la cultura omosessuale.
    Per questo affermo che Massad ha ragione: nel mondo arabo esistono persone che hanno rapporti con lo stesso sesso, ma non omosessuali come li intendiamo noi. Il suo errore, ripeto, è pensare questa situazione come immutabile. E, almeno nell’intervista, trascurare il fatto che si può (e si deve) essere per la depenalizzazione del reato di omosessualità (o sodomia o quello che è) indipendentemente dalle questioni dell’identità omosessuale.

    Sull’antica Grecia: oggi li metteremmo in prigione. Non per omosessualità, ma per pedofilia…

  6. Ovviamente la mia non era una critica al tuo blog: il tuo blog non è in crisi a causa tua ma perché appunto ormai non ci passa più nessuno nei blog e quei pochi che passano non commentano più.

    Sulla pedofila greca. Sì, con la legislazione moderna qualsiasi individuo adulto di meno di 18 anni è considerato un neonato sessualmente. Sarebbe meglio come fanno in Norvegia: si può avere sesso con minore se si hanno 5 anni di differenza: quindi un 20enne può andare con un 15enne. Ma questo è un altro discorso…

  7. @Ivo, non mi trovo d’accordo con la tua posizione, a cominciare dall’esempio, gli adulteri, che non sono omologhi degli omosessuali.
    Il punto risiede nell’errore di Massad che tu sembri ripetere; i rapporti omosessuali, come i rapporti sessuali in generale, non si limitano alla sfera del piacere fisico, ma riguardano anche la sfera affettiva e sociale.
    Il problema non nasce quando si desidera una persona dello stesso sesso e ci si fa sesso (in privato, si suppone) ma quando si vuole coltivare un rapporto stabile e pubblico, come le coppie eteorosessuali, condividere posizioni giuridiche, prestarsi mutua assistenza.
    Il paragone con gli adulteri reggerebbe solo se questi dessero vita ad un movimento per la poligamia, se volessero ciè il riconoscimonto sociale e giuridico delle loro scelte erotico-affettive.
    Nei paesi liberali l’esisgenza personale di tanti è diventata lotta identitaria, impossibile laddove l’omosessualità è reato.
    Nella scala delle esigenze la sopravvivenza viene prima dei diritti civili. Dire che la cultura omosessuale è un’invenzione occidentale è come dire che la resistenza antinazifascista è stata un’invenzione delle forze alleate; in effetti sino ai loro sbarchi alcuni lo pensavano in privato e venivano passati per le armi appena il pensiero traspariva.

  8. @Fabristol: Devo dire che questo post ha avuto molti commenti anche su Friendfeed. Per cui mi sa che hai ragione: c’è una certa crisi della piattaforma blog.
    Adesso mi cerco un plugin per mischiare i commenti friendfeed a quelli del blog…

    @Ugolino: Una premessa: dell’omosessualità nel mondo arabo e orientale in generale so molto poco. Prendo per buono quello che dice Massad, ovvero che le persone che hanno preferenze per il proprio sesso non si sentono parte di una comunità, non hanno rivendicazioni identitarie ma, eventualmente, solo singole.
    Premesso questo:

    Il problema non nasce quando si desidera una persona dello stesso sesso e ci si fa sesso (in privato, si suppone) ma quando si vuole coltivare un rapporto stabile e pubblico, come le coppie eteorosessuali, condividere posizioni giuridiche, prestarsi mutua assistenza.

    Il problema nasce già con il sesso in privato, se comunque ti beccano e ti impiccano per sodomia.
    Ma il punto è un altro: è necessario pensare a una identità, a una cultura omosessuale in una qualche maniera contrapposta a quella eterosessuale per poter coltivare un rapporto stabile?

    Dire che la cultura omosessuale è un’invenzione occidentale è come dire che la resistenza antinazifascista è stata un’invenzione delle forze alleate

    No, non fu una invenzione delle forze alleate. Ma fu una invenzione successiva.
    Attenzione: con invenzione non intendo dire che durante l’occupazione nessuno combatteva l’invasor. Intendo dire che un certo modo di intendere la resistenza è una rielaborazione successiva, sconosciuta ai tempi della guerra. Carlo Sini la chiama “retrocessione del testimone”.
    Similmente accade per l’omosessualità: nel mondo arabo esistono gli omosessuali, nel senso di persone che hanno rapporti (affettivi, sessuali…), ma non esiste quel modo di vedere l’omosessualità presente nella nostra società occidentale. Perché è una invenzione occidentale, è il prodotto di un processo storico che in altri paesi non è accaduto.

