La Cina era lontana (l’orgoglio di fantastiche operaie che lavoravano la seta)

closeQuesto articolo è stato pubblicato 11 anni 2 mesi 14 giorni fa. Nel frattempo potrei avere cambiato idea. Anzi, quasi sicuramente è accaduto così: tienine conto se pensi di commentare quanto ho scritto.

Nel III secolo il matematico cinese Sun Tsu Suan-Ching, cercando di risolvere uno strano problema relativo a uova e a contadini che non sanno contare, scoprì e dimostrò quello che oggi viene chiamato teorema cinese del resto.
In pratica, grazie a questa scoperta è possibile “trattare” con relativa facilità numeri anche molto grandi conoscendo semplicemente alcuni resti delle divisioni di questi numeri. L’esempio più banale è quello del generale che desidera contare i propri soldati: è sufficiente disporli in fila per 2, 3, 5, 7, 11 e così via, contare in ciascun caso i soldati che formano una fila incompleta: applicando il teorema di Sun Tsu queste semplici informazioni sono sufficienti per sapere quanto numeroso è l’esercito.

La cosa sorprendente non è che questo teorema sia stato scoperto nel III secolo, ma che sia stato scoperto da un cinese. I lettori di Borges sanno bene che, secondo una certa enciclopedia cinese, “gli animali si dividono in: a) appartenenti all’Imperatore, b) imbalsamati, c) addomesticati, d) maialini da latte, e) sirene, f) favolosi” e così via.
Borges ama scherzare, è vero, ma i suoi scherzi sono serissimi, e vanno quindi presi terribilmente sul serio. La domanda da porsi è: come può la cultura che produce una tassonomia così impenetrabile ed onirica essere la stessa che scopre uno dei teoremi più interessanti dell’aritmetica modulare? Com’è possibile che, a separarci dai cinesi, sia allo stesso tempo così tanto e così poco?

Evidentemente la matematica è territorio privilegiato: nella sua logica è ovunque la stessa, o almeno perviene agli stessi risultati. Le enciclopedie, invece, non sono evidentemente ovunque uguali, e può capitare di trovare misteriosi testi che parlano di cose sconosciute e misteriose.
Sperare in una logica ferrea che vincoli gli uomini e le loro vite come i teoremi vincolano i numeri è semplice utopia. E a perseguirla c’è il rischio di comportarsi come il generale di prima che, invece di parlare con i propri soldati per conoscerli e scoprire cose nuove, preferisce contarli per stabilire se conviene attaccare il nemico frontalmente oppure aggirandolo.

Se non avete capito il titolo.

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