L’immagine mi dice se stessa

closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 11 mesi 20 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

«L’immagine mi dice se stessa», vorrei dire. Cioè, il suo dirmi qualcosa consiste nella sua propria struttura, nelle sue forme e nei suoi colori.
Un caso del genere si avrebbe, per esempio, se «mi dice qualcosa», oppure «è una immagine», volessero dire: mostra una qualche combinazione id cubi e cilindri.

«Mi dice qualcosa» può voler dire: mi racconta qualcosa; è una storia.

Mi dice se stessa come mi dicono se stessi una proposizione, un racconto.

Allora il concetto dell’immagine che racconta non è simile al concetto del quadro di genere (o del quadro d’una battaglia)? E se volessi descrivere che cosa sia il quadro di una battaglia non avrei bisogno di riferirmi a una realtà fuori dell’immagine: ma mi basterebbe parlar di uomini dipinti, di cavalli dipinti, di cannoni dipinti, ecc.

«L’immagine mi dice qualcosa»: come se usasse parole; qui ci sono occhi, bocca, naso, mani, ecc., ecc. Paragono l’immagine a una combinazione id forme linguistiche.

Ma il sistema del linguaggio non appartiene alla medesima categoria cui apaprtiene un’esperienza mmediata.
L’esperienza tipica che si prova mentre si usa un sistema, non il sistema. (Confronta: significato della parola «o» e sentimento dell’o).

Ludwig Wittgenstein, Grammatica filosofica, §121 (trad. it. di M. Tinchero)

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