  9. Capisco ora che tu parli di una cultura omosessuale in qualche modo contrapposta a quella eterosessuale, che secondo me é minoritaria tra i GLBT.

    Evidenzi anche il rapporto che intercorre sempre tra un fenomeno e la sua critica; anche il crisianesimo é sorto come rielaborazione critica della figura di Gesù, quindi é normale che il dibattito culturale abbia favorito la identificazione di una questione omosessuale, tuttavia preesistente.

  10. Completo il pensiero (a quell’ora avevo un solo neurone in servizio, e stava anche male)

    Il punto su cui torno io è che tanto la teoria di Massad, che la tua che alla stessa riconosce validità, non differisce sostanzialmente da quella di Ahmadinejād, che perseguendo una politica repressiva anche dei comportamenti privati, come fai notare tu, relegando quindi gli omosessuali nelle catacombe, poi si vanta del fatto che non sono in giro a fare gay-pride e a rivendicare dignità e diritti civili.
    Tutto cio’ l’avremmo inventato noi occidentali, indovina come? con la rivoluzione illuminista!
    Se sei l’unico a volere l’indipendenza del nord produttivo da Roma ladrona, e sei in uno stato libero, sali su un predellino con una camicia verde e cominci ad inveire contro lo stato unitario ed i terroni sfaticati; trovi altri che la pensano come te, create un movimento e l’identità leghista é bella e fatta.
    Se invece sei in uno stato repressivo o resti nel tuo salottino a pensare silente o ti becchi una cella umida a vita; ecco che la costruzione dell’identità leghista devi rimandarla di qualche decennio, perché, tiranni o non tiranni, prima o poi, gutta cavat lapidem, le identità crescono anche nella repressione e speso demoliscono i regimi che le tarpavano; é successo con i nostri risorgitori, con i coloni americani, con quasi tutte le colonie, con i neri americani, con i gay in europa, sta succedendo in nordafrica, succederà in Cina, a Cuba e ovunque; succederà anche ai gay di cultura araba. Vogliamo chiamarla invenzione occidentale: bene.
    Sposeremmo la teoria dei tiranni, ma ilrisultato sarà il medesimo. Io la chiamerei emancipazione, progresso, e la cosa non mi dispiace.

  11. @Ugolino: la discussione mi sembra procedere su due binari paralleli (e con notevoli ritardi da parte mia, ma vabbé).
    La situazione che descrive Massad non è quella di gay che vorrebbero sposarsi e fare gaypride ma non possono perché costretti alla clandestinità. Descrive un mondo nel quale l’omosessualità non è una categoria. Come avveniva, in parte, nel mondo antico. Le persone venivano divise in attive e passive, che un uomo fosse attivo con altri uomini o con donne, o con bambini, era un dettaglio. Un uomo attivo con uomini si sente vicino ad altri uomini attivi con donne, non a un uomo passivo. È chiaro che parlare di omosessualità non ha molto senso; è una categoria che non esiste, che non è percepita come tale.
    Ora, forse il mondo arabo non è così, e anche se lo fosse non sarebbe un buon motivo per combattere le tendenze occidentali.
    Credo siano molte le categorie che la nostra cultura costruisce. Una che mi viene in mente è le persone con handicap, gli invalidi. Non è che nel Seicento o nell’Ottocento gli invalidi non esistessero, non c’erano zoppi o ciechi, ma credo fossero considerati semplici malati, mancando la cultura dell’inclusione che vediamo all’opera oggi e che, appunto, si concentra sulle pari opportunità per gli invalidi.
    Si tratta di distinguere quello che possiamo chiamare fatto bruto, l’evento naturale, dal concetto, l’evento culturale che su di esso è costruito. Si medesimi fatti bruti possiamo costruire più concetti, a volte con più gioco, a volte con meno gioco. Questi concetti sono costruzioni, invenzioni; non i fatti bruti, ovviamente.

  12. Ma chi è questo ignorante che dice che dice che Ahmadinejād avrebbe affermato “Non esistono omosessuali in Iran”? Si vada a rileggere gli originali. Ha sostenuto una tesi ben diversa invece e cioè che (fortunatamente) in Iran non esiste la cultura dei gay, che è cosa ben diversa

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