L’inno nazionale (piccolo sfogo personale)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 2 mesi 8 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Un inno è un simbolo, e l’inno nazionale dovrebbe quindi essere simbolo della nazione.

Dio salvi la regina: quale miglior inno per il Regno Unito? Gli Stati Uniti non possono che riconoscersi nella loro Star-Spangled Banner, la bandiera splendente di stelle. Gli Svizzeri non possono che attendere la bionda aurora. I socialisti e i comunisti si raccolgono intorno alla bandiera rossa, e così via. Le parole sono importanti, raccontano una storia, una idea, una immagine.

Poi, certo, quella storia può essere dimenticata, l’idea offuscata e l’immagine svanita:dopotutto, chi si ricorda quale è l’elmo di Scipio che cantava Mameli?
Però l’inno racconta ugualmente tutto questo…

… o quasi. C’è sempre una eccezione: mi spiegate come diavolo fanno i leghisti che campeggiano sotto casa mia a intonare, all’apertura e alla chiusura della loro “Festa Lega Nord”, il Va, pensiero?
Quale è il legame tra il coro degli ebrei imprigionati a Babilonia dal perfido Nabucodonosor e i pruriti secessionisti dei padani? Quando cantano, mano appoggiata al cuore e espressione ispirata, “Del Giordano le rive saluta”, hanno presente che il Giordano non è uno dei nomi del Po? Sanno che le “torri di Sionne” non si trovano in Città Alta?

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